lunedì 16 ottobre 2017

Nidi in Emilia Romagna: quali novità? Parola a Raffaella Sensoli

 
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Parola a... Raffaella Sensoli è consigliere in Emilia Romagna per il M5S. Da tempo sta seguendo la delibera, che è stata votata il consiglio la scorsa settimana, e che riguarda i nidi e il loro funzionamento. I cambiamenti cambiano gli orari d'apertura, le modalità d'accreditamento e altro ancora. (Ne abbiamo dato notizia qualche giorno fa). L’approvazione in via definitiva avverrà con la votazione in giunta tra breve. La Sensoli ci restituisce una lettura del testo di legge trasversale e la commenta tenendo presente i lavoratori, i bambini e le famiglie. Seguiamo insieme il ragionamento.
Un commento generale alla direttissima. In linea generale possiamo dire che viene abrogata una legge, la legge regionale 1-2000, per riscriverne una nuova, che però sul piano formale presenta poche novità. Le nostre perplessità sono molte, il testo è di difficile lettura. 
Ad esempio quali perplessità? Direi che si è spianata la strada all'estenalizzazione dei servizi alle cooperative che lavorano nel settore e che potranno operare fornendo semplici autocertificazione. Si riduce poi la diffusione dei servizi. Il testo non fa riferimento ai micronidi o alle taggesmutter e peggio si riduce la qualità dei servizi. Diffusione e qualità sono due bisogni concreti della società a cui non si da risposta.
Come funzionerà l’autocertificazione? I servizi accreditati potranno presentare un autocertificazione per confermare gli standar qualitativi richiesti per lo stesso accreditamento. Autocertificare non è la stessa cosa che essere sottoposti a controlli da parte dall'Ente gestore.
Il rapporto numerico invece non cambia. Falso! Prima il rapporto numerico era definito chiaramente sul numero dei bambini iscritti. Ora il rapporto sarà definito sulla base all'età del bambino e a margini di flessibilità organizzativa che però non sono chiari e saranno definiti con la delibera di giunta.
Altre perplessità? Non viene fatta menzione di alcun contenimento dei costi delle rette. Le rette oggi sono alte e sono il primo fattore di rinuncia da parte delle famiglie. Chi maggiormente soffre di questa situazione, siamo noi donne, la fascia più debole dei lavoratori.
Insomma rette alte significa donne a casa del lavoro? Detta senza perbenismi, si, significa esattamente questo. Offrire più varietà di servizi, orari più elastici e rette calmierate, potevano essere modi concreti di aiutare le donne oltre che i bambini. Invece dal testo di legge spariscono anche gli albi di educatori.
Cosa sono gli albi? La regione formava albi di educatori qualificati e che metteva a disposizione della famiglie che scegliessero modalità di cura e conciliazione alternative al classico nido. Da una parte la normativa richiede il titolo di laurea per gli educatori, dall’altra cancella gli albi in cui erano inseriti i nominativi di personale formato. Una schizzofrenia inspiegabile.
L'apertura ad orari e calendario è positiva? Forse mi sbaglierò, ma scorrendo più volte il testo di legge, non ho individuato un esplicito cambiamento rispetto agli orari. Detto questo c'è da fare un ragionamento. 
Quale ragionamento? Se il servizio tiene aperto più ore durante il giorno e per più giorni, gli stessi servizi dovranno impiegare più personale. Con che soldi? Molti comuni infatti hanno già dichiarato che, nonostante la possibilità teorica, manterranno gli stessi orari. Per i privati il discorso è diverso.
Perché diverso? Se il privato affronterà più spese, significa anche che dovrà aumentare i guadagni. Come? Aumentando le rette? Oppure pagando meno i lavoratori che magari saranno costretti a lavorare di più? Con quali carichi di stress? 
Ci sono novità rispetto ai diritti dei lavoratori? Non direi. Nonostante le grandi differenze che esistono tra i contratti dei lavoratori pubblici e quelli del privato che gridano vendetta, la questione non si è nemmeno sollevata. Noi del M5S abbiamo più volte chiesto che nei bandi per l'accreditamento venisse inserita una clausola di parificazione dei diritti contrattuali, ma non c'è stato nulla da fare.
Nel testo di legge c’è un riferimento alla prevenzione dello stress del lavoratore? E’ certo positivo che ci sia un riferimento. Dovremmo capire come saranno definiti i parametri. 






