martedì 31 marzo 2015

Fuori tutti: giocare e imparare all'aperto

 
 
Ore trascorse a giocare in cortile, pomeriggi passati a pasticciare con l'acqua e la sabbia in spiaggia o a girovagare e scoprire le meraviglie della campagna o più semplicemente del giardino sotto casa. Attività compiute da piccoli sotto l'occhio vigile degli adulti e via via sempre più lontano dallo sguardo di mamma e papà. Sono tanti gli adulti che ricordano con nostalgia i momenti della propria infanzia trascorsi all'aria aperta. Con il passare degli anni, però, soprattutto nelle grandi città ai bambini sono stati via via sottratti spazi aperti in cui giocare liberamente. Spazi e luoghi verdi che noi adulti, genitori, educatori ed insegnanti dobbiamo cercare di restituire loro. Spazi per giocare e crescere ma anche spazi per apprendere. Studi e ricerche in questo campo infatti, ormai da molti anni, dimostrano che le esperienze all'aperto incidono positivamente sul benessere dei bambini e sulle loro capacità di apprendimento. L'educazione e l'apprendimento all'aperto sono state al centro del convegno Outdoor education, tenuto nell'ambito di DiDEA, fiera dedicata all''educazione e alla didattica che da quest'anno si è aggiunta ai tanti eventi della Fiera del libro per ragazzi di Bologna.
L'outdoor education non può essere considerata una moda e affinché diventi "normale", come è normale per i bambini stare all'aperto, richiede oltre alla progettualità educativa anche dei cambiamenti culturali. Per i bambini - ha spiegato Roberto Farnè, ordinario di pedagogia del gioco e direttore della rivista Infanzia dell'Università di Bologna - quello esterno è un ambiente naturale ma le paure degli adulti li  trasforma in dei "reclusi agli arresti domiciliari o scolastici". Una tendenza che deve e può essere invertita.

OUTDOOR EDUCATION: EDUCAZIONE ED APPRENDIMENTO "FUORI DALLA PORTA"
Outdoor education significa, letteralmente, educazione fuori dalla porta, ovvero all'aperto. In Italiano non esiste un termine analogo per quest'espressione che nella cultura anglossassone ha a che fare contemporaneamente con l'apprendimento, la socializzazione e la salute.  I bambini  nello stare all'aperto imparano e alcuni apprendimenti sono possibili solo all'aperto" 
Lo stare all'aperto permette di sviluppare le capacità motorie e quelle cognitive e i bambini dovrebbero poter stare fuori anche con la pioggia e con la neve. Questo richiede oltre ad un adeguato equipaggiamento anche il coinvolgimento dei genitori. Ed è per questo che i progetti di outdoor education, come ha spiegato ancora Farnè, richiedono il coinvolgimento dei genitori. Le famiglie dei bambini che frequentano nidi e scuole che seguono progetti di outdoor education devono sapere fin da subito che il progetto educativo di quella struttura prevede un uso "comune" dello spazio esterno.
Tagliare il ghiaccio, disegnare sulla neve, cercare foglie per poi classificarle, ascoltare il rumore della neve e della pioggia, osservare gli insetti, solo per fare alcuni esempi, sono delle attività che richiedono lo stare fuori. Si tratta di attività - ha spiegato Andrea Ceciliani, docente di metodi e didattiche delle attività motorie - che coinvolgono sia i movimenti grossomotori che quelli finomotori perché "all'aperto i bambini si spostano per portare la mano a contatto con l'ambiente". Ecco allora che la porta che separa l'aula dal giardino non è solo il limite che separa l'ambiente interno da quello esterno ma diviene la soglia che, oltrepassata ,permette di sperimentare nuove percezioni e prospettive.
All'esterno, infatti, i bambini possono sperimentare anche forme diverse di socializzazione, soluzione dei conflitti e risoluzione dei problemi.
Il vivere gli spazi aperti non significa semplicemente osservarli ma implica l'entrare nella natura e lo starci dentro in modo armonico e rispettoso. Tutto ciò richiede - ha spiegato Alessandro Bortolotti, docente di didattica e pedagogia speciale -  spazi e arredi che si inseriscano armonicamente nella natura, costruiti coinvolgendo insegnanti, educatori, bambini e genitori.
 
GIOCARE CON IL RISCHIO PER TENERSI LONTANO DAL PERICOLO
Nella nostra società i bambini trascorrono molto tempo all'interno di ambienti chiusi. A ciò, tra le altre cause, ha contribuito anche quello che è stato definito un atteggiamento "iper-protettivo dei genitori e degli adulti di riferimento". Va dunque da se che per restituire ai bambini la possibilità di sperimentare la vita all'aria aperta occorre convincere gli adulti, a partire dai genitori, ad essere un po' meno protettivi. Un freno alle attività all'aperto è la paura che i bambini possano farsi male o incorrere in incidenti più o meno gravi. Solo sperimentando il rischio però i bambini possono imparare a riconoscere ed evitare i pericoli. Un concetto apparentemente semplice ma forse difficile da accettare e che richiede di restituire ai bambini anche la possibilità di bagnarsi, inciampare, sbucciarsi le ginocchia cadendo sul ruvido.
 
