giovedì 29 maggio 2014

Istituzione? Parola alla professoressa Nicodemo













Abbiamo incontrato a più riprese la professoressa Silvia Nicodemo. Oggi pubblichiamo un suo intervento rispetto ad un dei temi più caldi in città: l'istituzione. Un tema che abbiamo già affrontato e continueremo ad affrontare con più interventi. L'istituzione, lo ricordiamo per i distratti, da settembre dovrebbe gestire tutti i servizi educativi (nidi e scuole d'infanzia) in città. E' un progetto ambizioso e molto discusso. Lungo il suo cammino ha trovato diversi oppositori. Lo sguardo della professoressa Nicodemo è distaccato e acuto e crediamo possa offrire più di uno spunto di riflessione. Riportiamo di seguito l'intervista, che sintetizza alcuni punti fondamentali. Si può anche leggere un dettagliato intervento che pubblichiamo nella pagina dei contenuti.  

martedì 27 maggio 2014

Scuole e nidi a Bologna secondo Federica Salsi

Federica Salsi













Federica Salsi è consigliera a Bologna, fuoriuscita dal Movimento 5 Stelle, oggi lavora in modo indipendente. Da sempre ha rivolto particolare attenzione ai servizi educativi e alla scuola. L'abbiamo incontrata per conoscere la sua opinione, di oppositore in consiglio, rispetto all'educazione e alla scuola.

giovedì 22 maggio 2014

Campi Estivi: iscrizioni e ritardi

hotblack












Siamo arrivati alla fine dell'anno scolastico ed è tempo di centri estivi. Per i genitori inizia un periodo estremamente faticoso. Le opportunità per fare attività e tenere occupati i bambini non mancano in città. Quest'anno poi l'offerta a disposizione è più ricca che mai.

mercoledì 21 maggio 2014

Istituzione e lavoratori

Noboru















A Bologna il passaggio di nidi e scuole d'infanzia verso l'istituzione si profila difficile e spinoso, almeno quanto quello ad asp che è naufragato nel nulla. Se qualche giorno fa circa 200 lavoratori, guidati dall'Adi, hanno irrotto in consiglio per protestare, ieri i sindacati si sono alzati dal tavolo della trattative. Per capire le resistenze da parte dei lavoratori abbiamo incontrato Micol Tuzi pedagogista di Bologna.

venerdì 16 maggio 2014

Elezioni Europee: parliamo d'infanzia con i candidati

Il 25 maggio saremo chiamati a votare alle elezioni Europee. Abbiamo deciso di approfondire il tema infanzia con i candidati dei tre maggiori partiti e uno della Lista Tsipras. Non è stato facile scegliere chi intervistare e su questo crediamo valga la pena approfondire alcuni aspetti. Intanto la parola infanzia declinata nelle 24 lingue dei paesi membri è quasi del tutto assente, tra le 22 commissioni presenti, non ne esiste una sull'infanzia. Questo nonostante tutti i partiti riconoscano la tutela dei minori come uno degli strumenti più efficaci  per il benessere diffuso e l'aumento delle economie. Insomma si parla davvero poco d'infanzia e bambini e ancor meno di servizi educativi. Abbiamo seguito e rintracciato l'infanzia nelle contaminazioni che questa genera rispetto ad altri temi. Ai candidati abbiamo posto le stesse domande per un confronto diretto. Le interviste dovevano essere quattro e invece saranno solo due. Ci teniamo a spiegarne le motivazioni che fanno parte dell'informazione generale. Mentre Cecile Kyenge PES (party of European socialists) e Ivano Marescotti per Lista Tsipras hanno gentilmente dato le risposte, non hanno fatto altrettanto i candidati contattati per EPP (che raduna FI, UDC, SVP, UDEUR), praticamente introvabili, e M5S che hanno scelto di non rispondere. Per dovere di cronaca riprendiamo spunti dai loro programmi elettorali. Partiamo dal EPP: nel suo programma lungo 51 pagine, l'infanzia viene citata per raccontare di altro:  le politiche di conciliazione e come incentivo per aumentare l'andamento demografico. Non si cita l'infanzia in relazione all'educazione. Il M5S affronta la questione nel capitolo istruzione. Nello specifico c'è un punto che riporta: inglese all'asilo. Non ci è dato sapere se per asilo si intenda la scuola dell'infanzia o il nido. Qui trovate l'intervista a Cecilia Kyenge e qui a Ivano Marescotti. Buona lettura.                            

