sabato 28 dicembre 2013

Una riflessione senza risposte





Per qualche giorno BolognaNidi chiude i battenti per le feste, ci troveremo con l'anno nuovo, prima di congedarmi però, vorrei aprire una riflessione che spero  possa contagiare anche i lettori. Personalmente ho molte domande e

sabato 21 dicembre 2013

La protesta dei passeggini a Catania











Catania è in rivolta non con i forconi ma con i passeggini. Si è avviata una protesta politica e sociale contro degli aumenti davvero ingenti e per di più in corso d'anno, sui nidi. Si passa dall'avere 60 fasce isee a due con aumenti anche dell'ottocento per cento. A veicolare la protesta tra cittadini e lavoratori c'è anche CataniaBenePubblico. Matteo Iannitti di CataniaBeneComune ci racconta.

mercoledì 18 dicembre 2013

Annamaria Palmieri ci racconta la Napoli dello 0-6

Annamaria Palmieri












Che cosa caratterizza l'infanzia a Napoli? Quali sono le differenze con le altre città rispetto ai servizi educativi? Potremmo citare moltissime differenze e particolarità ma forse l'affermazione dell'assessore Annamaria Palmieri coglie

lunedì 16 dicembre 2013

Nidi e scuole: sette città si confrontano

bhjoco












Un incontro lungo e articolato. Al centro un tema: i sistemi gestionali di nidi e scuole d'infanzia. A relazionare diverse città: Modena, Torino, Milano, Reggio Emilia, Firenze e Napoli e poi comitati, cittadini, associazioni e l'intervento della senatrice Puglisi. Una maratona di numeri, percentuali per un

mercoledì 11 dicembre 2013

Venerdì 13 tutti al Guasto: il giardino dell'educazione











Dopo un breve vialetto in salita contornato da piante fitte e verdissime, si apre uno spiazzo aperto e un po' sollevato rispetto alla strada. Non sembra un parco e nemmeno un giardino ed è tutto molto strano...il pavimento è in cemento e ci

martedì 10 dicembre 2013

Che cos'è un'istituzione?



kakisky











Da Bologna parte un annuncio che ha un po' meravigliato tutti. Dopo circa un anno in cui si varava l'ipotesi di far gestire il comparto infanzia 0-6 ad Asp (azienda servizi alla persona) venerdì scorso il sindaco annuncia un'alternativa: gestire tramite Istituzione. Come mai questo cambiamento di rotta? Il sindaco spiega come da Roma si sta ipotizzando di traghettare le Istituzioni fuori dai vincoli  d'assunzione, in cui invece sono finite le ASP e dove la gestione diretta continua misteriosamente a giacere. Ma cos'è un'istituzione? In Italia ce ne sono diverse operative e in diversi campi. Ferrara l'ha adottata per il comparto infanzia nella sua totalità. Abbiamo incontrato il già Direttore dei servizi ferraresi Loredana Bondi che ha costruito l'Istituzione nel 2007.  

lunedì 9 dicembre 2013

giovedì 5 dicembre 2013

Lotta all'evasione con il nuovo isee

Dopo due anni di cantiere siamo oggi di fronte al nuovo Isee. L'isee e tutti i genitori lo sanno molto bene, è un indicatore che dovrebbe fotografare le condizioni economiche delle famiglie e calcolare così gli importi

martedì 3 dicembre 2013

Pisa calano qualità e offerta

mconnors












Pisa ha una storia complessa da raccontare, una storia che facciamo iniziare da questo post e che tracceremo a più riprese. Nidi e scuole dell'infanzia in città, sembra quasi incredibile, coprono la domanda e le liste d'attesa. Le notizie

venerdì 29 novembre 2013

Tutti in piazza per le infanzie 0-6: Lorenzo Campioni racconta















Si tratta di un evento che si sparpaglia in tante piazze italiane. Domenica primo dicembre i cittadini si incontreranno per celebrare ma anche per difendere i servizi educativi. A Raccontarci i motivi e le modalità dell'evento abbiamo incontrato Lorenzo Campioni presidente del Gruppo nazionale nidi e infanzia, l'associazione che ha lanciato l'iniziativa.

venerdì 22 novembre 2013

Outdoor education: l'importanza della libertà


phaewilk













A volte passeggiando per le nostre città viene spontaneo chiedersi: dove sono i bambini? All'aria aperta ne vediamo sempre meno. Eppure stare fuori significa tante cose: correre, saltare, arrampicarsi, sporcarsi, sbucciarsi le ginocchia, imparare a litigare, contrattare i risultati della partita, confrontarsi....insomma in una parola significa: crescere. A parlarne abbiamo incontrato il professor Roberto Farnè docente al dipartimento di Rimini oltre che direttore della  rivista Infanzia.

giovedì 21 novembre 2013

Novara e la città per i bambini

nik











A Novara sta accadendo qualcosa. In poco tempo si è formato un comitato genitori che ha per nome: la città per i bambini. Il gruppo si è costituito

lunedì 18 novembre 2013

Servizi educativi: una battuta d'arresta

maggiekuo










In Italia ci sono pochi nidi e diminuiscono gli iscritti. I dati arrivano dal nuovo rapporto sul monitoraggio dei servizi educativi che è stato presentato pochi giorni fa a Roma, presso la presidenza del consiglio dei ministri. Se l'interesse al tema si dovesse giudicare dalle presenze, allora il voto sarebbe scarso meno. In un aula praticamente vuota i dati esposti hanno confermato il recente documento Istat. Il futuro si presenta difficile e fragile.

lunedì 11 novembre 2013

Nidi e scuole d'infanzia tra crisi e novità




Molti dubbi gravano attorno al futuro dei nidi e delle scuole d'infanzia. Una normativa tortuosa e contraddittoria è in cerca possibili soluzioni gestionali che pare non individuare mai. Nel mentre i nidi chiudono i battenti. Per fare un po' di chiarezza e capire come i problemi sono affrontati a Roma, abbiamo incontrato la senatrice Francesca Puglisi responsabile della scuola del Pd. Tra preoccupazioni e incertezze spunta qualche novità.

mercoledì 6 novembre 2013

E per merenda? un biscotto, forse...

maxstraeten












Un biscotto e un po' di the: questa la merenda servita ieri alla scuola d'infanzia Presi. Il biscotto poi non era nemmeno per tutti e i piccoli scolari hanno

mercoledì 23 ottobre 2013

Parma: parola al comitato famiglia


sideshowmom













I nidi e le scuole dell'infanzia a Parma sono un vero banco di prova per politici e amministratori. I problemi che la città sta affrontando sono quelli comuni a molti altri comuni tra aumenti delle tariffe e lunghe liste d'attesa. In opposizione si è costituito un comitato famiglia e dopo l'intervista con l'assessore Paci li abbiamo incontrati per farci raccontare il loro punto di vista.