STAR FUORI FA BENE ALLA SALUTE
L' efficacia dell'outdoor education è riconosciuta anche dalla medicina. " Esistono prove - ha spiegato Laura Reali, pediatra di famiglia e referente del gruppo ricerca dell'Associazione culturale pediatri - che lo stare all'aperto migliora lo sviluppo psicologico, cognitivo e relazionale sia nei bambini sani che in quelli affetti da diverse patologie e favorisce lo sviluppo di una salute fisica migliore". "Alla permanenza all'aperto sono associati ad esempio la riduzione del rischio di obesità e di carenza di vitamina D" ha spiegato la pediatra. Eppure, nonostante i potenziali vantaggi dello stare all'aperto i bambini trascorrono la maggior parte del tempo in ambienti chiusi. Ciò è dovuto in parte anche alle paure dei genitori che temono il rischio di malattie e l'inquinamento. La prima paura, quella che stando all'aperto i bambini si raffreddino e di conseguenza si ammalino, appare infondata perché "le malattie da raffreddamento non hanno niente a che vedere con il freddo e nella maggior parte dei casi sono causate da virus che, tranne alcune eccezioni, si trasmettono più facilmente negli ambienti chiusi".  La paura dell'inquinamento appare invece più concreta però l'esposizione agli inquinanti esiste  anche all'interno degli ambienti domestici e scolastici. Plasticizzanti, ritardanti di fiamma, preservanti del legno, solo per fare alcuni esempi, contengono sostanze dannose per la salute ". Insomma se è vero che stando fuori i bambini sono esposti all'inquinamento atmosferico lo è anche il fatto che il problema esiste anche al chiuso e in diversi ambienti l'aria è più inquinata e pericolosa  che non all'esterno.
 
 
BOLOGNA:L'OUTDOOR EDUCATION INIZIA AL NIDO
 A Bologna nell'anno educativo 2013-2014 è stato avviato un progetto di outdoor education nei nidi e nelle scuole dell'infanzia comunali. Il progetto, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell'Alma Mater e con la Fondazione Villa Ghigi, ha tra le sue finalità anche quella di sperimentare, a partire dal nido, spazi educativi fatti di un dentro e di un fuori. Il percorso sta portando e porterà centinaia di bambini, accompagnati da educatori ed insegnanti ad esplorare gli spazi esterni da quelli più vicini, come il giardino della scuola o del nido, a quelli speciali come " la scuola nel bosco", come ha spigato l'assessore alla scuola Marilena Pillati. Si tratta di un progetto che trova a Bologna radici profonde visto che fu proprio in città che nel 1917 l'assessore Mario Longhena lanciò le scuole all'aperto.
 
 