Ivano Marescotti: infanzia e servizi pubblici


Ivano Marescotti


















Ivano Marescotti ha cambiato diversi lavori, è attore e da alcuni anni si è impegnato in politica. Il filo conduttore delle sue attività sembra essere la passione. Ha partecipato attivamente al referendum per la scuola pubblica, referendum svoltosi a Bologna che ha avuto la capacità di coinvolgere e interessare l'intero paese. Oggi è candidato alle Europee con la Lista Tsipras. L'abbiamo intervistato sul tema infanzia ed educazione.

Cecile Kyenge: l'infanzia e welfare


Cecile kyenge













Cecile Kyenge non ha bisogno di molte presentazioni. Ministro dell'integrazione durante il Governo Letta è da sempre impegnata sui temi di welfare e integrazione. Impegnata in modo attivo e pratico, ha lavorato per diverse associazioni ed enti. Le abbiamo rivolto 4 domande a proposito d'infanzia  e politiche educative.

mercoledì 14 maggio 2014

4 domande a Vincenzo Spadafora

Vincenzo Spadafora




















Vincenzo Spadafora è stato il più giovane presidente per Uncef Italia. Ha ricoperto questa carica per due volte di seguito.  Dal 2011 ha iniziato una nuova attività. L'abbiamo intervistato per farci raccontare il mondo infanzia i suoi problemi e necessità.  
 

Nel luglio 2011 è stata istituita l’Autorità Garante per l'Infanzia e l’Adolescenza nel nostro paese. La sua nomina è avvenuta a novembre a pochi mesi di distanza. Ci racconta qual è il suo lavoro? Brevemente cosa avete realizzato ad oggi?


L’Autorità che presiedo ha, tra gli altri, il compito di promuovere l’attuazione delle misure previste dalla Convenzione di New York e da altri strumenti internazionali finalizzate alla promozione e alla tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Può prendere in esame e segnalare alle autorità competenti situazioni di abbandono, disagio o violazione, o rischio di violazione, dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Può esprimere al Governo pareri su disegni o progetti di legge all’esame della Camere e richiedere alle pubbliche amministrazioni o enti pubblici e privati di fornire informazioni rilevanti ai fini della tutela delle persone di minore età. A questo fine può, inoltre, accedere a dati, informazioni e luoghi. In questi primi due anni abbiamo avuto modo di toccare con mano come le due grandi emergenze di oggi siano la disuguaglianza e la povertà. I bambini e gli adolescenti in Italia non hanno tutti gli stessi diritti: ci sono diseguaglianze di tipo economico, sociale e nei servizi tra Nord e Sud. E ci sono fasce di minorenni a particolare rischio di discriminazione, ad esempio i minori stranieri. Occorre dunque incidere sulle disuguaglianze sia a livello legislativo sia nei servizi, come nella scuola, negli asili nido, nelle infrastrutture. Ascoltiamo quotidianamente tutti gli attori impegnati nel settore dell'infanzia e dell’adolescenza e proviamo a rendere più visibile possibile le loro condizioni. Lavoriamo anche per ovviare alla attuale dispersione di competenze e ci poniamo come punto di riferimento valido ed affidabile per interagire con le istituzioni.