      

    







    

venerdì 13 ottobre 2017

Educazione di genere? Partiamo dal nido


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Intervista a..Scosse è un'associazione giovane eppure conta già a suo credito tantissime iniziative condotte dentro e fuori le scuole. Tutte le attività mirano a contrastare le discriminazioni di genere. Per farvi un'idea più precisa potete scorrere il sito da qui. Molte iniziative si concentrano sull'educazione e sulla primissima infanzia. "E' fondamentale -ci spiega Sara Marini vicepresidente dell'associazione- partire dai bambini piccoli e fare formazione fin dal nido per proseguire alla scuola d'infanzia". Oggi abbiamo incontrato Sara Marini per parlare di genere e formazione, di educazione e pedagogia, di infanzia e genitorialità per poi approdare alla politica e all'economia. 

giovedì 12 ottobre 2017

Orari flessibili, aperture vacanziere e prevenzione degli abusi: novità in arrivo nei nidi dell'Emilia Romagna


Maggiore flessibilità e misure di prevenzione e contrasto dei maltrattamenti. Sono queste le due maggiori novità introdotte dalla Direttiva in materia di requisiti strutturali e organizzativi dei servizi educativi per la prima infanzia. Il testo, ottenuto oggi il parere favorevole della Commissione Assembleare, sarà approvato in giunta entro la fine di ottobre. Intanto laGgiunta ha dato il via libera all’assegnazione dei fondi per il 2017: oltre 7,3 milioni di euro che saranno distribuiti su tutto il territorio emiliano romagnolo.
Soddisfatta la vice-presidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini. “Garantire la continuità dei servizi per la prima infanzia è una priorità – ha sottolineato, spiegando che con le risorse trasferite ai comuni sarà assicurata l’organizzazione dei servizi.  - La nuova direttiva sull'organizzazione e il funzionamento- ha spiegato la vicepresidente-  conferma l'interesse della Regione Emilia-Romagna per asili nido di qualità, dove ai bambini sia garantito il benessere e la possibilità di sviluppare al meglio le proprie capacità e potenzialità.
 Flessibilità organizzativa- La direttiva apre ampi spazi di flessibilità. Le diverse strutture avranno, infatti, la possibilità di stare aperte dalle 7 alle 19,30 e di prevedere l’apertura anche il sabato e durante le vacanze natalizie e pasquali. Una novità questa destinata – come già avvenuto in altri contesti – ad aprire un vivace dibattito.
Prevenzione dei maltrattamenti . La novità forse più significativa riguarda la prevenzione di maltrattamenti e abusi dovuti a condizioni di stress o inadeguatezza al proprio lavoro da parte del personale che lavora a stretto contatto con i bambini. La direttiva stabilisce che i gestori, pubblici o privati, delle strutture educative definiscano un Piano specifico finalizzato alla prevenzione, valutazione e gestione del rischio stress da lavoro, nel quale devono essere indicate esplicitamente le misure e gli strumenti messi in campo per garantire ai bambini e alle loro famiglie la massima tutela. Tra questi, rientrano la formazione, il lavoro di gruppo, il raccordo costante con il Coordinamento pedagogico territoriale e, laddove emergano segnali di disagio psicologico, un supporto specialistico al personale da concordare con le Aziende sanitarie.
