sabato 28 febbraio 2015

5 Bandi X 5 nuove scuole


farmer64














I soggetti coinvolti sono pubblici: il comune di Bologna e il MIUR e soggetti privati: la cassa di previdenza, la fondazione e l'ordine  di ingegneri e archittetti. In sinergia e per la prima volta in Italia, avviano un progetto condiviso, per creare un concorso che selezioni 5 progetti per la realizzazione di 5 nuove strutture scuolastiche sul terriorio del bolognese. Le scuole coinvolte sono sia d'infanzia: Tempesta, Fossolo, Ex mercato ortofrutticolo, che scuole primarie e secondaria di primo grado: Prati di Caprara e Carracci. Le strutture offriranno il posto a oltre 1700 studenti. L'investimento ammonta a 30 Mln, 5 dei quali sono spesi dal Miur. Tutti i soggetti si sono dichiarati soddisfatti dell'accordo. Il Sindaco ha sottolineato come "Si tratti di un progetto fortemente innovativo, di partenariato pubblico-privato- e come- Bologna sarà il modello di riferimento." Il progetto presenta una novità dal punto di vista strutturale. Gli edifici infatti si svilupperanno per facilitare una didattica innovativa e per essere luoghi dedicati all'aggregazione sociale. E forse è questa la sostanziale e vera novità. I nomi delle scuole sono poi vecchie conoscenze, per chi scrutava di anno in anno le spese che il comune indicava tra le future possibili e che fino ad ora, non erano mai arrivate vicine alla realizzazione. La soddisfazione dei soggetti privati invece è di poter garantire, tramite i concorsi, maggiore possibiltà di lavoro per gli iscritti e certo un maggiore stimolo di buona progettazione, che i concorsi spesso sono in grado di garantire. La gara si aprirà a livello Europeo ques'anno mentre le prime scuole saranno realizzate nel 2017-18.

giovedì 26 febbraio 2015

Una legge per lo 0-6 e tanti pensieri
















In questi giorno ho letto tanto online, ho letto tanto e con tanta attenzione. Poi mi sono presa tempo per riflettere e ora in questo post, tento di fare un ragionamento ripsetto al disegno di legge che unificherà il tratto prescolastico dello 0-6.L'annuncio è l'ennesimo di una lunga serie, questo però ha fatto più clamore di altri ed ha eccitato gli umori. Pare che effettivamente la legge sia in dirittura d'arrivo, anche se ad oggi non si vedono coperture finanziarie certe, ma ragioniamo come se fosse tutto rapido e immediato. Non voglio tornare sui contenuti del disegno di legge, di cui abbiamo scritto più volte e a più riprese sia io, che la collega Francesca Mozzi. Anzi abbiamo fatto di più che scrivere, abbiamo fatto un dibattito lo scorso giugno, che metteva in confronto due ddl legge: quello dello 0-6, e quello della scuola da 0-18 la LIP
Qui mi preme aprire un ragionamento sulla salute dei servizi educativi e sulle idee che circolano online.

martedì 24 febbraio 2015

Parola a Massimiliano Tarozzi presidente dell'istituzione educazione


Massimiliano Tarozzi
















 



Bologna. Massimiliano Tarozzi è presidente dell'istituzione educazione e scuola, Professore all'università di Trento e Bologna poi, la sua materia è la pedagogia. Mi riceve per l'intervista nel suo studio in via Capra Mozza (nuova seda dell'istituzione) in un locale ampio, con bei mobili di inizio novecento. Due ampie finestre danno su uno stretto vicolo tipico bolognese. Non c'è nulla di lussuoso, ma c'è qualcosa di signorile in quella stanza come nel mio interlocutore. Mi accoglie con un sorriso e con un'aria un po' timida, ma forse più che timidezza, si tratta di riservatezza. Ci sediamo attorno ad un tavolo ovale contornato da piccole poltrone dal sapore teatrale. Prima di comunicare con le domande, facciamo due chiacchiere di circostanza e non posso che confermare le prime impressioni, è una persona riservata e al contempo  passionale.