Durante un recente discorso, ha denunciato la poca attenzione che i Governi da sempre, hanno dedicato al tema infanzia e adolescenza. Non a caso non era presente alcun rappresentante. Crede che ci siano volontà in questo nuovo governo ad un impegno concreto, quindi anche economico, rispetto all'infanzia?

Le responsabilità di questi anni della politica in materia di minorenni nel nostro Paese sono enormi. Si è scientemente deciso di non occuparsene, di non investire nella politiche per l’infanzia. Oggi ci ritroviamo con una rete fatta di associazioni di amministrazioni locali e di terzo settore, esausta. Realtà che si sono sostituite allo Stato per troppo tempo fra mille difficoltà. Dopo le “macerie” lasciate dalla crisi, mancano i fondi e non è più tollerabile che la politica non metta al centro della propria agenda il futuro delle nuove generazioni. Parlare di minorenni significa parlare di famiglia, di welfare, di economia, di scuola, di sviluppo. Non possiamo più immaginare di parlare dei nostri bambini e dei nostri ragazzi come di un qualcosa di scollato dalla realtà quotidiana. Per ripartire tutto deve passare dall’occuparsi delle esigenze e dei diritti dei più piccoli. Da questo Governo fino ad ora abbiamo visto ben poco in questo senso. Mi auguro presto di assistere ad un cambio di passo. 


I servizi educativi rivolti alla prima infanzia (0-3) stanno chiudendo. E' un dato ancora offuscato dai pochi dati che abbiamo a disposizione. L'ultimo monitoraggio Istat (luglio 2012) ha individuato una flessione dello 0.04%. Una battuta d'arresto dopo anni di crescita e espansione. BolognaNidi ha condotto un report giornalistico che individua come in molti Comuni ci sia un incremento verso la chiusura nel 2013 davvero preoccupante. Nonostante ciò si parla poco dei servizi alla prima infanzia. Come mai? Crede che sia un tema di secondo piano?


Anche dal nostro osservatorio rileviamo la battuta di arresto che si sta registrando sui servizi educativi per la prima infanzia. Non reputo affatto sia un tema di secondo piano, anzi penso che i diritti dei bambini si tutelino anche assicurando la loro partecipazione ai servizi educativi in età prescolare. Infatti, come ormai accertato da più parti l’accesso a servizi per l’infanzia di alta qualità non solo favorisce migliori risultati nella vita scolastica e professionale successiva, ma ha un ruolo importante nel contribuire a invertire le condizioni di svantaggio.
In un’ottica quindi di inclusione sociale e di contrasto alle diseguaglianze e alla povertà, vedo nello sviluppo dei servizi per l’infanzia una strategia vincente per creare occasioni di crescita e di apprendimento con effetti duraturi per tutti i bambini e ancora di più per coloro che provengono da famiglie svantaggiate, incluse quelle immigrate. Di questi aspetti ultimamente ho avuto modo di parlare in due importanti occasioni pubbliche, lo scorso febbraio a Reggio Emilia quando ho partecipato all'importante e ricco "ConvegnoNazionale dei servizi educativi e delle scuole dell'Infanzia" organizzato dal Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia e a fine marzo a Bari alla Conferenza nazionale sull'infanzia e l'adolescenza. In entrambe le occasioni ho avuto modo anche di fare presente quali sono le azioni che in questo senso l'Autorità che dirigo sta mettendo in campo. Da un lato, una riflessione sui Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) concernenti i diritti civili e sociali relativi alle persone di minore età, dall’altro, un approfondimento sulla formazione di base e in servizio degli operatori dello zero sei anni e le problematiche contrattuali. In particolare, sul fronte dei LEP, il mio Ufficio, attraverso, da un lato, il coordinamento di un percorso di lavoro avviato con un gruppo di associazioni riunite sotto il cartello Batti il Cinque!, dall’altro, il coinvolgimento di esperti nella materia, sta concentrando i propri sforzi alla elaborazione di un documento che possa costituire la base da cui partire per riavviare il confronto e la discussione con i diversi soggetti istituzionali chiamati a occuparsi di questo tema. Sull’altro aspetto, legato alla formazione di coloro che operano nei servizi educativi zero sei anni, abbiamo organizzato un primo incontro di accostamento al tema. La giornata di riflessione che si è svolta lo scorso 20 giugno, ha focalizzato la propria attenzione, attraverso l’intervento di esperti e con la discussione aperta ai partecipanti, su due filoni principali: Formazione di base e in servizio delle educatrici dei servizi per bambini in età 0-3 anni e delle insegnanti di scuola dell’infanzia per i bambini 3-6 anni; Criticità della contrattualistica attuale per educatrici e insegnanti.