Cucine interne per i più piccoli - Un’altra novità e novità riguarda l’obbligo della preparazione interna alla struttura, in cucine attrezzate, dei pasti per i bambini dai tre ai nove mesi di età.
Confermati i rapporti numerici personale-bambini - La direttiva conferma il rapporto numerico tra personale e bambini  che, lo ricordiamo, è di 1 a 5 per la fascia 3-12 mesi, non più di 1 a 7 tra i 12 e i 36 mesi nel tempo pieno e massimo 1 a 8 nel tempo parziale.
Sezioni eterogenee - La nuova direttiva prevede la possibilità di organizzare, oltre alle classiche sezioni omogenee per età,  sezioni miste per favorire la relazione tra bambini di età diverse.
Piccoli gruppi educativi e spazi per bambini – La direttiva conferma le disposizioni relative a servizi domiciliari e servizi integrativi. I “piccoli gruppi educativi” - integrati nel sistema regionale tramite l'autorizzazione al funzionamento e la messa in rete con i coordinatori pedagogici -continueranno a poter essere avviati in famiglia, in casa dell'educatore, nei luoghi di lavoro e potranno accogliere fino a un massimo di 7 bambini, oppure 8, nel caso in cui non vi sia la presenza di bambini di età inferiore a 1 anno. Per gli spazi per bambini, servizi integrativi che possono essere frequentati anche con la presenza dei famigliari, il rapporto tra educatori e bambini continuerà ad essere di 1 a 8 nella fascia 12-36 mesi, 1 a 9 tra 18 e 36 mesi, 1 a 12 tra 24 e 36.
Educatrici laureate - . La normativa conferma il requisito della laurea come titolo di studio per le educatrici.
Le risorse  In attesa che il testo del provvedimento  venga approvato, la Giunta regionale ha licenziato la proposta di riparto dei fondi per il 2017 destinati al sistema educativo emiliano-romagnolo per la fascia di età 0-3 anni. Lo stanziamento complessivo supera i 7 milioni e 300mila euro, in larga parte finalizzati alla gestione dei servizi per la prima infanzia (6.394.564 euro); le rimanenti risorse - 909.720 euro -  sono invece destinate a sostenere la qualificazione del sistema dei servizi, attraverso la funzione del coordinamento pedagogico (550.000 euro) e la promozione di iniziative di formazione del personale (359.720euro). I contributi saranno assegnati dalla Regione direttamente ai Comuni e alle associazioni tra gli stessi  e ripartiti in base al numero dei bambini iscritti ai servizi educativi. Bologna  riceverà 2 milioni 72 mila euro; Modena 1 milione 131 mila; Reggio Emilia 1 milione; Parma 768 mila; Piacenza 304 mila; Ferrara 479 mila; Ravenna 648 mila; Forlì-Cesena 529 mila; Rimini 369 mila.

I laureati in Scienze della formazione primaria e la "vocazione tardiva" di alcuni diplomati magistrali