giovedì 26 marzo 2015

Ossiuri, la rivolta di genitori e peluche



Tutto è iniziato il 29 gennaio quando i genitori dei bambini delle Arcoguidi, scuola dell'infanzia (credo valga la pena dirlo subito) frequentata da una delle mie figlie, hanno saputo, attraverso una comunicazione della pediatria di comunità, che tra i bambini era stato riscontrato un caso di ossiuriasi. Gli ossiuri, che si diffondono molto facilmente,  sono dei vermicelli bianchi che vivono nell'intestino umano. Il contagio avviene quando i bambini ingeriscono  le uova del verme, uova che in seguito vengono deposte dalla femmina a livello dell'orifizio anale. 
Nella lettera inviata ai genitori, oltre alle informazioni relative alle modalità di trasmissione dei vermi venivano indicati anche gli accorgimenti per evitare il contagio, come il lavaggio frequente delle mani, e le misure da adottare in caso di infestazione. Nelle settimane successive, mentre i bimbi si lavavano diligentemente le mani prima di entrare in classe, tanti genitori si sono rivolti alle strutture pubbliche e private per effettuare lo “scotch test”, l'esame in grado di rivelare la presenza, non sempre visibile ad occhio nudo, del parassita.  In caso di risultato positivo il passo successivo è consistito nel rivolgersi al pediatra per la prescrizione del farmaco. Bambini e familiari, una volta  assunto il farmaco si sono dovuti attenere per due settimane ad una serie di regole, tra cui il lavaggio quotidiano ad almeno 60 gradi di biancheria intima, pigiami e lenzuola. Ai pediatri spettava, invece, il compito di segnalare all'ausl ogni nuovo contagio.
Gli ossiuri, presenti anche in altre scuole materne e nidi  del quartiere Saragozza, sono diventati rapidamente uno degli argomenti più gettonati tra i genitori, tanto fuori dalla scuola quanto nelle mailing list.
La svolta si è avuta nei giorni scorsi dopo che ai genitori è stata consegnata una seconda circolare. Questa volta, oltre alle indicazioni già fornite, tra le misure di prevenzione compariva anche il consiglio di non far  portare ai bambini  bambole e peluche a scuola. Questa la goccia che sembra aver fatto traboccare il vaso e che ha  spinto un gruppo di genitori di una delle sezioni della scuola   a scrivere una lettera aperta all'Ausl e creare la pagina facebook Peluche contro i vermi. 
"Da qualche giorno, i bambini della scuola dell'infanzia Arcoguidi Pace di Bologna non possono più portare i loro pupazzi di peluche nel dormitorio durante l'ora del riposo pomeridiano" scrivono i genitori che bollano come tardive e "di poca efficacia" le indicazioni ricevute per contrastare l'infestazione. "La verifica della diffusione dell'infestazione è stata lasciata alla buona volontà dei singoli genitori" scrivono i promotori della protesta che, con un gioco di parole, parlano di  "un verme che si morde la coda" . Viene descritta una situazione in cui "i bambini guariti vengono di nuovo contagiati da quelli che si sono nel frattempo infestati".  Per fronteggiare questa situazione i genitori, convinti che non basti vietare i peluche, chiedono che venga indetto in tutte le scuole del quartiere, entro il primo aprile, uno " svermi-day" , rivolto a chi ancora non ha effettuato il trattamento . Tra le richieste c'è anche quella di procedere, nel corso delle vacanze pasquali, ad una sanificazione degli ambienti scolastici con mezzi adeguati ad eliminare le uova dei parassiti.
Per dare maggiore visibilità alle loro richieste i promotori della pagina facebook hanno invitato gli altri genitori a condividere una foto con un messaggio di sensibilizzazione che abbia come soggetto il pupazzo che i bimbi non possono portare a scuola. Le immagini dei "peluche dimostranti" possono essere postate direttamente sulla pagina del social network oppure inviate via mail a peluchevsvermi@gmail.com.
 
La protesta è rimbalzata rapidamente sui quotidiani e sui siti web di Bologna e quasi in contemporanea è arrivata, affidata ad un comunicato stampa, anche la risposta dell'Ausl. Nella nota si legge che sono state fornite tempestivamente, attraverso la lettera del 29 gennaio ed in un successivo incontro, le appropriate indicazioni di prevenzione e profilassi.  "Una accurata igiene personale, con particolare attenzione per il lavaggio delle mani e delle parti intime, e la pulizia regolare degli ambienti di vita dei bambini, a scuola come a casa, dei loro abiti, della biancheria da letto e da bagno e degli oggetti da loro comunemente utilizzati, sono le fondamentali norme di prevenzione" si legge nella nota. Il comunicato contiene anche quella che appare una bocciatura indiretta della richiesta di uno "svermi day". L'ausl scrive che "il trattamento farmacologico, che può essere prescritto dal Pediatra o dal Medico di Medicina Generale, è efficace per la scomparsa dell’infezione, ma non è appropriato a scopo  preventivo". Viene inoltre ribadito che la "terapia farmacologica consiste nella assunzione di una singola dose di farmaco per via orale, da ripetere dopo due settimane, ed è raccomandata anche ai familiari e ai conviventi." Inoltre viene spiegato che "le infezioni da ossiuri, più frequentemente riscontrabili nei bambini sino a 14 anni, sono estremamente comuni, ma non pericolose per la salute e si risolvono con una semplice terapia farmacologica e il rispetto delle comuni norme igieniche". "La trasmissione - si legge ancora nel comunicato - avviene per via oro-fecale. Le uova sono trasportate alla bocca attraverso le mani sporche o, più raramente, attraverso oggetti contaminati, come ad esempio i giocattoli." Infine vengono forniti i numeri dei casi accertati che nel 2015 sono stati in totale 46, tre dei quali riguardanti adulti.
Personalmente, una pulizia straordinaria della scuola non mi sarebbe dispiaciuta mentre la richiesta di uno "svermi day" mi ha suscitato non poche domande. Un''iniziativa del genere potrebbe davvero convincere chi non l'ha ancora fatto a sottoporsi al test e ad un eventuale trattamento? Ipotizzando, in via assolutamente teorica ed astratta, che ci siano genitori che rifiutino di effettuare il test e far assumere il farmaco ai propri figli, come potrebbe uno "svermy day" conciliarsi con la facoltà, riconosciuta a ciascuno, di rifiutare un trattamento sanitario?
 