lunedì 23 febbraio 2015

A scuola la pappa arriva in ritardo

BolognaNidi














Bologna. Ci risiamo con Seribo. Questa volta l'azienda parteciapta che fornisce i pasti in città, fa ritardo. Oggi i bambini mangeranno in ritado. Un ritardo di oltre 40 minuti. Non è ancora del tutto chiaro cosa sia successo, anche perché la notizia è dell'ultimo minuto, ma il centro pasti Erbosa (quello della rondella per internderci e che doveva essere rimodernata già dal 2007) fa arrivare il pasto in ritardo anche se non in tutte le scuole che serve.

giovedì 19 febbraio 2015

Nuova gara d'appalto per la pappa a scuola

BolognaNidi











Bologna. La giunta delibera il bando di gara per il nuovo appalto del servizio di refezione scolastica. Con la liquidazione dell'azienda il nuovo soggetto privato, dovrà garantire maggiore qualità più controllo, maggiore attenzione alle indicazioni dei genitori e garantire la continuità lavoartiva dei lavoratori. La giunta prosegue tra rumore, confusione, incertezze e proteste. Crediamo che un'ordine sia temporale che d'informazione possa invece essere dato.

lunedì 16 febbraio 2015

Liquidazione Seribo. Parola ai sindacati

BolognaNidi


  














Oggi i lavoratori di Seribo sono 200. Questi 200 saranno trasferiti dall'azienda partecipata, che è in liquidazione, alla nuova azienda che vincerà l'appalto, e che gestirà il servizio della refezione scolastica a Bologna con circa 20 mila
pasti al giorno. Nonostante il cattivo servizio di Seribo, dimostrato soprattutto in questi ultimi tempi, nonostante il malcontento dei genitori, che hanno protestato in molti modi, nonostante le continue discordanze tra i soci amministrazione comunale e i soci privati, evidenti in queste settimane più che mai, nonostante tutto, lavoratori e sindacati sono fortemente preoccupati di fronte a questo passaggio. Abbiamo incontrato Emiliano Sgargi segretario Filcams (federazione italiana lavoratori commercio turismo e servizi) per capire meglio.

venerdì 13 febbraio 2015

Mensa-scuola in appalto? Parola a Francesco Errani

BolognaNidi














Francesco Errani è Consigliere tra i Democratici a Bologna. È difficile dargli una posizione netta nel partito, perché spesso si sposta più a sinistra, sempre ammesso che di sinistra si possa ancora parlare... Si è astenuto in Consiglio comunale sul Referendum sulla scuola pubblica che ha diviso la città di Bologna, ritenendo un errore non tenere conto di uno strumento di democrazia così importante e del voto di più di 85mila cittadini. Ha creato più percorsi partecipativi. Possiamo dire che il suo operato sta sotto una parola d'ordine: ascolto e partecipazione. Il percorso partecipato sull'infanzia, quello dell'estate 2013, è stata una sua iniziativa, il riconoscimento “istituzionale” delle mense cittadine comunali sono anch'esse ideate da lui.L'abbiamo incontrato per parlare di Seribo. Qualche giorno fa a Radio Città del Capo ha lanciato via etere una proposta: riprendere e seguire il modello di gara d'appalto ideato a Brescia. L'abbiamo incontrato per capire meglio la proposta e come si possa applicare alla gara d'appalto che seguirà dopo lo scioglimento di Seribo.

giovedì 12 febbraio 2015

Mensa-scuola in appalto? Parola a Marco Piazza


BolognaNidi



    















Marco Piazza è consigliere comunale del M5S. Da sempre si occupa della mensa scolastica e dell'azienda che fornisce i pasti in città, SeriBo. L'azienda da qualche giorno è al centro delle notizie locali per diversi motivi, ne abbiamo scritto a profusione. Sotto la lente d'ingrandimento dei media, SeriBo ha fatto affiorare tante e svariate mancanze: economiche, regolamentari, qualitative e di controllo. Tra breve l'azienda chiuderà i battenti e il servizio verrà affidata ad un soggetto privato tramite gara d'appalto, una storia già vista. Oggi abbiamo incontrato Piazza per capire il suo punto di vista sulla questione. 

martedì 10 febbraio 2015

Bologna: Seribo ancora nella bufera. Il sindaco chiede le dimissioni di Arduini.