giovedì 17 ottobre 2013

Parma è in cattive acque? risponde l'assessore Paci

Nicoletta Paci











I servizi educativi 0-6 a Parma navigano in cattive acque. Una situazione complessa che ben rappresenta lo scenario Nazionale. Molti bambini in lista

martedì 15 ottobre 2013

lunedì 14 ottobre 2013

Asilo e fatture gonfiate


alvimannalia













In questi giorni Bologna fa parlare di sé con notizie che riguardano corruzione e gare d'appalto truccate. Il processo o meglio i processi, che riguardano Gianluca Muratori, ex-presidente di Cipea (consorzio di cooperative) ne sono un buon esempio. Le indagini sono quattro e coinvolgono politici, enti

lunedì 7 ottobre 2013

Se ti stringi ci sto anch'io...


tcatcarson













La regione Toscana ha di recente messo mano al regolamento sui servizi d'infanzia. Una modifica valuta e discussa per due anni che è giunta a maturazione, come spesso accade, durante l'estate e più precisamente a fine luglio. Il regolamento introduce alcune interessanti novità e nel complesso punta ad offrire più posti per tutti. Partiamo da qui. Offrire più posti ha significato una contrazione degli spazi (circa un metro in meno per bambino) e un aumento del rapporto numerico che da 1 educatore ogni 5 lattanti (i bimbi al di sotto dei 12 mesi) è arrivato a 1 ogni 6 e cresce con 1/10 per i bambini più grandi (dai 24 ai 36 mesi). Si è anche aggiunta la possibilità di accogliere fino al 20% di utenti in più, rispetto alla capienza massima degli spazi. Questo 20% lo si ricava dalle forti assenze registrate durante l'anno. E così viene spontaneo domandarsi se: maggiore offerta significa minore qualità? Stella Targetti, assessore  regionale all'istruzione non ha dubbi, così viene garantita un'assoluta qualità, una maggiore flessibilità anche grazie ad un innalzamento dei titoli di studio richiesti al personale. (All'educatore è richiesta una laurea specifica). Torniamo ora alle modifiche. Si introduce un coordinamento comunale o di zona, per meglio armonizzare i servizi in qualità e offerta, per i servizi a gestione diretta e indiretta. Ogni servizio dovrà poi dotarsi di una carta dei servizi (dove viene scritta l'identità educativa, gestionale, di frequentazione del servizio) per dare maggiore informazione rispetto all'offerta ai genitori. Maggiore impulso ai nidi domiciliari, di costi certamente inferiori, ad ispirazione tagesmutter e infine si renderà disponibile un elenco di educatrici qualificate per consentire prestazione di servizi privati. Nel complesso la modifica sembra in linea con i contenimento dei costi, che sappiamo essere una grande necessità, ma in questo modo i conti si fanno ancora una volta, sui bambini e i lavoratori.                

giovedì 19 settembre 2013

A Portofino chiude il nido

Alvimann












A volte per avere attenzione ci vogliono nomi di spicco. E forse con il fatto che il nido in chiusura questa volta è quello che frequenta il nipote di Berlusconi, sarà un modo per dare attenzione al settore. Il nido in questione è del comune di Portofino che chiude "perché costa troppo e perché ha pochi iscritti". Così commenta il sindaco. La notizia è un emblema di quello che sta succedendo. La mancanza di politiche l'assenza d'investimenti, la crisi del lavoro portano questa direzione. I nidi sono visti come un costo e chiudono, le mamme rimangono a casa, i bambini anche, e così ci si toglie un pensiero una spesa in meno. E allora le spese prima sostenute per aprire strutture, il tasso di disoccupazione femminile in aumento, percentuale già stratosferica in Italia, tutto questo che sta creando più danni all'economia, se la vogliamo vedere, che risparmi effettivi, non interessa è troppo lontano nel tempo l'effetto. Portofino darà, almeno speriamo, l'allarme a qualcosa che è già in atto e che le fonti ufficiali (istat o altre) non possono ritrarre, dovendo avvalersi dei numeri dell'anno trascorso. E la domanda più inquietante è e rimane: se Portofino lamenta la crisi dei costi, gli altri comuni, diciamo più proletari, cosa faranno?     

venerdì 2 agosto 2013

I servizi a Trieste: una grande offerta

Antonella Grim















Trieste ha una lunga tradizione rispetto alle scuola d'infanzia, alcune risalgono alla seconda metà dell'ottocento e sono di origine asburgica. Per i nidi la storia è diversa, rimasti lungamente ancorati alla tradizione dell'Omni, si sono fortemente evoluti in qualità e quantità dagli anni ottanta. 

martedì 30 luglio 2013

lunedì 22 luglio 2013

Referendum si esprime il consiglio...

hotblack











La prima seduta al consiglio comunale rispetto all'esito del referendum ha portato a nulla di fatto. Occorre aprire bene gli occhi e le orecchie per capire un concetto: se aspettiamo che i cambiamenti arrivino dalla politica o la

martedì 9 luglio 2013

Roberto Farnè: a proposito di scuola paritaria, dopo il referendum…

lisasolonynko











A distanza un mese e mezzo dal referendum consultivo che si è tenuto a Bologna domenica 26 maggio, dove i cittadini sono stati chiamati ad esprimersi sull’abolizione del finanziamento erogato dal Comune alle scuole

sabato 6 luglio 2013

Istruttoria infanzia: parola al presidente Lembi

pannan














Simona Lembi è presidente del consiglio comunale di Bologna. A lei il compito istituzionale di indire l'istruttoria sull'infanzia, un tema che le sta particolarmente a cuore. L'abbiamo incontrata  per farci raccontare la sua esperienza e il suo punto di vista.