 
 
 
 
 
 
 



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mercoledì 25 marzo 2015

Nidi d'infanzia e servizi educativi: Palazzo d'Accursio amplia i termini per iscrizioni e Isee

 
 
Dopo un incontro con i Caf  Palazzo d'Accursio ha deciso di ampliare i termini per le iscrizioni ai nidi d'infanzia del sistema integrato comunale.  I genitori interessati avranno a disposizione una settimana in più e le domande d'iscrizione potranno essere presentate dal 15 aprile al 19 maggio.
Il modulo di iscrizione sarà disponibile all'indirizzo http://scuola.comune.bologna/.
Il posticipo dovrebbe permettere a tutte le famiglie, intenzionate ad iscrivere i propri bimbi al nido, di ottenere in tempo utile la Dichiarazione sostitutiva unica (DSU) o la ricevuta di avvenuta presentazione, che deve essere presentata contestualmente alla domanda di iscrizione. Inoltre per consentire alle famiglie di avere i documenti necessari entro la nuova scadenza, i Caf - fa sapere l'amministrazione - si sono impegnati a dare priorità nelle prenotazioni a coloro che necessitano di un appuntamento per l'iscrizione ai nidi d'infanzia.
 
La DSU è il documento utilizzato dall'INPS per calcolare l'Isee, importante criterio per la formazione delle graduatorie d'accesso ai servizi e per la definizione delle rette a carico delle famiglie. Calcolato direttamente dall'INPS sulla base dei dati forniti con la DSU, l'ISEE sarà a disposizione delle famiglie entro dieci giorni dalla presentazione della DSU stessa. Palazzo d'Accursio ricorda, inoltre, che in base alle nuove regole i redditi ai quali fare riferimento nel 2015 devono essere quelli del 2013.
 
Il termine per l'iscrizione ai nidi non è stato l'unico ad essere posticipato : Palazzo d'Accursio, infatti, ha deciso di prorogare al 15 luglio il termine di presentazione, inizialmente fissato al 30 aprile, della DSU o del nuovo ISEE per le famiglie i cui figli già frequentano i servizi educativi e scolastici.

Bologna: il 15 aprile aprirà il bando per i nidi, attenzione alla DSU



Dal 15 aprile a Bologna potranno essere presentate le domande di iscrizione ai nidi d'infanzia del sistema integrato comunale. Il bando resterà aperto fino al 12 maggio. Insieme alla domanda di iscrizione i genitori dovranno presentare anche la Dichiarazione sostitutiva Unica (DSU) o la ricevuta di avvenuta presentazione.  La DSU è il documento utilizzato dall'INPS per elaborare l'ISEE ( Indicatore della situazione economica equivalente), utilizzato dall'amministrazione per la formazione delle graduatorie d'accesso ai servizi e per la definizione delle rette.

L'amministrazione invita i genitori che desiderano avvalersi dei Caf per il calcolo e il rilascio del nuovo Isee a prenotare il prima possibile in modo da ottenere i documenti necessari in tempo utile.
Il consiglio deriva dalla normativa che ha modificato le modalità di calcolo e rilascio del nuovo ISEE. Quest'ultimo non viene più rilasciato contestualmente in sede di compilazione: ciò significa che non verrà fornito dal Caf o dal commercialista. Le nuove regole prevedono, infatti, che l'ISEE debba essere resa disponibile ai cittadini entro 10 giorni dalla data di presentazione della DSU. L'ISEE verrà calcolato direttamente dall'INPS sulla base dei dati dichiarati e di quelli acquisiti dagli archivi dell'Agenzia delle Entrate.
Sempre secondo la nuova normativa i redditi ai quali fare riferimento devono essere quelli relativi al secondo anno solare precedente alla presentazione della DSU, dunque nel 2015 ci si deve riferire ai redditi prodotti nel 2013.
I genitori intenzionati a iscrivere i propri bimbi al nido già in possesso del nuovo ISEE potranno presentarlo contestualmente alla domanda di iscrizione, in alternativa alla DSU.
L'ISEE può essere richiesta autonomamente registrandosi e inserendo i propri dati sul sito dell'INPS.



lunedì 23 marzo 2015

Nidi: tra assunzioni e gare d'appalto

 