 
 
"Ritengo opportune  le  dimissioni  dell'amministratore  delegato di SERIBO, Arduini, in quanto
primo  responsabile  gestionale della società, e il conseguente azzeramento del cda.". Il sindaco di Bologna Virginio Merola sembra aver scelto la linea dura. La richiesta di azzerare i vertici della partecipata che gestisce il servizio di refezione scolastica è arrivata ieri dopo che venerdì a causa della nevicata che ha imbiancato Bologna Seribo ha sospeso il servizio di refezione scolastica. Per giustificare questa scelta la società aveva spiegato che molti lavoratori non erano riusciti a raggiungere le cucine. Quando già genitori, insegnanti e dirigenti si erano organizzati per sostituire il pasto della mensa con uno portato da casa, Seribo aveva proceduto ad un parziale cambio di rotta arrivando a servire 2177 pasti in diverse scuole. Su quanto accaduto venerdì è stata aperta un'inchiesta per interruzione di pubblico servizio.
 
Già venerdì il sindaco aveva definito ingiustificabile, nonostante i disagi causati dalla neve, la mancata consegna dei pasti nelle scuole. Nel suo intervento di ieri, in apertura del Consiglio Comunale, Merola ha spiegato che quella che sta emergendo è in sostanza "una gestione inadeguata dell'emergenza". Gestione che è stata definita "non ammissibile". 
Il sindaco ha fatto sapere che  " al  più  presto  sarà convocata l'assemblea dei soci per ridisegnare  l'assetto aziendale della società in questa delicata fase di transizione." Infine Merola ha comunicato che l'amministrazione è determinata "a procedere alla impostazione di un nuovo assetto  della  produzione  pasti, che garantisca maggiore trasparenza e qualità per  un  servizio  così  importante  rivolto  ai  genitori  e  in particolare ai bambini". Nel nuovo assetto - ha precisato ancora il sindaco -  dovrà essere fondamentale un ruolo più  incisivo  dei  genitori  e dei lavoratori nelle attività di controllo della  qualità della produzione pasti".
 
Quello di un maggior potere di controllo da parte dei genitori è un tema che gli stessi rivendicano da tempo. Allo stesso modo è da tempo che i genitori invocano maggiori controlli da parte dell' amministrazione, socio pubblico e di maggioranza di Seribo, nei confronti dei soci privati. In tanti hanno apprezzato la linea adottata da Palazzo d'Accursio in merito al pasto mancato di venerdì, inutile però negare che molti genitori, non solo i più impegnati nella battaglia per una mensa di qualità, la considerino una mossa tardiva. Dai tanti commenti, sentiti in questi giorni fuori dalle scuole così come sui social network, emerge l'impressione che un episodio come quello di venerdì non si sarebbe verificato se l'amministrazione avesse mostrato anche in passato maggiore attenzione nei confronti dell'operato di Seribo. Insomma dispiace che la linea dura, se così possiamo definirla, sia arrivata al capezzale di una società che l'amministrazione ha già annunciato di voler liquidare.
 
Il tema è stato al centro di un lungo e duro intervento del consigliere Marco Piazza. "Quello  che  è accaduto  venerdì è anche il risultato del disinteresse del socio   pubblico  di  maggioranza  nella gestione" ha detto il consigliere 5 Stelle.  Per Piazza lo scontento del sindaco arriva troppo tardi.
Una riflessione questa che sembra appartenere a molti genitori.  
Piazza inoltre ha definito vergognoso il fatto che l'azienda abbia cercato "di scaricare la colpa  ai  lavoratori  facendo  circolare numeri non ufficiali di altissimo assenteismo". Secondo i 5 stelle, infatti, venerdì, " almeno due centri pasto su tre avevano sufficiente personale per garantire un pasto d’emergenza". Inoltre, secondo quanto sarebbe stato riferito dai lavoratori, alcuni sarebbero stati rimandati a casa o avvertiti di farlo mentre si stavano recando a lavoro. Questo però è un tema al vaglio dei Nas, incaricati di indagare su quanto accaduto venerdì e sarà compito della magistratura confermare o smentire tale ipotesi.
 