“Rischiamo di essere discriminati”. Questa la paura che ha portato laureati e laureandi in Scienze della Formazione Primaria a scrivere un’accorata lettera appello che in questi giorni sta facendo il giro delle redazioni. A preoccupare studenti e insegnanti è soprattutto la possibilità di venire scavalcati in  gae da diplomati magistrali che finora non hanno mai insegnato.
Al centro della diatriba che dura ormai da diverso tempo c’è l’inserimento in Gae , seppur con riserva – precisano i componenti del Coordinamento Nazionale di Scienze della Formazione Primaria Nuovo Ordinamento- dei diplomati magistrali. Le Gae, graduatorie ad esaurimento, permettono a chi vi è inserito di accedere all'insegnamento senza sottoporsi a selezione. Tale inserimento – su cui il prossimo 15 novembre si pronuncerà il Consiglio di stato – viene considerato dagli estensori della lettera-appello una beffa nei confronti non solo dei laureati in Scienze della Formazione Primaria ma anche verso quei diplomati che negli anni passati si sono sottoposti a concorso pubblico.
A mettere in allarme i laureati e i laureandi è soprattutto il fatto che l’ingresso in graduatoria stia riguardando “una miriade di persone che si sono abilitate col diploma anche venti o trenta anni fa e che hanno svolto lavori in ambiti completamenti differenti”e non solo coloro che già hanno lavorato nella scuola. Quella del coordinamento dunque non è una battaglia contro tutti i diplomati magistrali, moltissimi dei quali “in questi anni, hanno accettato supplenze in tutta Italia, portando così avanti il sistema scolastico nazionale. I laureati riconoscono a questi colleghi le competenze necessarie ad affrontare l’insegnamento,ma nutrono molti dubbi nei confronti di “chi, fino a ieri, faceva tutt’altro ed ha riscoperto, solo quando l’abilitazione gli è stata letteralmente servita su un piatto d’argento, l’antica vocazione per l’insegnamento”.
La questione dell’accesso alla professione ha una storia lunga che qui possiamo far risalire al 2002. In quell’anno, infatti, fu deciso che per insegnare nella Scuola dell’Infanzia e nella Primaria fosse necessaria la laurea e fu istituito il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria. Oltre dieci anni più tardi, i diplomati magistrali che hanno concluso il loro percorso di studio entro il 2002 hanno ottenuto il riconoscimento del loro titolo come abilitante. Riconoscimento a cui sono seguite le battaglie legali per l’inserimento in Gae.
Laureati e laureandi, rivendicando la completezza e la qualità della loro formazione, bollano la vicenda che li vede protagonisti come esempio di una mala gestione politica del precariato che rischia di compromettere il loro futuro non solo professionale.

IL TESTO COMPLETO DELLA LETTERA
Gentile redazione,
con la presente lettera i docenti laureati e laureandi in Scienze della Formazione Primaria (Nuovo Ordinamento), vogliono offrire uno spaccato sulle attuali modalità di formazione dei docenti di scuola primaria e dell’infanzia, e di come il loro futuro stia per essere compromesso da una situazione di mala gestione politica in ambito di gestione del precariato.
Nel 2002, dopo anni di dibattiti, i nostri politici decisero che, per insegnare nella Scuola dell’Infanzia e nella Scuola Primaria (la vecchia scuola materna e la scuola elementare), non fosse più sufficiente il diploma magistrale e fu, dunque, istituito un corso di laurea preposto esclusivamente alla formazione dei nuovi insegnanti, che coniugasse l’attività pratica alle ultime conoscenze teoriche in ambito didattico e pedagogico.
Dopo più di dieci anni e migliaia di ricorsi giudiziari i diplomati magistrali entro l’anno 2001/2002 hanno ottenuto il riconoscimento del proprio diploma magistrale come titolo abilitante all’insegnamento, portando, di fatto, ad una totale equiparazione tra laurea e diploma.
Ma le richieste dei diplomati magistrali non si sono fermate qui e, sempre tramite battaglie legali, stanno ottenendo l’inserimento (seppure ancora con riserva) nelle GAE, graduatorie che concedono il ruolo immediato, senza sottoporsi a selezione alcuna, beffando sia chi ha conseguito la laurea in Scienze della Formazione Primaria, sia chi, con il diploma magistrale si era sottoposto negli anni passati a concorso pubblico per ottenere il ruolo.
Noi laureati in SFP siamo docenti formati e selezionati da un percorso serio arricchito da esami inerenti la didattica speciale, le T.I.C., e abilitazione all’insegnamento della lingua inglese (LIVELLO B2). Insieme allo studio abbiamo svolto 4 anni di tirocinio presso scuole accreditate, riuscendo a metterci alla prova sul campo.
LA LEGGE DEVE ESSERE UGUALE PER TUTTI!
L’ingresso nelle GAE dei diplomati magistrali non si è fermato ai soli docenti che avevano (all’atto del ricorso) già prestato servizio nella scuola, ma sta riguardando una miriade di persone che si sono abilitate col diploma anche venti o trenta anni fa (basta osservare le date di nascita nelle GAE) e che hanno svolto lavori in ambiti completamenti differenti.
Certo, ci sono casi e casi: moltissimi diplomati magistrali, in questi anni, hanno accettato supplenze in tutta Italia, portando così avanti il sistema scolastico nazionale. Loro hanno sicuramente acquisito negli anni quelle competenze necessarie per affrontare il mestiere dell’insegnante e vanno dunque distinti da chi, fino a ieri, faceva tutt’altro ed ha riscoperto, solo quando l’abilitazione gli è stata letteralmente servita su un piatto d’argento, l’antica vocazione per l’insegnamento!