La Buona Scuola ha dato i numeri, tanti numeri. Ad oggi abbiamo siamo di fronte a questa prospettiva: 100 mila le assunzioni da settembre sui diversi ordini e gradi di scuola. per quelle  d'infanzia si ipotizzano 5mila per posti vacanti e disponibili, e 18mila con posti nuovi in organico. Per il sostegno ne sono previsti oltre 3000, comunque molto inferiori rispetto alle esigenze reali e rispetto all'aumento delle richieste. In questo piano, come ovvio, non ci sono cenni rispetto al personale dei nido e in generale sui servizi 0-3. Il nido rimane fuori, perché sono sotto la voce dei servizi a domanda individuale e sono a cavallo di spesa tra tanti ministeri: sociali, familiari, dell'infanzia delle pari opportunità....La Buona Scuola che stravolgerà l'impianto scolastico, modificherà radicalmente anche i servizi educativi che verranno accorpati alla scuola come il primo tratto educativo e formativo per i più piccoli. E i nidi sono oggi così messi male, tra tagli, abbassamento della qualità, chiusura e dismissione, che rientrare nel comparto scuola non potrà che fagli bene. Il che è tutto un dire. Intanto SE questo avverrà le assunzioni  del personale non saranno più soggette ai limiti (tantissimi) che hanno oggi gli Enti da cui oggi dipendono. Ma questo accorpamento alla scuola favorirà anche la qualità anche se indirettamente. Perché? Perché prevedibilmente entro il 2016, avverrà anche una modifica rispetto agli appalti pubblici, modifica dettata dalla UE, e che prevede che gli Enti dovranno scegliere l'offerta economicamente più conveniente. Oggi i servizi 0-3 a gestione indiretta, scelti tramite  gara d'appalto, sono tanti e sono in aumento. Immaginate cose potrebbe succedere se i comuni continuassero ad essere impossibilitati ad assumere e contuassero a mettere in gara d'appalto con le norme sopra dette? Nel migliore dei casi si verificherebbe quello che è già successo a Roma durante il governo Alemanno qando si sono estesi i servizi, con retta a 600 euro mensili. In quel caso neanche le vie legali sono servite. E immaginate la qualità dove sia finita?               

giovedì 19 marzo 2015

Auguri a tutti i papà

BoNidi













Ho sempre trovato strano festeggiare i papà il giorno di San Giuseppe. In fondo Giuseppe non fu il vero padre quello carnale. In fondo Giuseppe è solo una comparsa, quasi un paravento, una scusa di credibilità terrena, nell'intricata storia di Gesù, dio e spirito Santo. Tra tutti i santi l'ho sempre trovato il più romantico e in qualche modo il più commovente. Non è stato torturato come tanti altri, non ha dimostrato grandi doti di forza o particolari arguzie, ma forse come tutti i papà (o almeno quelli che immaginiamo esser buoni padri) ha saputo portar pazienza e dare protezione. Pazienza e protezione due doti poco affascinanti nell'immaginario collettivo. Ma non era da tutti sposare una donna in cinta, ci voleva coraggio riconoscere un figlio che non era suo soprattutto visti i tempi .... la storia ci narra di un angelo che gli appare in sogno per spiegare che la sua giovanissima fidanzata (poco più di una bambina) nonostante fosse in cinta, era vergine e che questo figlio era nato da un'entità astratta. Ci vuole coraggio, fantasia e grande umanità a credere, accettare e agire di conseguenza a questa annunciazione onirica. Ho sempre pensato che Giuseppe credette anche alla giovane Maria per amore per fiducia e volontà. I quattro evangelisti lo trascurano,  non dicono le sue origini e non accennano alla sua  morte...semplicemente non si presenta sotto la croce. Dobbiamo presumere fosse già morto ma non sappiamo con certezza. In questo giorno, voglio ricordare a tutti i papà due opere che narrano di Giuseppe, il padre dei padri, con uno sguardo più attento e amorevole, uno è il film "Per amore solo per amore", con Diego Abbatantuono, tratto dall'omonimo libro di Pasquale Festa Campanile, l'altro è una lettura ben più impegnativa di Josè Saramago "Il vangelo secondo Gesù".    

mercoledì 18 marzo 2015

I nidi e la guerra dei poveri


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Siamo in guerra. Le diverse fazioni hanno diversi interessi e lottano per la sopravvivenza. Tutti gli interessi in campo sono legittimi ma il fatto è che quando ognuno pensa al proprio, non ha modo di vedere l'insieme delle cose, perde lucidità e appiglio con la realtà. Di cosa stiamo parlando? Di nidi come sempre. Vediamo di spiegarci.

martedì 17 marzo 2015

Bologna, ok del Consiglio alla privatizzazione della refezione scolastica





Un altro passo verso la privatizzazione della refezione scolastica è stato compiuto: ieri il Consiglio Comunale ha approvato la delibera che apre le porte all'affidamento ad un privato del servizio. Al nuovo gestore, che sarà individuato tramite gara, sarà ceduto il ramo d'azienda e Seribo, la partecipata di cui il Comune detiene oggi il 51%, sarà liquidata. La delibera è stata approvata con 22 voti favorevoli della maggioranza compreso quello del sindaco. Forza Italia, Lega, Cinque Stelle, InsperBo e Gruppo Misto hanno votato contro e Mirco Pieralisi di AmBOVen si è astenuto.
 