Se il Comune procederà nella direzione indicata nelle scorse settimane Seribo sarà liquidata e il servizio verrà affidato ad un gestore privato. Il futuro pone tante domande che non riguardano solo la trasparenza e la qualità invocate dai genitori ma anche il futuro dei lavoratori.  I dipendenti di Seribo appaiono preoccupati per la privatizzazione dell'azienda e indignati per la versione che li voleva assenti dal lavoro venerdì. Motivi che li hanno spinti a portare la loro protesta in consiglio comunale.
 

sabato 7 febbraio 2015

Torino, continua la battaglia per il pasto da casa. Intervista al legale delle famiglie


Portare a scuola un panino o un pasto preparato dai genitori e mangiarlo accanto ai compagni di classe nei locali della scuola: un'eventualità che sta facendo discutere in molte città d'Italia. Sono tanti, infatti, i genitori che, per protestare contro una mensa troppo costosa o scadente oppure per far fronte alla crisi economica, vorrebbero rinunciare al servizio di refezione scolastica senza però riportare i bambini a casa per pranzo e riportarli a scuola nel pomeriggio. A Torino la questione è finita in Tribunale e nei giorni scorsi il giudice civile ha rigettato il ricorso di un folto gruppo di genitori che chiedevano venisse loro riconosciuto il diritto di far pranzare i figli a scuola senza però usufruire del servizio mensa. I genitori sono intenzionati a proseguire la loro battaglia. Per cercare di capire meglio i contenuti di questa sentenza e le ragioni dei genitori abbiamo contattato l'avvocato Giorgio Vecchione, legale delle famiglie che vorrebbero vedersi riconosciuto il diritto di far  consumare ai propri figli, che frequentano le scuole elementari e medie della città, un pranzo domestico al posto del pasto offerto dal servizio di ristorazione scolastica.