Se la plenaria del 15 Novembre avrà esito positivo per tutti i diplomati magistrali ante 2001/2002 si creerà un precedente mai visto: “Per la prima volta una laurea avrà meno valore di un diploma”.
Accadrà così che i laureati in Scienze della Formazione Primaria rimarranno relegati nella seconda fascia delle Graduatorie d’Istituto, in attesa di nuovi concorsi.
Inoltre per quanto concerne le supplenze i diplomati magistrali inseriti con ricorso in prima fascia (GAE) verranno convocati con precedenza rispetto ai laureati, a cui attualmente è precluso l’accesso nelle graduatorie ad esaurimento, rimanendo così questi ultimi in totale subordine rispetto ad un diplomato.
Più formazione e selezione solamente in Italia significano minori opportunità lavorative!
Infine precisiamo che noi laureati in SFP non chiediamo agevolazioni, il nostro auspicio è solo quello di poter combattere ad armi pari attraverso un concorso pubblico o un qualsiasi altro canale di reclutamento che valuti il merito.
Confidiamo ora nel Consiglio di Stato, in Adunanza Plenaria, sperando che il prossimo 15 novembre venga fatta giustizia per tutti, principalmente per la SCUOLA.
Il Coordinamento Nazionale di Scienze della Formazione Primaria Nuovo Ordinamento.
coordinamento.sfp@gmail.com


martedì 10 ottobre 2017

Torino esternalizza nidi e scuole?

 
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Cronaca bambina. A Torino sono 130 le educatrici e maestre di scuola d'infanzia che il  prossimo settembre andranno in pensione. Per tamponare un bilancio non

lunedì 9 ottobre 2017

Globalismo affettivo: il metodo didattico plurisensoriale


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Intervista a...Vito De Lillo è il maestro che ha elaborato il globalismo affettivo. Un sistema didattico che ha lo scopo di insegnare ai bambini a leggere e scrivere. Per farlo si avvale di due ingredienti fondamentali: la fantasia e la tecnologia. Il metodo è ludico, rispetta i tempi d'apprendimento dei singoli, non impone nulla ne' ai bambini, ne' agli insegnanti e si basa sull'ascolto reciproco. Il globalismo affettivo, mi assicura il maestro De Lillo "Porta avanti tutti i bambini senza lasciare indietro nessuno". Il metodo è sperimentato in molte scuole della Puglia e poi ha girato per tutta Italia. Ha avuto riconoscimenti sia dall'Università di Bari che dal Miur. Oggi incontriamo De Lillo per fari spiegare il metodo e i risultati ottenuti anche alla scuola d'infanzia. 

sabato 7 ottobre 2017

Ius soli e i diritti dei bambini

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In Italia oggi è cittadino italiano chi nasce da un genitore italiano, chi viene adottato o riconosciuto da un genitore italiano, chi viene al mondo su territorio italiano senza essere riconosciuto. Questo vale per i bambini, i minorenni. Questo è ciò che lo Stato Italiano sancisce. 
Se il testo di legge, impropriamente chiamato "Ius Soli", venisse approvato sarebbero cittadini italiani i bambini figli di genitori stranieri che abbiano un permesso di soggiorno di lungo periodo e che lavorano e vivono da almeno 5