Cosa pensa del ddl 1260 che individua un percorso pre-scolastico 0-6? Crede possa essere attuato in tempi brevi?

Come ho avuto modo di sottolineare direttamente in Commissione Istruzione al Senato dove il ddl attualmente è in discussione, vedo con grande interesse quanto previsto in questo testo di legge. Individuo diversi meriti tra cui quello di rimettere al centro i diritti dei bambini, e in particolare quelli dei più piccoli, in una prospettiva nazionale che guarda alla necessità di garantire gli stessi servizi e dello stesso livello qualitativo su tutto il territorio.
In sintesi, con questo di ddl si vuole garantire, partendo dai diritti dei bambini, dalla nascita a sei anni, attraverso un “sistema integrato” dei servizi educativi e di istruzione in una cornice nazionale, legata alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, e in un meccanismo a cascata, che dal livello nazionale, passando per quello regionale arrivi agli enti locali, che venga estesa l’offerta e il progressivo riequilibrio territoriale, ridisegnando i meccanismi di finanziamento pubblico tramite un’equilibrata compartecipazione dei diversi livelli di governo alla spesa per i servizi per l’infanzia e per le scuole dell’infanzia, e mirando a superare disparità nelle condizioni di lavoro e nel trattamento economico degli operatori.
Gli unici due elementi di criticità che ho evidenziato e che hanno suscitato l'interesse della senatrice Puglisi (prima firmataria del disegno di legge) riguardano da un lato la necessità di prevedere una cabina di regia per una effettiva applicazione e gestione di quanto previsto dalla legge, dall'altro non è chiara la periodicità, né il raccordo con il Piano nazionale infanzia e adolescenza del Piano di azione nazionale per la promozione del sistema integrato per l’infanzia previsto nel ddl.
Più specificamente rispetto al primo punto, sono convinto che per garantire che la legge sia applicata su tutto il territorio nazionale e raggiunga gli obiettivi che si prefigge, sarebbe necessario prevedere una struttura organizzativa presso il MIUR dedicata allo zero-sei (un dipartimento, una direzione generale, una struttura di missione) che veda rappresentati al suo interno anche le Regioni e gli Enti Locali. Questa soluzione garantirebbe non solo che non venga disperso il patrimonio di esperienza che gli enti locali hanno accumulato in più di 40 anni di gestione di questi servizi (sia asili nido che scuole dell’infanzia), ma anche che la gestione a cascata prevista dalla stessa legge, in un’ottica di suddivisione delle responsabilità, trovi piena applicazione.
Nel caso della seconda criticità trovo che sia assolutamente condivisibile la preoccupazione di prevedere uno strumento di programmazione. Nel testo di legge si specifica che entro tre mesi dalla entrata in vigore della legge venga predisposto dal Governo il Piano di azione nazionale per la promozione del sistema integrato per l’infanzia. Inoltre si sottolinea che il Piano di azione, sulla base di indicatori di evoluzione demografica e di riequilibrio territoriale, modula la destinazione alle regioni e agli enti locali delle risorse finanziare destinate allo scopo. Ma resta non definita sia la periodicità con cui verrà elaborato il Piano di azione, sia quali sono le modalità di raccordo con il Piano nazionale infanzia e adolescenza.