Avvocato, quali erano le richieste formulate dai genitori?
La domanda principale che abbiamo posto al giudice era volta ad accertare il  diritto dei genitori, anche sulla base degli articoli 3 e 34  e 35 della Costituzione, di poter far consumare ai propri figli a scuola un pasto portato da casa, nell’ambito di quella  stessa libertà individuale che già consente loro di portare  e consumare la merenda per l'intervallo di metà mattina; abbiamo semplicemente chiesto che questo diritto fosse esteso anche per il pranzo. Se questo diritto fosse stato accertato il Ministero avrebbe dovuto far sì che il pasto da casa fosse consentito, mentre il Comune non avrebbe dovuto porre quegli ostacoli che oggi pone.
Perché il ricorso è stato respinto?
Aderendo ad un'eccezione del Comune, secondo cui l'Amministrazione non potrebbe essere obbligata a garantire un servizio alternativo e discrezionale, il tribunale ha ritenuto di non poter imporre all'amministrazione l'obbligo di organizzare questo servizio e di fatto ha negato il diritto invocato dai genitori di far consumare ai propri figli un pasto portato da casa. In realtà i genitori non hanno mai chiesto un servizio alternativo, ma hanno solo chiesto di potersi sottrarre da quello comunale senza essere obbligati a far uscire i figli da scuola per l’ora del pranzo.  A ben guardare, il servizio cui fa riferimento il Tribunale sarebbe semplicemente quello di provvedere alla pulizia dei locali in cui il pasto andrebbe consumato. Per il giudice non esiste l'obbligo di istituire un servizio di pulizia e dunque non esiste un diritto di portare un panino da casa.
Qual è a suo avviso il limite di questo ragionamento?
Il Tribunale, piuttosto che andare alla ricerca del fondamento, anche costituzionale, del diritto rivendicato, è andato alla ricerca di una norma che contenesse l’obbligo per l’Amministrazione di organizzare e di fornire un servizio diverso dalla mensa.  Di fatto il problema, il rapporto causa/effetto, è stato completamente ribaltato.  E’ dalla statuizione e dal riconoscimento del diritto, che, al limite, sarebbe potuto sorgere un onere dell’Amministrazione, peraltro tenuta a livello istituzionale, a garantire condizioni igieniche e di pulizia adeguate.
Il servizio mensa costituisce un servizio a domanda individuale. I genitori sono liberi di fruirne o meno. Nella sentenza viene ribadito che i genitori possono  far pranzare i figli a casa e riportarli a scuola prima dell'inizio delle lezioni.  I genitori però non sembrano accontentarsi di questa possibilità. Perché?
Non abbiamo mai messo in dubbio che il servizio mensa fosse un servizio a domanda individuale, non obbligatorio. Oggi, almeno in teoria, i genitori possono non richiedere il servizio mensa e portare i bambini a casa per il pranzo; dico in teoria perchè in molte scuole le Dirigenze scolastiche non lo consentono affatto.
Questa scelta, però comporta dei problemi per chi sceglie il tempo pieno. Nel tempo pieno, infatti, l'ora del pranzo è considerata orario scolastico a tutti gli effetti e dunque il non essere presenti a scuola durante il pasto costituisce un'ora di assenza.  Questo alla lunga incide sulle ore di presenza a scuola nel corso dell'anno scolastico. In pratica il genitore deve scegliere tra il far consumare al proprio figlio il pasto della mensa, farlo digiunare oppure farlo risultare assente ogni giorno per un'ora.  Ci sembra che questo sia un ricatto del sistema a tutti gli effetti.
Inoltre, non tutti i genitori possono prelevare i figli da scuola; la scelta del tempo pieno, molto spesso, è legata alle esigenze lavorative dei genitori che non hanno pause pranzo sufficientemente lunghe per prelevare i figli da scuola.  Riteniamo che anche le norme costituzionali sul diritto al lavoro siano tali da giustificare il diritto di scelta tra la mensa comunale ed il pasto casalingo.
Il panino al posto del pranzo è un tema che accomuna le richieste di molti comitati di genitori in diverse città italiane. Le amministrazioni in molti casi rispondono opponendo ragioni di carattere igienico-sanitario.  Cosa ha stabilito il giudice a riguardo?
Preciso in primo luogo che oggi, nel 2015, parlare solo di panino è riduttivo; oggi ci sono contenitori ermetici e termici che consentono la conservazione di cibi caldi anche per diverse ore.   Quanto alle esigenze igienico-sanitarie, non posso che confermare il fatto che esse rappresentano il paravento dietro al quale si nascondono le amministrazioni per proteggere il Servizio ed evitare defezioni.   L'amministrazione ha da sempre invocato norme igienico sanitarie, ma non è stata in grado di indicarne nemmeno una, tant’è che il giudice non ha neppure considerato la tematica, non meritevole di considerazione.  Ed infatti non esistono a livello nazionale norme che vietino di consumare all'interno delle scuole e dei refettori pasti portati da casa e pasti cucinati dal servizio di refezione scolastica. Sul punto avevamo anche l’avallo dell’ASL 1 di Torino.  Inoltre decine di regolamenti comunali consentono che gli alunni mangino un pasto portato da casa insieme ai compagni che usufruiscono del servizio mensa con una disciplina quasi “banale” e senza alcun onere aggiuntivo per la pubblica amministrazione.
Escluse le ragioni sanitarie, perché secondo lei le amministrazioni si oppongono al pasto portato da casa?
Credo che si tema la fuga dal servizio mensa, avvertita come eccessivamente onerosa e qualitativamente scadente.   Potendo scegliere di portare un pasto da casa molte famiglie potrebbero rinunciare al servizio e questo avrebbe delle ripercussioni economiche molto forti.  Concordo con il ragionamento proposto dal professor Carullo e reputo significativo che un docente universitario del suo calibro abbia sostanzialmente ribadito ciò che qui a Torino  i genitori sostengono da tempo.
La sentenza riconosce alle singole scuole la possibilità di far consumare ai bambini e ai ragazzi pasti preparati dai genitori.  Cosa ne pensa?
Gli istituti scolastici in virtù della propria autonomia possono organizzarsi perché ciò avvenga ma non possiamo aspettarci che i singoli dirigenti si interfaccino con la ditta appaltatrice del servizio di ristorazione, salvo buon senso.  Le aziende hanno come interlocutore il Comune non i dirigenti scolastici ed è da escludere che l’Amministrazione dia, sua sponte, agli appaltatori disposizioni tali da rendere possibile la scelta.  La possibilità di scelta dev’essere, per il futuro, riconosciuta attraverso la previsione stessa nei bandi e nei contratti d'appalto.  Non sarà certo questo diritto a far fuggire le ditte e farci assistere a gare d’appalto deserte.
Ricorrerete in Appello?
Sì, i genitori stanno già organizzando la consueta raccolta fondi e conferiranno a breve il loro mandato; l’atto di appello è già in corso di stesura.