Istruttoria pubblica: da quanto mancava a Bologna?
L'ultima l'abbiamo avuta durante il commissariamento nel 2010, indirettamente ha riguardato anche l'infanzia essendo concentrata sul welfare. Ne abbiamo avuta una ancor prima nel '97 con tema specifica sull'infanzia con l'allora presidente Flamigni e il sindaco Vitali. L'istruttoria credo sia uno strumento molto prezioso per la vita sociale della città. In un momento di grandissima disaffezione alla politica, in consiglio si sono succedute le voci di oltre 100 soggetti di questi 100, 70 erano esponenti in rappresentanza di comitati, associazioni, gruppi che in città si occupano di bambini e bambine, tutti i giorni con diverse competenze e tanta passione. Questo è un risultato davvero notevole e restituisce il ritratto di una città viva.
Trova consono che in un momento tanto delicato per servizi e scuole,  il punto di partenza dell'istruttoria sia un documento debole e generico da un punto di vista politico? E ancora trova corretto che l'istruttoria e il percorso partecipato abbiano per fine la riscrittura della carta dei servizi?
Intanto ci tengo a sottolineare che l'istruttoria è stata votata all'unanimità dal consiglio, quindi tutti i gruppi dei partiti presenti, si sono espressi in senso favorevole. Non è scontato. In secondo luogo non credo affatto che la carta dei servizi sia un documento qualunque. E' un patto tra genitori, cittadini amministratori e lavoratori rispetto al funzionamento, alle pratiche e ai valori che si esprimono nei servizi. Ad oggi esiste solo la carta che regola i nidi e quindi trovo molto corretto scriverne una anche sulle scuole dell'infanzia. Credo anche che un argomento circoscritto sia doveroso per finalizzare dei risultati.
Il documento di partenza è stato definito con coraggio dal Professor Farné buonista ...
Intanto vorrei rimanere nell'ambito che mi compete, quello di presidente. Il mio compito è stato indire l'istruttoria e seguirla. Detto questo il documento è generico e migliorabile, tutto si può criticare e tutto è perfettibile. Ne capisco i limiti, ma non sarei così nagativa. Ciò detto vorrei anche aggiungere che trovo svilente e davvero insufficiente che in città si parli solo di contratti, che sono una parte importantissima del problema, nessuno lo nega, ma non è che una parte del tutto.     
Quali gli altri problemi urgenti?
Certo la stabilizzazione del personale e non solo per i lavoratori che molto giustamente pretendono di avere certezze, dopo anni di precariato, ma sono importanti anche per la continuità educativa. Si dovrebbe ripensare con forza alla qualità, una qualità che comprenda lo 0-6. Si dovrebbe ripensare ad un'alleanza strategica per un dibattito serio e lungo che non si può risolversi in poche settimane. L'istruttoria è un punto. Così sottolineiamo ancora una volta che Bologna ha una storia lunga 40 anni di eccellenza. Qui sono nati i nidi, qui abbiamo un importante fiera dell'illustrazione del libro per bambini e a mio sapere Bologna è l'unica città in cui c'è una cattedra dedita alla letteratura d'infanzia...
Ciò nonostante ci sono profondi conflitti non riconosciuti o senza controllo. Una città dove si celebrava il febbraio pedagogico...           
Il conflitto è alto, su questo non c'è molto da dire. Mi pare però che si sottolinei sempre e solo questo, mentre c'è molto altro, ci sono progetti bellissimi, di vera qualità, progetti piccoli ma importanti per i bambini e per la qualità educativa che non vengono mai davvero valorizzati. Bologna ha ancora molto da dire. Si sta trovando in un momento difficile ma voglio guardare al futuro con fiducia e la massiccia partecipazione all'istruttoria sono un dato significativo.   

giovedì 4 luglio 2013

La competizione fa bene

authormichellehughes














"Quando due bambini si incontrano uno chiede all'altro: vieni a giocare con me? Così inizia il gioco. In genere il bambino che perde chiede la rivincita e il gioco continua. ciò che si innesca è la competizione, una sana competizione che sta alla base della crescita e dell'individuo."

lunedì 1 luglio 2013

Post referendum: un commento da Giorgio Tassinari


E' passato poco più di un mese dal referendum sulla scuola pubblica che si è consumato a Bologna. Nonostante molta divulgazione e ampio spazio da parte dei media, ancora oggi sono molte la questioni, che la discussione ha avviata, ad essere aperte a volte sfocate. A votazione effettuata e con vittoria della soluzione A, quindi per la scuola pubblica, rimane un risultato da accogliere e capire nella sua complessità. Giorgio Tassinari uno dei componenti del nuovo Art 33 ha spiegato la sua visione dei fatti. 
Sgombriamo il campo da fraintendimenti di varia natura. Ci spiega i perché del referendum in pochi punti.
Sarò schematico. Il sistema delle convenzioni iniziato a Bologna da Walter Vitali è fallito. Le liste d'attesa si succedono tutto gli anni. In questo contesto sottrarre risorse alla scuola di  tutti per destinarli alla scuola di pochi è un errore grave, molto grave. Il referendum ha l'obiettivo di restaurare il primato della scuola pubblica. Il voto dei cittadini ci ha dato ragione.
Come mai un tema così specifico sulla città di Bologna ha avuto tale risonanza a livello nazionale?  
Perché il tema della scuola è un grande tema della democrazia contemporanea, che mobilita le coscienze. Perché la reazione del PD e della Giunta è stata così fuori misura da calamitare sul Comitato Art33 la simpatia generica della cittadinanza. Perché i cittadini, non solo a Bologna, hanno colto l'importanza della difesa della Costituzione . La lotta per la scuola é stata anche una lotta per la Costituzione e la Repubblica. Non a caso i partiti avversi al referendum sono tutti a favore della revisione costituzionale.
Un commento sui risultati in fatto di numeri. E' un risultato che rappresa la città nonostante la bassa l'affluenza alle urne?
 3. Il risultato è rappresentativo se contestualizzato. 86.000 cittadini sono una marea, tenuto conto che si votava in un solo giorno, e che con la numerosità e dislocazione dei seggi il Sindaco ha di fatto boicottato la partecipazione al voto. Va messa in conto la generale disaffezione alla politica (il Sindaco di Messina, al secondo turno, eletto dal 30% degli elettori).  
Il sindaco commentando in consiglio il referendum ha dichiarato che per accogliere il voler dei cittadini vuole rimettere mano ai finanziamenti alla privata paritaria. Ci sono margini di trattativa e accordi con il nuovo ART 33? Se si come?   
Il termine trattativa è improprio, a mio giudizio, perchè un comitato referendario non è abilitato a "trattare". Ci aspettiamo che il Consiglio Comunale, come suggerito dal presidente Prodi, accolga il risultato e accetti che l'ipotesi di lasciare tutto invariato non è praticabile. Noi vogliamo che sia rispettata la volontà dei cittadini, espressa in forme istituzionalmente regolamentate, ovvero che tutti i fondi comunali vadano alle scuole pubbliche. Farlo è responsabilità dei consiglieri comunali, che ne risponderanno davanti all'opinione pubblica e ai loro elettori (assai contendibili, in verità).
Nel nostro blog molti comitati di altre città hanno accolto il referendum con favore. Come suggerite loro di agire per proporlo in altri contesti?
Auspichiamo che l'esperienza di Bologna si ripeta in altre città. Tuttavia,other rooms , other voices, come scriveva Truman Capote. La vicenda di Bologna ha le sue peculiarità che non possono essere trascurate. Per farla breve, il bravo giardiniera annaffia le piantine per farle crescere. Se le tira, si spezzano.

martedì 25 giugno 2013

Un comitato e mille firme

 
hamstersphere












A Bologna le notizie sulle scuole dell'infanzia continuano a succedersi. Le ultime raccontano come il passaggio ad ASP sia slittato e come il sindaco

lunedì 17 giugno 2013

Se ci contassimo...