martedì 13 maggio 2014

Il miraggio della scuola anticipata

Sono la mamma di una bimba nata all'inizio di gennaio 2012. Mia figlia frequenta a Bologna la sezione medi del nido comunale. 
Mi sono informata in quartiere sull'iscrizione anticipata alla scuola materna, visto che la bimba compirà 3 anni all'inizio del prossimo anno.

domenica 11 maggio 2014

I servizi pubblici: profili normativi


Relazione della Professoressa Silvia Nicodemo 
(testo a soli fini didattici)


Sommario: Inquadramento e definizioni; 2 Il servizio pubblico nell’ordinamento nazionale. 3. In particolare: i servizi a rilevanza non economica 4, Il servizio farmaceutico ed i servizi a rilevanza socio sanitaria (cenni) 5. Gli strumenti di gestione dei servizi pubblici locali; 6. La gestione in economia; 8. In particolare: le società partecipate; 7. Segue: l’esternalizzazione dei pubblici servizi. 9. Il sistema di gestione dei servizi sociali; 10. La concorrenza e le procedure ad evidenza pubblica nell’affidamento nei servizi sociali. 11. I mezzi e gli strumenti di gestione dei servizi sociali . 12. Il Ruolo dell’ente locale ed il rapporto con il soggetto gestore.

Enti Locali: tra legge Delrio e città metroplitane


Gli Enti Locali fra legge Delrio e accordo sulle città metropolitane

La legge Delrio (n. 56, aprile 2014) che ridisegna confini e competenze dell’amministrazione locale senza modificare il titolo V della Costituzione, ha segnato l’inizio di un riordino complessivo del sistema dei poteri locali negli ambiti regionali. Si è trattato di in un primo importante passaggio nella prospettiva della razionalizzazione dell’assetto istituzionale italiano, ma anche di una più oculata ed efficiente gestione delle risorse pubbliche. In particolare le Città Metropolitane sono state concepite non come nuovi enti, ma come risultato di una nuova concezione delle grandi aree urbane e di un nuovo patto fra comuni vicini per un miglioramento dei servizi a favore dei cittadini. 

Legge 0-6: una maratona di idee

Roberto Reggi













Molte voci si sono spese attorno al disegno di legge 1260 presentato ieri dalla Senatrice Francesca Puglisi a Bologna. E' stato un momento d'entusiasmo per il Partito Democratico che ha visto la partecipazione tra gli altri anche del sottosegretario al Miur Roberto Reggi.

Servizi sociali: intervento introduttivo



Corso di aggiornamento per l'ordine dei giornalisti

Introduzione di Laura Branca

Cosa sono i servizi sociali?





 
 
 
 
I servizi sociali sono difficili da contornare ogni soggetto che se ne occupa li concepisce in modi  diversi, magari simili, ma pur sempre diversi. Alcuni contorni però possiamo darle: nel 2006 COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE nel documento: “Attuazione del programma comunitario di Lisbona:i servizi sociali d'interesse generale nell'Unione europea” {SEC(2006) 516} da questa definizione rispetto ai servizi sociali:

Servizi forniti in maniera personalizzata, al fine di rispondere alle
esigenze di utenti vulnerabili che si basano sul principio di
solidarietà e di parità d'accesso.”

lunedì 5 maggio 2014

E oggi scipero sul prato...











A Bologna lo sciopero organizzato dai genitori è andato molto bene. Un'adesione è stata alta, oltre il 50%, nonostante una data poco felice, subito dopo feste e ponti vari e nonostante le modalità d'adesione non siano state

Cristiano Gori commenta la proposta di legge 0-6











Cristiano Gori è docente di politiche sociali alla Cattolica di Milano, direttore di LombardiaSociale ed è in generale uno dei massimi esperti di welfare.  L'abbiamo incontrato rispetto al nostro tema d'interesse i servizi educativi rivolti all'infanzia.