La foto è tratta dalla pagina facebook del gruppo CaroMensa Torino






venerdì 6 febbraio 2015

Mensa: neve e pranzo da casa...

BolognaNidi













Bologna. Seribo sembra non imbroccarne una giusta. Oggi annuncia ai genitori che non servirà i pasti o tutt'alpiù freddi, causa della neve. Lo annuncia circa alle 9 del mattino con un preavviso di qualche ora, mentre i genitori tra neve e lavoro, dovranno capire come andare a prendere la prole affamata a mezzogiorno. Nonostante gli  imprevisti capitino e nonostante criticare oggi Seribo pare quasi un eccesso, uno sparare sulla croce rossa, ciò nonostante crediamo utile fare alcune considerazioni, se non altro, per un confronto con i nostri lettori .
Mal tempo Intanto la neve non è stata una sorpresa, era annunciata da diversi giorni e capire alle nove del mattino di non riuscire a servire i pasti di mezzo giorno, è difficilmente credibile. Non addentriamoci in supposizioni (del tipo, la disdetta dei pasti è stata talmente alta, da trovare più conveniente rinunciare a tutto il servizio), prendiamo per vere le troppe difficoltà a fornire la pappa a causa delle neve, ma se così fosse, significherebbe che l'efficienza dell'azienda partecipata, non è affatto tale o conveniente.
Dal passato Quando si annunciò il passaggio dalla gestione diretta a quella indiretta, furano attribuite più motivazioni: “il comune non è attrezzato a preparare e fornire pasti... un'azienda privata avrebbe fatto meglio e con meno sprechi economici, di materia prima... una gestione mista avrebbe garantito l'efficienza del privato e il controllo del pubblico. Vero? Dopo anni si può dire che non è andata affatto così. Ma è difficile fare un bilancio comparativo stringente e lo è anche perché mancano i dati economici e qualitativi che ci facciano capire le effettive differenze. Ciò detto, dobbiamo tener presente che la situazione legislativa e generale è completamente cambiata. Se ripensare al passato è forse assurdo, crediamo sia fortemente auspicabile che il nuovo servizio mensa sia riaggiornato senza preconcetti da parte di nessuno e facendo un po' di conti preventivi. E se oggi riaprire le cucine in ogni scuola, come era un tempo, sarebbe improponibile, sarebbe ora di individuare bene la scelta più idonea iniziando da una buona gara d'appalto che tuteli utenti e lavoratori .
Un annuncio importante: il pasto da casa. All'incontro tra genitori e l'assessore della scuola Marilena Pillati e l'assessore al bilancio e vice sindaco Silvia Giannini che si è svolto ieri, si è detto molto, le persone erano tante e gli interventi anche, ma una cosa importante si è precisata, ovvero la possibilità di portare il pasto da casa. Una possibilità che a Torino è stata negata ai genitori dal tribunale, mentre qui, pare possibile e praticabile, come del resto confermato dal professor Carullo. Questa scelta sarebbe davvero coraggiosa da parte della Giunta, perché aprirebbe la vera capacità di rendere partecipe i genitori nei confronti dell'azienda. L'utente così avrebbe la possibilità di far crescere il fatturato dell'azienda o togliergli il lavoro creando una concorrenza interna, fino ad ora svolta solo a parole. Ma se questo passaggio si farà,  come ci auguriamo, non sarà facile. Le domande sono tante: Come avverrà? Si apriranno più bandi d'iscrizione durante l'anno? Se ne aprirà uno all'anno? E in caso ci fossero tante rinunce al pasto, come saranno tutelati i lavoratori? E qui la parola spetta ai sindacati che per martedì annunciano uno sciopero.  