taliesin










Ci sono vari modi per nascondere le verità. Ci sono vari modi per camuffare i poteri e gli interessi. A volte capita che il potere mostri i muscoli in modo

mercoledì 5 giugno 2013

Prima le donne e i bambini

hotblack













Cosa succede quando un insegnate va in ferie? Un caos. Tra le ultime norme a proposito di contenimento di spesa, c'è quella di mandare in ferie le insegnanti

lunedì 27 maggio 2013

Vince la A

Ha vinto l'opzione A, ha vinto la scuola pubblica e nonostante questo il Pd continua a ripetere che i cittadini non hanno capito, che non immaginano che valore e potenzialità abbia la sussidiarietà per tutti noi  o ancora che c'è stata bassa affluenza ai seggi. La cosa strana è che forse ci credono.
Sussidiarietà significa sostenere, questo è quello che leggiamo sul dizionario. Sussidiarietà per molti economisti, tra i quali in nostro bolognese Stefano Zamagni, significa mantenere un bene comune con l'aiuto e il lavoro di tutta la comunità: privata, pubblica, volontaristica. Una teoria affascinante e molto condivisibile, tante forze a sostengo della società. Peccato che nei fatti non vada esattamente così. Il termine sussidiarietà oggi, e sempre più, sarà accostato ad un'altra parola: welfare. Il Welfare offre servizi nei momenti più delicati della nostra vita e sostengono i più deboli: poveri, handicap, fragilità sociali, malati di mente....
Questi servizi pubblici praticamente non esistono più o esistono. Al loro posto si sono creati servizi a gestione privata ma ad offerta pubblica. I perchè sono molti e tutti o quasi di origine economica. Peccato che molto spesso questi servizi siano privati nella gestione e nel comportamento. Offrono servizi dietro compenso e devono necessariamente guadagnare. Così troviamo asili nido che chiudono perché non ci sono abbastanza iscritti, case di correzione che trattengono le persone per lucrare sulla loro permanenza ecc ecc
E se c'è qualcuno che ancora difende la scuola, nulla o poco si fa per le fasce dei più deboli. Invito tutti ad osservare in un qualunque giorno, in una qualunque città, un cassonetto della spazzatura nell'arco di una giornata. Mettetevi lì davanti e prendere nota di chi ci si avvicina e quali abitudini abbia maturato le tante per non dire tantissime persone che vi si accostano, nel prelevare o meglio estrarre i cibi. Il welfare sta affondando, i poveri aumentano, il mal contento anche. E la politica? la politica non capisce e si consuma in domande e spiegazioni che non aderiscono in nessun modo alla realtà. Se ha vinto la A perché va ascoltata la posizione A. La cittadinanza si è espressa in modo chiaro. Tutte altre spiegazioni sono da tralasciare anche perché il Pd sta di fronte ad una scelta. Da qua è obbligata a maturare un profondo ripensamento o è destinata a morire. Ma la domanda è: è possibile che un partito ormai trasformato in tutti i modi, con labili confini tra i "generosi" privati che offrono sostegno al welfare e il welfare stesso, abbia la forza di cambiare?

giovedì 23 maggio 2013

mercoledì 22 maggio 2013

Marco Revelli racconta: povertà e welfare

Marco Revelli











Il welfare è in crisi. Un welfare in crisi pone serie difficoltà a tutti ma sopratutto ai più bisognosi, quelli che chiamiamo con un po' di difficoltà i poveri.

lunedì 20 maggio 2013

ASP o non ASP?

Premessa 1: in questo post ci sono posizionie e riflessioni personali in quanto non ho avuto modo di condividerle con il comitato zero-sei infanzia bene comune
Premessa 2: sono un genitore di 2 bimbi che frequentano asilo e scuola materna del comune di Torino, comune che l'anno scorso ha esternalizzato 9 asili nido comunali.

Per non rendere la lettura troppo pesante provero' a condividere con voi sotto forma di punti, alcune riflessioni e pensieri che mi sono fatto dopo che ho seguito la vicenda di Torino l'anno scorso e dopo che da lontano sto cercando di seguire la vostra. I punti vogliono essere spunti di riflessioni, magari di discussione, basi di partenza per provare a fare una discussione sul problema a 360 gradi. Lungi da me dare giudizi, sopratutto su una situazione che come detto non conosco cosi' bene.

1) Esiste il problema del patto di stabilita'. Se si vuole risolvere il problema dello smantellamento dei servizi comunali dell'infanzia a livello nazionale e quindi anche a livello locale, bisogna provare a portare l'attenzione a Roma, sia per quanto riguarda il problema puramente economico di soldi investiti nell'assessorato di competenza, sia per quanto riguarda il problema del personale che lavora in questo settore (non entro nello specifico perche' sarebbe troppo lungo.)
2) Gli asili sono sotto il ministero del welfare e sono considerati servizi essenziali e per legge sono gestiti a livello comunale. le scuole dell'infanzia non sono sotto il ministero del welfare e la competenza per legge e' statale. In  entrabi i casi si parla di PUBBLICO e io ritengo che tali servizi debbano essere e rimanere PUBBLICI, sono un bene comune che non si puo' e non  si deve privatizzare!.
3) E' un servizio su cui si deve investire e non ci si puo' guadagnare nell'immediato. Su qualunque componente il privato vada ad agire per ottimizzare e guadagnare, a rimetterci sara' la qualita' del servizio stesso. Per componente intendo risparmi nelle paghe del personale, aumento delle ore lavorative, diminuzione del rapporto numerico educatrici\bambini, aumento delle rette o aumento ricettivita' delle strutture.
4) L'Azienda Pubblica Speciale e' un organo giutidico che PUBBLICO che da sentenza della corte dei conti sembra poter gestire i servizi dell'infanzia zero-sei anni senza dover rispettare quei vincoli che il patto di stabilita' invece impone. Secondo me e' da valutare se ha senso inserire sotto un'unica ASP sia i servizi educativi che i servizi socio-assistenziali come mi sembra aver capito si voglia fare a Bologna.
5) A livello salariale e non solo e' comprensibile l'incazzatura delle insegnati di ruolo che se ho capito bene passerebbero da un contratto Scuola a un contratto della pubblica amministrazione comunale. Per questo il sindacato di categoria partecipa attivamente alla battaglia. Pongo pero' qui la domanda: Vi state battendo per difendere diritti contrattuali o per difendere l'esistenza di un servizio che e' un Bene Comune dell'intera cittadinanza e non appartiene solo ai lavoratori o alle lavoratrici del settore e che deve rimanere sotto il controllo e sotto la gestione pubblica?
6) Questione precariato: La creazione dell'ASP potrebbe in qualche modo consentirne l'uso nella speranza di prossime e future stabilizzazioni. In caso di esternalizzazione, cosi' come e' avvenuto qui a Torino, quello che potranno ottenere i precari sara' quello di essere assunti dalle cooperative che prenderanno in gestione il servizio. Il comune avra' di fatto eliminato il precariato del settore e gli ex precari di un settore pubblico si troveranno a lavoarre in  un settore privato (non entro nel merito delle condizioni)
7) Qui a Torino per garantire il personale di ruolo aspettando che la maggior parte esca o fuori esca tramite la forma del pensionamento, per non avere il coraggio di affrontare il problema, per un gioco di tessere, per un legame "profondo" tra forze sindacali e forze politiche al governo della citta' si sta accompagnando a una dolce morte il sistema pubblico dell'educazione 0-6 anni e la scelta, da voci abbastanza fondate. sembra che vada verso la creazione di una Fondazione. Quanto pubblica e quanto privata ancora non si sa..sicuramente banche e sponsor avranno il loro peso.
8) Anche se le cose sono legate consiglierei di non accumunare la battaglia che giustamente a Bologna si sta facendo contro il finanziamento pubblico alle scuole private e paritarie con la battaglia per cercare di capire come gestire nel modo piu Pubblico possibile e piu' coretto possibile il sistema asili\scuole dell'infanzia.
9) Ultimo punto ma il piu' importante:dovete essere uniti: genitori, precari, insegnati di ruolo e assistenti educativi. Stiamo parlando di  un Bene Comune, bisogna trovare una soluzione Comune. Solo questi soggetti possono elaborarla. Per limiti che non sto qui a elencare non potra' essere proposta ne' dai sindacati ne' dalla politica, anzi questi soggetti saranno causa di divisioni, questi soggetti porteranno avanti i loro interessi che non sono quelli di difendere il Bene Comune. Sempre ritornando al concetto di ASP, io vi consiglieri di rivolgervi a un giurista ( noi ci eravamo appoggiati a Ugo Mattei ) per esaminare bene che cosa vuol direr ASP sotto l'aspetto giuridico, i pro e i contro (per quanto riguarda l'erogazione del servizio, i contratti e i diritti del personale di ruolo e  i contratti e i diritti  dei precari che lavorano nel sistema) e se dividere i servizi socio assistenziali da quelli educativi  in due ASP diverse potrebbe portare ad avere qualche valutaziuone piu' positiva di questa proposta.