L'approvazione della delibera che segna il futuro delle mense è stata accolta con entusiasmo dal sindaco . " Sono  soddisfatto  per  l'approvazione  della  delibera  sul  futuro della refezione  scolastica,  un  passo concreto e importante per investire nella qualità  del  servizio" ha dichiarato Virginio Merola.  "  Abbiamo  lavorato per arrivare ad una delibera che potesse  raccogliere  le  istanze  delle famiglie e salvaguardasse in pieno l'occupazione, e credo che quello di oggi sia un risultato importante" - ha proseguito, spiegando che ora l'amministrazione si impegnerà al massimo "
per costruire un contratto di servizio che  metta  al  centro innanzitutto la qualità dei pasti per le bambine e i bambini  delle  nostre  scuole,  aumenti  i poteri di controllo di Comune e genitori, e ci consegni un servizio efficiente come la nostra città merita, già a partire dal prossimo anno scolastico".
Il futuro della refezione scolastica bolognese deve passare ora per la pubblicazione del bando di gara attraverso il quale sarà individuato  il soggetto che dovrà gestire il servizio per i prossimi 5 anni, dal prossimo settembre fino al giugno del 2020.
I centri pasto resteranno di proprietà del Comune che li affiderà in comodato d'uso al soggetto gestore.  Una volta terminato il nuovo centro pasti del Lazzaretto, i cui lavori dovrebbero cominciare a settembre, si procederà a ristrutturare il vecchio centro pasti di via Erbosa.
Il documento approvato ieri contiene anche indicazioni importanti in merito a temi cari ai genitori come il loro maggiore coinvolgimento nel sistema di controllo e monitoraggio e la messa a regime, da parte del gestore, di un sistema di rilevazione della qualità che tenga conto anche del gradimento percepito dagli utenti e che miri ad un costante miglioramento del servizio.
Infine, ma non certo per importanza, la delibera punta a salvaguardare il lavoro dei dipendenti di Seribo, tema che è stato oggetto di un confronto serrato tra amministrazione e organizzazioni sindacali, giunte ad un'ipotesi di accordo lo scorso 10 marzo.
 
Il futuro ci dirà chi avrà il compito di preparare e servire i pasti nelle scuole frequentate dai nostri figli. Un servizio efficiente, una mensa di qualità, un servizio degno di una città che dovrebbe avere nel suo dna l'attenzione per i più piccoli e il mondo della scuola sono temi sui quali i genitori si battono da anni e sicuramente non indietreggeranno di un passo nel rivendicare le loro richieste. Chiunque si troverà a gestire il servizio si troverà davanti genitori attenti, consci dei propri diritti, disposti a collaborare ma anche a segnalare anomalie e malfunzionamenti. Altrettanto dovrà fare l'amministrazione per non far rimanere sulla carta i propri poteri di controllo. 
 
 
 
 
 
 
 
 

giovedì 12 marzo 2015

Cosa succede nei nidi?

BoNidi








Siamo di fronte ad una grande confusione. Stanno accadendo tante cose, difficile da relazionare e intanto non si capisce la politica in che direzione stia remando. A livello nazionale si fa strada l'approvazione al ddl 1260. Il ddl ora aggregato alla Buona Scuola, ipotizza finanziamenti permanenti e per la prima volta statali.  Riconosce poi i servizi come il primo tratto scolastico e formativo. Questo sarebbe davvero fondamentale perché significherebbe togliere la spesa dalle fragili spalle dei comuni una volta per tutte. La Senatrice Puglisi (prima firmataria del ddl) in una recente conversazione, rimarca con entusiasmo come si sia vicini al traguardo. Il ddl si trasforma in legge delega e così si riducono i tempi. Bene. Ma i contesti locali vanno in direzione opposta, i nidi continuano a contrarre l'offerta e abbassare la qualità. Facciamo due esempi: Roma e Parma.

domenica 8 marzo 2015

Auguri alle donne

"E in fondo cosa ci abbiamo guadagnato con la rivoluzione sessuale? Che possiamo fumare in pubblico?"
Da un film di Doris Day

giovedì 5 marzo 2015

L'infanzia nella Genova degli anni '50



















Elio Baldini ogni giorno pubblica su fb le fotografie del cortile davanti a casa, del panorama dei dintorni o di animali. Vive solo tra gli appennini del bolognese, ha una folta barba bianca e assomiglia un po' al nonno di Heidi. Queste immagini che vagano online  ripetute e a volte ritoccate, mi accompagnano nel quotidiano. Mi accorgo da questa piccola finestra fittizia che arriva la primavera, oppure che si scioglie la neve...I misteri e la forza di internet. Mi ha incuriosito questo signore che ho incontrato casualmente online e che non vive del tutto solo, ma con i suoi gatti. Ho voluto incontrarlo per farmi raccontare la sua infanzia.E così inauguriamo un nuovo ciclo di interviste sull'infanzia. Alternando colloqui con persone note o meno. L'idea è fare una sorta di riflessione leggera e senza sovrastrutture, rispetto all'infanzia, quella di oggi e quella di ieri, per cogliere le differenze delle generazioni, per pensare a com'è cambiata la visione del bambino, del figlio e dell'educazione.