mercoledì 4 febbraio 2015

Servizio mensa: obbligo o possibilità? Il caso Torino



Il panino portato da casa può sostituire il servizio mensa? Nelle scuole pubbliche di Torino no. A stabilirlo è stato il Tribunale della città piemontese che ha respinto il ricorso presentato da 200 famiglie.  I genitori riuniti nel gruppo Caro Mensa Torino, avevano fatto ricorso contro l'obbligo di usufruire del servizio mensa chiedendo che i loro figli potessero consumare un pasto portato da casa.
Deluse e amareggiate per il rigetto le mamme però appaiono pronte a continuare la loro battaglia e, anche attraverso il gruppo attivo su Facebook, stanno valutando l'ipotesi di ricorrere in Appello.
A non convincere i genitori sembra essere soprattutto il motivo per il quale il ricorso è stato respinto.
Il tribunale ha spiegato che l'amministrazione non è in grado di organizzarsi per offrire un servizio alternativo. Servizio alternativo che - commentano molte mamme - non è stato però richiesto.  La richiesta dei genitori, infatti, era quella di poter rinunciare al servizio mensa, sostituendo il pasto con uno confezionato dai genitori.
Il tema del panino portato da casa in alternativa al pasto offerto dalla mensa non riguarda solo Torino e sono diversi i comitati dei genitori che stanno valutando questa ipotesi non solo come forma di protesta.  In tanti vedono nel pasto portato da casa una risposta al caro mensa. Il ragionamento che sta alla base è quello secondo cui la mensa debba essere un'opportunità e non un obbligo per le famiglie.
Sotto la mole, la protesta dei genitori contro il caro mensa è iniziata tempo fa.  Nel 2013 quasi 600 famiglie, 583 per l'esattezza, hanno presentato un ricorso al TAR contro i rincari stabiliti dall'amministrazione. Ricorso bocciato dal tribunale amministrativo con una sentenza emessa nell'agosto dello scorso anno. In quell'occasione però il tribunale non si era espresso in merito alla possibilità di non usufruire della mensa.  La questione "panino da casa" infatti era stata considerata materia da sottoporre al giudice ordinario.
La vicenda di Torino solleva una questione importante. Per le famiglie che scelgono di far frequentare ai bambini il tempo pieno, il servizio mensa costituisce un'obbligo o una possibilità? È possibile far convivere il tempo pieno con la rinuncia al servizio mensa.?  E ancora si può rinunciare alla mensa senza rinunciare ad un momento importante come il pasto a scuola?


martedì 3 febbraio 2015

Rondella nella crocchetta : i Nas scagionano il centro pasti, i genitori chiedono chiarezza



Martedì scorso, alla scuola dell'infanzia Rocca,  un bambino di 5 anni ha trovato una rondella in una crocchetta. Il fatto era stato immediatamente segnalato ai Nas.  Le indagini sono state concluse e i carabinieri non hanno riscontrato nessuna irregolarità nel centro pasti Erbosa, da dove arrivava il pasto servito al bambino.  Nel denunciare l'accaduto era stato sollevato il dubbio che la rondella di ferro, rinvenuta nell'impasto di una crocchetta di ricotta e verdure, provenisse da uno dei macchinari utilizzato per la lavorazione. Ipotesi subito dichiarata improbabile da Seribo e ora anche dai Nas. I militari hanno dichiarato buono lo stato di manutenzione dei macchinari e non hanno riscontrato nessuna irregolarità o carenza igienica nello stoccaggio delle materie prime.
La notizia però non sembra soddisfare i genitori. Con un comunicato congiunto l' Osservatorio Mense e il Comitato genitori  0-6 chiedono che siano svolte ulteriori indagini per accertare le responsabilità.
Martedì scorso, complice anche la fortuna, non ci sono state conseguenze ma quanto accaduto avrebbe potuto creare gravi  problemi e i genitori non nascondono il timore che fatti del genere possano ripetersi.
Resta comunque da capire come una  rondella di ferro possa essere finita nel piatto di un bambino di 5 anni. Una domanda che mi pongo come collaboratrice di Bolognanidi e ancor di più come mamma.