In bocca al lupo. La battaglia so che e' difficile ela mia speranza e' che la conclusione non sia quella a cui siamo arrivati, purtroppo qui a Torino.
Luca

venerdì 17 maggio 2013

Notte bianca: buone nuove

Thijmen198











A volte capita che dai conflitti nascano buone pratiche. A volte capita che pur essendo passato del tempo, le cose migliori tornino a farsi sentire.

giovedì 16 maggio 2013

Nuove tariffe mensa

sideshowmom












Oltre al danno la beffa. Oggi a palazzo D'Accursio la commissione scuola ha votato la delibera per la nuova tariffaria della mensa. L'osservatorio della mensa, organo di coordinamento dei comitati e recentemente riconosciuto

martedì 14 maggio 2013

Cosa succede nei nostri nidi?

bluekdesign














"Cos'è il nido dell'infanzia? È un luogo educativo che offre ai più piccoli opportunità ed ambiente di qualità, contribuendo ad aumentare la civiltà di una nazione. La sua gestione è delicata perché il bambino è piccolo: il personale

sabato 11 maggio 2013

ASP: tre città a confronto

annika












Un'intera giornata per parlare di ASP. Due tavoli e tante voci che si sono succedute tra mattina e pomeriggio. Ma partiamo da principio. ASP sta prendendo piede in diverse città, e in tutte si sta ipotizzando di mettere in

lunedì 29 aprile 2013

I nidi chiudono e aprono le scuole

phaewilk










La tendenza è la chiusura. La questione si presenta anche a Bologna. Sul resto del territorio nazionale è assodata da tempo. La contrazione dell'offerta mostra la profonda ferita di un sistema in crisi e in un paese in crisi.

giovedì 18 aprile 2013

Cari bambini il nido paciugo chiude

Cari bambini, genitori e lavoratori del Nido Paciugo, dal prossimo mese di settembre il nido non esisterà più. Al suo posto ci sarà una scuola dell’infanzia.

mercoledì 17 aprile 2013

Educare i bambini: Parola al professor Cristiano Gori


Sintesi intervento Professor Cristiano Gori
Siamo di fronte ad una nuova fase storica. Siamo abituati a veder crescere l'offerta dei posti al nido, in modo lento, costante e sempre inadeguato rispetto alla domanda. Anche la qualità all'interno dei servizi è crescuta, accompagnata da politiche locali e normative regionali che hanno definito al meglio le capicità. Oggi facciamo fatica a cogliere l'andamento, negli ultimi 4 anni, le cose sono molto cambiate. L'offerta arretra, i posti rimangono vuoti e la qualità è ferma, nella più rosee delle ipotesi. Perché? Cosa è successo? E sopratutto cosa riserva il futuro? La nuova classe dirigente, a livello nazionale, si sta muovendo tra tante incertezze e non si intuisce quale sia la direzione.