mercoledì 4 marzo 2015

Celiachia e mensa scolastica: due mamme raccontano


 
Lunedì c'è stato lo sciopero dei dipendenti Seribo. L'azienda ha sostituito il pranzo con un pasto freddo, pasto sostitutivo che però non è stato garantito a tutti i bambini.Venerdì pomeriggio, infatti, l'azienda che gestisce il servizio di refezione scolastica ha fatto sapere ai genitori che non sarebbero state garantite le diete speciali, ad eccezione di quelle vegetariana e senza maiale. La comunicazione   ha lasciato di sasso molti genitori e non è stata accolta di buon grado dalle mamme e dai papà i cui figli, a causa di intolleranze o problemi di salute, usufruiscono di diete speciali. Abbiamo incontrato Eleonora e Autilia, mamme di due bimbe celiache che frequentano la scuola  Arcoguidi. La mancata consegna del pasto alternativo è stata un'occasione per provare a capire la percezione del servizio da parte dei bambini celiaci che frequentano le scuole dell'Infanzia della nostra città.
 
Scelta discriminatoria - Una cosa è certa, Autilia ed Eleonora, come probabilmente molti altri genitori, sono arrabbiate per quanto accaduto lunedì. " Ho trovato la scelta discriminatoria. Mi sarei aspettata maggior rispetto nei riguardi di bambini che seguono una dieta speciale per problemi di salute" afferma Autilia spiegando di non capire cosa  " a livello logistico e organizzativo, abbia impedito che ai bambini celiaci venisse recapitato un pezzo di pane senza glutine e una fetta di prosciutto anch'essa senza glutine". Sulla stessa linea anche Eleonora. "La notizia ha lasciato increduli me e mio marito,  che a stento siamo riusciti a credere che si potesse continuare su un percorso di così tanta insensibilità " .
Venerdì, dopo aver saputo che le diete speciali non sarebbero state garantite Eleonora e suo marito si sono messi alla tastiera e hanno scritto una email al settore istruzione di Palazzo d'Accursio, una lettera in cui hanno definito la sensibilità del Comune "assolutamente carente".  " Si ignora completamente il disagio che potrebbe avere il bambino  nel sentirsi escluso" spiega.
La mancata consegna delle diete speciali non è sfuggita all' Osservatorio mense scolastiche che , nelle ore immediatamente successive alla comunicazione di Seribo, aveva parlato di  discriminazione tra chi usufruisce  delle diete speciali e gli altri. Parole che non possono non trovare d'accordo le due mamme. "Penso che sia discriminatorio e assolutamente contrario ad ogni politica di inclusione che dovrebbe prevedere un impegno maggiore per realizzare la parità di trattamento a favore di soggetti svantaggiati" spiega Eleonora.  Per sostenere la sua tesi la mamma richiama le linee strategiche per la ristorazione scolastica in Emilia Romagna.  Eleonora cita testualmente la pagina 64 del documento in cui si legge che " il  bambino che deve seguire una dieta speciale ha il diritto di consumare il suo pasto a scuola" e che " le istituzioni coinvolte hanno il l dovere di creare le migliori condizioni ambientali perché ciò avvenga." "I menù speciali sono formulati in modo da discostarsi il meno possibile dai menù in uso per evitare di stigmatizzare il bambino" cita ancora Eleonora che quel documento deve averlo letto e riletto decine di volte.
C'è anche un altro punto su cui Eleonora e Autilia concordano: quanto accaduto lunedì poteva essere evitato. Per Eleonora la soluzione non era difficile: sarebbe stato sufficiente fornire pane senza glutine, normalmente distribuito, e prodotti confezionati senza glutine.  "Mi risulta che agli altri bambini sia stato somministrato il formaggio philadelphia,  assolutamente somministrabile ai celiaci" aggiunge Eleonora
 