#LOTTOANCHIO, un selfie e una donazione per la lotta ai tumori infantili



Cresce ogni giorno il numero di coloro che partecipano al progetto progetto #LOTTOANCHIO.
L'obiettivo è quello di raccogliere 10.000 euro, cifra che permetterà ad AGEOP  di garantire un anno di ospitalità presso nelle case di accoglienza dell'associazione ad un bambino malato di tumore e alla sua famiglia. Il progetto può essere sostenuto con una donazione accompagnata da un selfie condiviso con l'hashtag #LOTTOANCHIO. Basta digitare questa frase per vedere le tante foto già condivise da chi ha preso parte all'iniziativa: bambini, professionisti, musicisti, famiglie hanno indossato i guantoni verdi per mostrare il loro impegno nella lotta ai tumori infantili accanto ai piccoli pazienti e alle loro famiglie.
L'idea è scaturita da un desiderio espresso da Andrea, un bambino di 5 anni, dopo il trapianto di midollo osseo.  "Adesso voglio la maschera dell'incredibile Hulk, perché ora sono più forte", una frase che racchiude nella sua semplicità un importante messaggio: i tumori possono essere battuti, ma occorre una grande forza. Forza che Ageop, da oltre trent'anni, cerca di infondere ai bambini e alle famiglie che varcano la soglia del reparto di Oncoematologia Pediatrica del policlinico Sant'Orsola di Bologna.

AGEOP
 In Italia ogni anno si ammalano di tumore 1600 bambini e 1000 adolescenti. Ageop ogni anno assiste 250 piccoli pazienti e i loro genitori.  Ageop (Associazione Genitori Ematologia Oncologia Pediatrica) è nata nel 1982.  L'associazione è stata fondata da un gruppo di genitori con l'intento di offrire sostegno e supporto a coloro che si sarebbero trovati a vivere la loro stessa esperienza. Nel 1989 dall'unione di Ageop con l'associazione "Ricerca sui tumori e leucemie del bambino" è nata AGEOP RICERCA.
Oggi l'associazione affianca i genitori nel loro percorso, gestisce 4 case di accoglienza, organizza progetti terapeutici e laboratori creativi, forma volontari qualificati, finanzia i contratti di 4 medici, 5 biologi e 3 psicologhe. I fondi raccolti con il progetto #LOTTOANCHIO sono destinati a garantire ospitalità presso le case di accoglienza che ospitano i bambini e le loro famiglie. L'assistenza gratuita permette alle famiglie di far accedere i bambini alle cure anche quando queste possono essere garantite da strutture lontane da casa. In tanti casi uno dei due genitori si trova costretto a lasciare il lavoro per assistere il figlio nel suo percorso terapeutico, una scelta che ha ripercussioni anche sul piano economico: l'accoglienza nelle case permette al genitore di stare accanto al bambino, una vicinanza che può avere risvolti positivi anche sulle cure.

8 febbraio, Giornata Mondiale di lotta al cancro infantile.
Domenica 8 febbraio si celebra la Giornata mondiale di lotta al cancro infantile. In occasione di questa giornata AGEOP ha organizzato una serie di eventi che dalle 10 alle 17 animeranno Piazza Maggiore. Il cartellone è molto ricco e rivolto a tutti. Tanti gli eventi pensati per i più piccoli: i bambini potranno scegliere tra il Corner dei golosi e il Corner degli artisti. I giovanissimi amanti della lettura potranno prendere parte ai laboratori di letture animate alla libreria Giannino Stoppani e gli scienziati in erba potranno dilettarsi con il Laboratorio delle Scienze organizzato dalla Fondazione Marino Golinelli. Tanti anche gli appuntamenti dedicati agli sportivi e ai curiosi.
Alle 17:30 nell'Auditorium Biagi della Sala Borsa ci sarà la premiazione, condotta da Malandrino e Veronica, dei partner di #LOTTOANCHIO. La serata si concluderà con " Catalano solo Reading", le letture con navigazione a vista di Guido Catalano.  Tutte le attività sono ingresso libero e il calendario completo degli eventi può essere consultato sul sito di Ageop.




lunedì 2 febbraio 2015

Finanziamenti ai nidi: parola alla senatrice Guerra


Maria Cecilia Guerra


















L'Onorevole Maria Cecilia Guerra ha un curriculum ampio, una profonda conoscenza delle politiche sociali e dell'economia. Già direttore e Docente al dipartimento di scienze delle finanze all'Università di Modena e Reggio Emilia, ha iniziato la carriera politica come sottosegretario durante il governo Monti, è stata viceministro del lavoro e politiche sociali con Letta ed è oggi Senatrice del Partito democratico. L'abbiamo incontrata per spiegarci di economie e servizi educativi. Un argomento complesso e articolato qui spiegato , con estrema lucidità e sintesi.