Educare i bambini: parola alla Professoressa Silvia Nicodemo


Il servizio -integrato per la prima infanzia: da servizio a domanda individuale a servizio universale. (17 aprile 2015, Silvia Nicodemo)
In materia di nidi, vige una normativa nazionale (l. 1044/71) e le Regioni hanno adottato legislazione che ne ha dato attuazione, integrando talora con documenti diretti ad individuare requisiti a garanzia della qualità. La regione Emilia Romagna ha un sistema normativo avanzato. Però, nell’applicazione sono emerse alcune insufficienze del modello, che si ravvisano in concreto.
Davanti a questa situazione, rifletto a partire dalla Raccomandazione della commissione dell’UE del 20.2.2013 (Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale), dove si chiede agli stati di garantire l’accesso a servizi di qualità a un costo sostenibile.
Dal documento, vado ad esaminare almeno 3 profili che appaiono oggi rilevanti nell’ambito di questo dibattito: tali sono al qualità, l’universalità, la natura educativa del servizio.
Il primo profilo investe la richiesta di qualità, cui si affianca l’esigenza di prevedere un sistema di autorizzazione, di accreditamento nella relazione con privati ed in ogni caso un sistema di valutazione ab origine ed in itinere. La nostra regione ha peraltro introdotto linee guida per la regolazione della qualità del sistema integrato regionale dei servizi per la prima infanzia (DGR 1089/2012), con ciò creando un modello partecipato ed avanzato.
Sotto il secondo profilo, si deve rilevare che la Raccomandazione richiama gli stati a fornire certamente servizi di qualità, tali da essere accessibili a costo sostenibile. In tal modo, il servizio per la prima infanzia ed in via prioritaria il nido viene ricondotto nel di servizio pubblico, con il qualificato dell’universalità secondo l’accezione comunitaria, e quindi allontanato dal servizio a domanda individuale. In tale ottica si colloca d’altr aparte il progetto di riforma oggi entrato nel ddl buona scuola (delega – art. 21 c. 2 lett. I). Gli elementi della qualità e del costo sostenibile per l’utenza chiedono l’organizzazione di un servizio accessibile, in modo tale che la domanda non venga a diminuire a causa dell’eccessivo costo, con ciò evidenziando la sussistenza di un interesse pubblico forte.
La conferma della circostanza che il modo d’essere del servizio deve assumere progressivamente una offerta universale e quindi accessibile a tutti è data dalla riflessione sul terzo profilo, ovvero sulla circostanza per cui il servizio nido ha un potenziale educativo, riconducibile alla istruzione. Già come noto, la Corte costituzionale, pur tenendo conto che l’asilo nido svolge una funzione diretta a tutela il lavoro, ha però affermato che – applicando il criterio della “prevalenza” – la disciplina degli asili nido ricada nell’ambito della materia istruzione, seppure in una fase prescolare (sent. n. 320/04; n. 370/03; 114/09).
Tale lettura viene confermata in sede di Unione Europea, per cui gli asili nido costituiscono servizi all’infanzia, che hanno il duplice scopo di agevolare il lavoro di entrambi i genitori e di fornire un servizio educativo complementare alla famiglia. In tale ottica il servizio educativo si sviluppa in continuità prima nell’età 0-6 e poi nella fase scolare, dove la continuità può portare ad una razionalizzazione della spesa pubblica.
Riconoscere il potenziale educativo di un servizio conduce altresì ad affermare che di accedere ed usufruire a quel servizio hanno necessità tutti i bambini, che dunque sono posti al centro delle scelte, insieme poi alle loro famiglie. L’ampliamento dell’utenza a tutti i bambini – a domanda universale e non a domanda individuale- determina una richiesta di ampliamento della domanda e quindi necessità di integrazione dell’offerta e non riduzione.
L’ampliamento della offerta di qualità a costo accessibile fa sorgere un notevole problema di sostenibilità dei costi, che si ravvisa sia in caso di gestione diretta, perche per l’implementazione del sistema integrato pubblico privato che per la adozione di misure intese a garantire il rispetto di protocolli di qualità. In tale contesto, si ravvisa l’esigenza di un coinvolgimento del privato, anche attraverso la realizzazione di interventi in sussidiarietà orizzontale, con modelli innovativi e flessibili, che però non vadano a snatura la portata educativa, anche nell’ottica di sostegno alle famiglie in sede lavorativa (si pensi alla esperienza di nidi aziendali).
Se il privato può alleviare le problematiche inerenti alla sostenibilità dei costi, le caratteristiche proprie di servizio pubblico a forte valenza educativa e che partecipa alle politiche di istruzione, intesa quale funzione fondamentale del nostro stato, implicano un sistema in cui il privato integra il pubblico che rimane titolare e responsabile del servizio, fino ad approntare gli adeguati strumenti per la qualificazione, il controllo e la garanzia dell’offerta.


Educare i bambini: intevento Dottoressa Sandra Benedetti


Sandra Benedetti

La nascita e lo sviluppo di servizi per l'infanzia nella nostra regione ha sempre considerato fondamenti tre aspetti interconnessi:
    la centralità del bambino nelle politiche rivolte ai servizi educativi;
    la partecipazione delle famiglie come strumento di costruzione di una comunità educante nella quale i genitori sono soggetti attivi con i quali condividere gli obiettivi di cura educativa;
  • la qualità dello stato sociale inteso come ambito in cui costruire politiche di benessere e di tutela per i più deboli.

La centralità del bambino nelle politiche rivolte ai servizi e educativi significa riconoscere le potenzialità dei bb fin dalla loro nascita, l'importanza di sollecitarle per tradurle in buone opportunità in grado di facilitare gli apprendimenti, ma anche il dovere di tutelarle dagli eccessivi precocismi o da una incuria educativa che invece di facilitare la crescita armonica dei talenti, potrebbe inibirli o provocare danni che sappiamo essere indelebili nei primi anni di vita. Per questo qualsiasi innovazione che si desidera apportare deve sempre essere accompagnata da una riflessione sugli effetti che essa determina nella salute psicofisica dei bambini. Questa è anche la ragione per cui chi si occupa dei bambini, come sostituiti temporanei di madri e padri, non possono non essere figure qualificate, sorrette da una qualificazione permanente, siano esse le educatrici e le collaboratrici, oppure i coordinatori pedagogici.

Il coinvolgimento e la partecipazione delle famiglie è un punto altrettanto delicato che non va trascurato: è indubbio infatti che la serenità dei genitori, ed in primis la madre nei primi tre anni di vita quando la reciproca dipendenza della coppia biologica è ancora molto pervasiva, sia un fattore importante e dunque le politiche rivolte ai servizi devono anche risultare facilitanti per le famiglie che vi ricorrono. I bisogni dei bambini non possono essere posti in competizione con quelli dei genitori lavoratori, anche se è dovere delle politiche favorire la massima conciliazione tra impegni di cura e di lavoro, soprattutto revisionando di tanto in tanto i modelli gestionali organizzativi sui quali si basa il funzionamento dei servizi.

la qualità dello stato sociale per costruire politiche di benessere e di tutela per i più deboli; è la terza dimensione che consente di non isolare la politiche educative ma di connetterle con le azioni di altre politiche fortemente integrate: da quelle economiche a quelle sociali e scolastiche a quelle sanitarie. Un welfare amico dei cittadini non è fondato su politiche parcellizzate, ma integrate in grado di favorire la razionalizzazione delle risorse, piuttosto che il loro spreco e la capacità di assumere la comunità dei cittadini che abitano in un determinato territorio, come soggetti attivi in grado di co-progettare e co-gestire le politiche, incluse quelle socio-educative. In questo senso sia il privato cooperativo che le aziende sono divenute partner attive nell'offerta dei servizi: oltre il 40% dei servizi 0/3 è erogato in convenzione con il privato e soprattutto i servizi di ultima generazione (PGE/domiciliari) sono espressione di una cultura gestionale prevalentemente di natura privata convenzionata. Così come nella nostra regione in dieci anni sono sorti 33 nidi aziendali: in essi le graduatorie sono integrate con quelle comunali oltreché per motivi di equità sociale, anche per l’ineludibile principio economico per cui alle aziende conviene avere accessi anche dalle graduatorie comunali, per avere continuità di presenze tra un anno e l’altro, diversamente il servizio solo rivolto ai propri dipendenti risentirebbe di una tale oscillazione da pregiudicarne la tenuta economica e dunque la stessa apertura.
É indiscutibile però che il disincanto prodotto da questa
pesante crisi economica e avvertito particolarmente in quelle regioni, come la nostra, in cui le scelte sono state fatte e gli impegni finanziari sono stati assunti in direzione di un investimento sul welfare di comunità, all'interno del quale la rete dei servizi educativi agisce da collante tra politica ed economia, tra stato e mercato, tra famiglie e collettività; tutto ciò ci obbliga ad un rilancio di un'attenta riflessione a cui non ci siamo mai sottratti.