Un episodio tra tanti - Agli occhi delle due mamme quanto accaduto lunedì appare come l'ennesimo episodio di una gestione poco attenta alle esigenze di chi usufruisce delle diete speciali. " Questo è soltanto l'ultimo di una serie di sviste grossolane che rendono il servizio scadente" afferma Autilia. Le due mamme portano come esempio le festività e non riescono a spiegarsi perché  " i bambini celiaci debbano vedersi recapitare un prodotto confezionato, laddove agli altri arriva il prodotto fresco da forno" come accaduto in occasione della festa di San Petronio e del pranzo di Natale.
" Inutile dire che a Natale non si è fatto neanche lo sforzo di trovare un panettone senza glutine ormai venduto in tutti i supermercati" spiega, non senza amarezza, Eleonora che nel corso dell'anno ha scritto più volte ad amministrazione e Seribo.
Tra le sue tante segnalazioni Eleonora ricorda la questione dei piatti ecocompatibili in sostituzione di quelli di plastica. " Per i bambini celiaci è stato deciso l' impossibilità del pari trattamento adducendo motivazioni del tutto risibili"  spiega . In questa occasione quello che è tossico per gli altri evidentemente non lo è per chi ha già problemi alimentari" conclude.
 
Menù poco trasparenti - Le due mamme, infine, puntano il dito contro la modalità di comunicazione dei menù. "Non c'è trasparenza" accusa Autilia spiegando che  la dicitura "verdura cotta/ cruda" così come quella "prodotto dolce/ salato" non identifica la pietanza, che nel menu normale è invece specificata. "Perché a noi, genitori di bambini con problemi di salute che ricadono pesantemente sulla loro alimentazione e sulla loro crescita fisica e psicologica, non è dato sapere cosa mangiano esattamente i nostri figli?" si chiede la mamma. Questa domanda Eleonora l'ha posta a chi di dovere. " Alla mia richiesta specifica di avere menù completi veniva risposto che vi era una difficoltà nell'elaborazione  delle centinaia di dati relativi alle diete che rendevano difficile la comunicazione." Una risposta che la mamma giudica inaccettabile e per giunta arrivata dopo telefonate e mail senza risposta.   









 

 

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martedì 3 marzo 2015

2 marzo, il panino sdoganato?

Lo sciopero dei dipendenti Seribo può dirsi completamente riuscito: l'adesione dei lavoratori addetti alla preparazione e allo scodellamento dei pasti ha raggiunto il 93%. La protesta è stata messa in atto contro la volontà della giunta di liquidare la partecipata che gestisce il servizio di refezione scolastica per poi procedere alla privatizzazione del servizio.
In occasione dello sciopero nelle scuole è stato fornito un pasto alternativo, ma non tutti i bambini lo hanno avuto: le diete speciali, ad eccezione di quelle vegetariane e senza maiale non sono state garantite. A farne le spese sono stati i bambini celiaci e quelli intolleranti o allergici a cui è stato  permesso di portare il pasto da casa. In questa falla del servizio sembra però risiedere una sorta di sdoganamento della possibilità di consumare in classe, insieme ai compagni, un pasto differente da quello offerto dal servizio di refezione scolastica. Questa almeno è la tesi sostenuta dall'Osservatorio cittadino Mense scolastiche.  Per l'organizzazione dei genitori ieri è caduta " la foglia di fico della possibile contaminazione tra pasto fornito dal gestore del servizio e cibo portato da casa". Insomma per i genitori dopo quanto accaduto ieri il pasto portato da casa non potrà più essere negato neppure quando a mobilitarsi saranno le famiglie, come in città è già accaduto due volte.  Peri i genitori dell'osservatorio  la giornata di ieri può essere considerata " uno spartiacque" che ha definitivamente archiviato " le questioni sanitarie" legate alla contaminazione del cibo portato da casa con quello della mensa, motivazione che ha fatto discutere in occasione dei precedenti "scioperi del panino".
La privatizzazione del servizio di refezione scolastica è destinata ad aprire un periodo caldo sul fronte mense e non è escluso che lavoratori e genitori si mobilitino ancora. Per questo motivo l'Osservatorio ha chiesto che venga reso pubblico al più presto "un documento in cui siano chiaramente elencate le caratteristiche di ogni situazione prevedibile". In altri termini i genitori chiedono che venga messa nero su bianco, una volta per tutte, la possibilità, in occasioni che esulano l'ordinario, di poter fornire ai bimbi un panino o un pasto preparato a casa. Questo eviterebbe le scene, a volte tragicomiche, a cui si è assistito in passato dovute alla "libera interpretazione" , variabile da scuola a scuola, delle indicazioni fornite da amministrazione e Seribo.  " D'ora in poi - si legge nel comunicato dell'Ossrvatorio - quando una mobilitazione dei genitori sarà ufficialmente proclamata, sarà possibile il panino per tutti, senza se e senza ma".
Intanto la macchina dell'Ossrvatorio non si ferma e il 10 marzo alle 20,30 presso il centro Frasinetti ( via Andreini 18) ci sarà una nuova assemblea dei genitori. Tanti i temi da discutere: dal nuovo bando di gara agli assaggi, dalla riscossione del "credito etico" alle azioni congiunte con i lavoratori.