In particolare è proprio la politica che, più qui che altrove, interroga la pedagogia dalla quale si attende non una risoluzione miracolistica, che ovviamente la pedagogia non vuole né può garantire, ma una elaborazione culturale in grado di ridefinire i paradigmi della sostenibilità con le istanze di qualità che non vanno mai tradite.

E' per questo che dopo un'accurata revisione di tutta la normativa regionale approdata alla fine del 2012 per la seconda volta in 10 anni ad una legge (L.1/00 e ss.mm) ed una direttiva (n. 85/2012) riaggiornata ed alleggerita nelle sue procedure applicative, lo sforzo degli ultimi due anni educativi (2011-2012 e 2012-2013) è rivolto alla valutazione della qualità educativa attraverso un sistema di regolazione regionale che intende portare a compimento quanto previsto dall'art- 19 della L, 1/00, ossia una definizione di qualità aggiuntiva che superi la soglia della sola autorizzazione al funzionamento e che valga, a proposito di equità, sia per i soggetti pubblici che per quelli privati.

L'indicatore per il monitoraggio della qualità di un servizio educativo non è data solo da valutazioni di tipo pedagogico, o solo da valutazioni di tipo economico-finanziario, o solo dalle esigenze "dell'utente-cliente famiglia" (peraltro non sempre connotate in termini di oggettività educativa), ma da una calibrazione, sempre da rinegoziare, fra i tre aspetti succitati. Dopo aver investito per lunghi anni sulla formazione del personale, che grava sul servizio educativo per l'80% del suo costo, ci pare opportuno ora conoscere come il know how formatosi nei nostri servizi sia in grado di favorire anche il cambiamento dall'interno dei servizi stessi, a partire da una maggiore consapevolezza per es. su come si conciliano i bisogni dei bambini, con quelli dei genitori e con la tipologia di offerta quotidiana che interroga per es. quanto e se i modelli gestionali e organizzativi che sorreggono il loro funzionamento siano facilitanti ad un uso flessibile del servizio che ovviamente va definito entro determinati confini che vanno resi espliciti.
Anche di questo si occupa la sperimentazione in corso che andrà meglio perfezionata e il cui esito, seppure parziale in quanto applicato al 10% dei servizi presenti su ciascun territorio provinciale, potrà fornire qualche indicazione per trattare con le parti sociali.
Qualsiasi aspetto che concorre a mutare il sistema attuale necessita infatti di una concertazione che certo non può imporsi con tempi biblici, ma che però non può sottrarsi al confronto con chi i servizi li gestisce: dai soggetti pubblici a quelli privati, dalle OO.SS alle rappresentanze delle parti sociali che nei servizi per l'infanzia ripongono quota parte dei loro investimenti.
Qualche anticipazione però voglio darla: è indubbio che la nuova legge di riordino istituzionale che la regione sta mettendo a punto ci farà comprendere dove verranno ri-allocate le funzioni fino ad ieri in capo alle province e come più in generale verrà ridisegnato il welfare istituzionale territoriale: intanto però possiamo già azzardare che dalla sperimentazione emergono alcuni aspetti che occorre considerare come vincolanti perla tenuta del sistema:
  • un contratto adeguato alle funzioni svolte soprattutto per quanto riguarda il personale dei servizi educativi erogati dai soggetti privati: molti di questi non dispongono neppure delle ore sufficienti di formazione richieste dalla nostra normativa,
  • una stabilità della figura del coordinatore pedagogico ed una sua dotazione altrettanto stabile nel sistema integrato pubblico privato, con una definizione degli standard organizzativi riferiti soprattutto al n. max dei servizi da coordinare e ad una precisa specificazione circa l'opportunità di operare nello 0-3, ma avendo anche la delega su uno sguardo progettuale più lungo 0-14/0-18;
    • una collocazione del CPP in area vasta in quanto organismo che favorisce il dialogo e la coesione di politiche socio-educative integrate ad altri settori (sanitario, scolastico, sociale);
    • una rivisitazione/aggiornamento culturale che indagando i profili delle nuove generazioni di padri e madri, aiuti a riflettere sulle dinamiche relazionali e sugli stili legati ai processi di accudimento/attaccamento/distaccamento attualizzati, assieme alle difficoltà delle coppie separate i cui bisogni educativi e di gestione del tempo di cura/lavoro sono sovente intercettati dai servizi educativi, ma che rimandano a risposte che i servizi da soli non possono garantire. Una revisione della spesa e degli investimenti sapendo che, al netto di quanto ci auguriamo venga garantito se passa il decreto legge Puglisi, possa garantire maggiori risorse finanziarie, anche regionali, come è avvenuto per il settore degli anziani che sono vulnerabili come i bambini, ma a differenza dei bambini, loro votano.
La sfida nel dibattito tra modernismo e post-modernismo sta proprio nella differenza tra certo e incerto e nell'incerto abituarsi a considerarlo non come una perdita di identità, la cui eccessiva affezione può produrre isolamento ed entropia, ma come l'inizio della sua costruzione a cui la nostra regione non si sottrarrà mettendo in campo le cautele necessarie a conservare un legame con la memoria senza temere l'innovazione. Ma di questo penso vi anticiperà meglio di me la vicepresidente Gualmini.




























Educare i bambini: introduzione di Laura Branca


I servizi educativi stanno attraversando un momento difficile, lo scenario a cui siamo di fronte è talmente complesso che anche riuscire a farne un ritratto verosimile non è del tutto scontato. I motivi delle difficoltà sono tantissimi. Abbiamo le difficoltà economiche e lavorative dei genitori (come pagare le rette?) ma anche le difficoltà delle PA che non sanno come muoversi tra i limiti imposti al contenimento di spesa e le necessità di offrire un servizio. Nel mentre le politiche del Governo attuale sono ancora in definizione (ddl 1260 e Buona scuola) mentre nei governi precedenti sono state immancabilmente annunciate e poco realizzate. L'associazione BoNidi anche quest'anno 2015 propone un dibattito nel tentativo di confrontarsi e trovare risposte ai tanti interrogativi che gravitano attorno al mondo dell'educazione e dell'infanzia.

martedì 16 aprile 2013

Stefano Zamagni e l'economia del welfare

McCoy











Abbiamo incontrato il professore Stefano Zamagni. Economista di fama non ha bisogno di tante presentazioni, i suoi numerosissimi saggi raccontano di lui. Ha divulgato il suo pensiero presso molte cattedre universitarie, ha affiancato l'ultimo pontefice come consultore e molto altro ancora. La sua linea di pensiero rispetto all'economica si discosta da quelle attuali di modello capitalistico e modello del welfare state e pone le basi un'economia differente che tenga presente della felicità. Possibile? Sentiamolo da lui.  
Professore ci spiega cos'è il welfare society?
Prima di dare una definizione di welfare society spieghiamo quali sistemi sono presenti oggi, come e dove nascono. C'è un welfare di tipo capitalistico che nasce nel 1919 negli Usa, a darne l'impulso furono sopratutto Rockfeller e Ford, inventarono ciò che oggi viene chiamato: liberismo. Il liberismo si basa sul principio che il datore di lavoro si fa carico del benessere, del welfare, della produce dei servizi, per i dipendenti. Questo modello è stato fallimentare nel tempo perché non trova equità. Per farla breve: se hai la fortuna di avere un datore di lavoro illuminato stai bene, altrimenti...
E il secondo modello?   
Il secondo modello è quello di welfare state che nasce in Gran Bretagna nel 1939 dal pensiero di Keynes. Lo Stato in questo caso accompagna il cittadino "dalla culla alla bara". Fu una grandissima conquista, un conquista civile, ma nel tempo questa conquista ha mostrato il suo tallone d'Achille. Primo oggi non è più possibile sostenerla a livello finanziario a meno che si vada verso un abbassamento della qualità e una selettività. Secondo la burocratizzazione del sistema l'ha impoverito e reso pesante. Si può garantire così una qualità codificata, non una qualità tacita... non si chiede al personale di essere umano e sorridente, ad esempio verso un malato...
Perché non è più sostenibile economicamente?
Perché le esigenze del welfare crescono e sono cambiate, perché la nostra società è  dinamica, ci si muove da un luogo all'altro, si passa da una condizione lavorativa all'altra, perché le entrate per quanto cospicue, in Italia abbiamo una pressione tributaria che è arrivata al 52%, non coprono le esigenze di spese che ha bisogno di un welfare sempre più qualificato e qualificante. Risultato il sistema non regge e si impoverisce. Questo deve essere molto chiaro. Il sistema tutto pubblico oggi non è più possibile se non aumentando le tasse fino al 60%, lascio immaginare le conseguenze, o con un impoverimento del servizio...come sintetizzò Titmuss "un welfare dei poveri è un welfare povero"   

Ci racconta cos'è il welfare society?
E' un welfare a carico dell'intera società per il bene comune. Un sistema che si fa carico del benessere (well-being) e delle relazioni interpersonali. Lo stato, le regioni i comuni insomma gli enti pubblici in unione e in alleanza con vari soggetti: no profit e profit creano un sistema per una società civile.
Una sussidiarietà orizzontale?
No, piuttosto una sussidiarietà circolare. L'ente pubblico finanzia e garantisce ai soggetti competenti di lavorare in termini di qualità ed efficienza con lo spirito di vera sussidiarietà. Ci sono molte realtà oggi nel nostro paese che hanno grandi competenze. Si devono creare poi di raccordi tra chi gestisce e chi lavora per un'articolazione efficace che possa produrre reciprocità. Un welfare sostenuto e creato da molti soggetti che possa offrire un pluralismo di fare e di offerta. Oggi si discute molto sul referendum per tagliare i contributi alla scuola paritaria . Non è togliendo i finanziamenti alle paritarie che si garantisce un'offerta per tutti. Così si mettono bambini in lista d'attesa che non potrebbero essere accolti nemmeno dalla scuola pubblica.
Lei è un firmatario del manifesto per mantenere i finanziamenti alla scuola paritaria  perché?
Perchè credo che come detto fino ad ora, che l'unico modo per sostenere una scuola di qualità e pubblica, sia un modello che investa vari soggetti qualificati di responsabilità e diritti, come la scuola paritaria.
A Bologna le scuole paritarie hanno sovvenzioni sia dallo Stato che dal comune, pur essendo che anche le scuole comunali sono paritarie, quindi hanno un doppio finanziamento...  
La legge detta Berlinguer sostiene la scuola gestita da privati o dagli enti purché parificata, quindi che garantisca gli stessi criteri di qualità. Oggi il comune di Bologna con un milione di euro garantisce oltre 1700 posti per i bambini iscritti e spendendo solo un solo milione, ha un servizio che in spesa avrebbe un consto pari a 6 milioni.
Su questo però ho dei dati diversi, secondo Rossano Rossi presidente della FISM in un recente dibattito sul tema, ha sostenuto che con quel milione si garantiscono circa 300 posti. 1700 è il numero che fa riferimento al totale degli iscritti, che sono sostenuti anche dalle rette dei genitori. In tutto questo si potrebbero ipotizzare altre vie intermedie? Ad esempio che i finanziamenti vadano ad altri tipi di ordini confessioni? Oggi a Bologna il privato parificato è quasi totalmente cattolico e questo non è garanzia di pluralità? In più sono a pagamento. Come si potrebbe ragionare per un'alternativa costruttiva?
Si, certo allargare gli orizzonti sarebbe bene. Se per questo andrebbe rivista anche la legge Berlinguer. Si potrebbe ragionare su molte modifiche per i finanziamenti e il sostentamento della scuola. Il fine deve essere avere una scuola diffusa, di qualità, sostenibile ed equa, ma ripeto non è togliendo un milione di euro al paritario che si ottiene una scuola diffusa e di qualità. Il danno sarebbe grave. Si allungherebbero le liste dei bambini che non troverebbero più posto nella scuola ne' a gestione Fism ne' a gestione comunale o statale
Professore  di recente è stato eletto presidente dell'Osservatorio Nazionale delle famiglia pur essendo in carica da pochissimo, pensa si debbano cambiare a livello economico leggi o altro per aiutare le famiglie oggi?
C'è molto da fare. Intanto sciogliere il nodo del tempo lavoro-vita familiare. Oggi le donne sono di fronte a quello che in gergo si chiama tragic choices.  Una scelta tra famiglia e un lavoro, o meglio una carriera. Agli uomini non viene chiesto. Non è possibile si continui su questa stada, è semplicemente ingiusto. Si deve pensare ad un'armonizzazione del lavoro. Le imprese in questo senso, possono fare molto. Ci sono già buon pratiche. Ci sono aziende che finiscono di lavorare alle 17,30 e non cominciare le riunioni a quell'ora, altre che hanno un sistema di ingresso e uscita a orari flessibili. E ancora ci sarebbe da distinguere per fascie di spesa a seconda dei componenti del nucleo familiare. Creare un controllo sistematico delle applicazioni delle leggi per monitorarne il funzionamento, interrompere il discrimini che oggi esiste nei cicli di vita. Fino ai 20 uomini e donne sono sullo stesso piano, dai trenta ai trentanove di apre un divario, dai 40 il gap sale ancora. Le donne tornano al lavoro ma senza possibilità di crescita professionale. Ho intenzione di far molto rumore nel mio ruolo di presidente dell'osservatorio dalle famiglie.