venerdì 24 aprile 2015

Ecco perché il pomeriggio ai privati non funziona






















Toscana. Daniela Lastri è stata assessore della scuola di Firenze per 10 anni. Oggi è consigliera in regione Toscana, mastica pane e politica da anni, e da  anni si interessa e impegna sui temi della scuola e delle disparità di genere. E' stata tra i fondatori del Partito democratico,  eppure di recente, ha annunciato la sua auto-esclusione dal partito. L'abbiamo incontrata per commentare le attuali politiche sui servizi portate avanti in regione, ma anche di quelle di Firenze  e del vicesindaco Cristina Giachi.

mercoledì 22 aprile 2015

24 aprile: giornata mondiale contro la meningite



Il 24 aprile si celebra in tutto il mondo la giornata mondiale contro la meningite. La meningite è  un'infiammazione delle meningi, la membrane che rivestono il sistema nervoso centrale e proteggono il cervello e il midollo spinale. Si tratta di una delle malattie che più spaventano i genitori. La paura di questa malattia, che può avere esiti fatali,  torna e si acuisce ogni volta che le cronache raccontano la storia di una bambino o di una bambina strappati alla vita da una meningite fulminante.
Ogni anno in Italia si registrano circa 1000 casi di meningite. Come si legge su Epicentro, il portale del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità, la malattia può avere origine virale, batterica o essere causata da funghi. La forma virale, detta anche meningite asettica è quella più diffusa e solitamente si risolve senza gravi conseguenze. La meningite batterica, invece, seppur più rara, può avere conseguenze fatali. I batteri responsabili della malattia sono principalmente tre:  meningococco, pneumococco ed emofilo.
Come per altre patologie un'arma efficace prevenire questa malattia è costituita dalle vaccinazioni. Come si legge ancora su Epicentro  "oggi sono disponibili vaccini per la prevenzione delle infezioni da Haemophilus influenzae di tipo b (Hib), da Neisseria meningitidis (meningococco) di tipo A, B, C, Y, W135 e da alcuni sierotipi di Streptococcus pneumoniae (pneumococco), efficaci già nel primo anno di vita.".
Da diversi anni in Italia, il Comitato nazionale contro la meningite promuove la giornata dedicata alla sensibilizzazione e prevenzione della malattia e gestisce il sito www.liberidallameningite.it in cui sono disponibili notizie, approfondimenti e materiale scaricabile sulla patologia e sulle vaccinazioni disponibili. L'organizzazione ha promosso anche la campagna #liberidallameningite per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle forme di prevenzione di questa malattia che miete vittime soprattutto tra i più piccoli.  L'iniziativa rappresenta la parte social della più vasta campagna  “Contro la meningite P.U.O.I. fare la differenza”, giunta alla sua terza edizione. PUOI sta per previeni, unisciti, osserva e informati. L'invito è quello a vaccinare, unirsi al Comitato Nazionale contro la Meningite, segnalare le disfunzioni informative, osservare i sintomi per favorire una diagnosi tempestiva ed informarsi sui rischi e le conseguenze della malattia.
In occasione della Giornata Mondiale contro la Meningite sarà attivo, come gli anni scorsi, il numero verde 800 090 155.  Dalle 9:00 alle 20:00 pediatri ed igienisti risponderanno ai genitori fornendo informazioni sulla malattia e sui vaccini disponibili. Inoltre il Comitato Nazionale contro la Meningite mette a disposizione dei genitori l'app "Liberi dalla meningite", l'applicazione per smartphone e tablet può essere scaricata gratuitamente da Applestore e Googleplay.

Scuole, nidi e bambini in Ticino, riflessioni di una mamma bolognese

 

 
 
"All'estero è sempre tutto meglio". "La scuola italiana resta la migliore". Frasi generiche e generaliste che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sentito pronunciare. Cosa succede davvero fuori dallo stivale? Quali sono le impressioni e le esperienze dei genitori italiani alle prese con scuole e servizi educativi fuori dal belpaese? A queste due domande cercheremo di dare delle risposte attraverso una serie di interviste a mamme e papà che negli ultimi anni hanno lasciato l'Italia per motivi di lavoro.
L'intervista di oggi ci porta appena fuori dai confini nazionali: a Locarno, nel Canton Ticino. A raccontarci la sua esperienza in questa cittadina turistica affacciata sul Lago Maggiore è Cristina, bolognese d'adozione che quasi due anni fa si è trasferita in Ticino insieme al marito e ai tre figli. La sua esperienza dunque rappresenta un piccolo spaccato di due esperienze: quella sotto le due Torri e quella ticinese.
Quale è stata la tua prima impressione dei servizi educativi a Locarno?
Il primo approccio è stato sicuramente positivo ed efficiente, siamo stati contattati dalla direzione scolastica sia per Anita che doveva frequentare l’ultimo anno di scuola dell’infanzia, che per Martino che invece doveva essere inserito in quarta elementare.
Mio marito già a fine giugno è stato invitato a fare un colloquio conoscitivo con la maestra di Anita e in agosto Martino ha invece dovuto sostenere un esame, a cui sottopongono tutti gli allievi stranieri, per capire in che classe inserirlo. Eravamo molto preoccupati,  ma già con il test abbiamo capito che il programma svizzero delle elementari è più esile rispetto a quello italiano.
Il tuo figlio più grande frequentava una scuola elementare a Bologna, come è stato il passaggio?
Il passaggio per mio figlio è stato piuttosto traumatico, perché a Bologna era inserito in una classe con dei bimbi con cui andava molto d’accordo e aveva anche un buon rapporto con le insegnanti.  Qui in Ticino c’è solitamente la maestra unica e la sua è brava e preparata. Purtroppo è stato meno fortunato con i compagni di classe, perché è stata una classe creata ex novo in quarta con dei bambini molto difficili e ci sono stati diversi episodi spiacevoli. A onor del vero devo dire che la sua classe è un’eccezione in una scuola abbastanza piccola considerata valida per la preparazione degli insegnanti e per la tranquillità del contesto.
Ci sono altre figure ad affiancare la maestra unica?
La maestra unica insegna tutte  le materie principali, poi ci sono la maestra di musica ,di ginnastica e di attività creative. Qui si insegna ancora canto e in quinta si impara a suonare il flauto. Si fanno tre ore di ginnastica a settimana e dalla terza anche un'ora di nuoto. Durante l'anno, inoltre,  ci sono varie uscite ed attività extra scolastiche come teatro e cinema, che di solito sono a carico della scuola.
Quali sono le differenze che avete notato di più?
La differenza più evidente fra il sistema svizzero ed italiano è l’organizzazione dei tempi. Qui in Ticino la scuola inizia il 1° settembre e termina alla fine di giugno, ma ci sono molte vacanze in mezzo e il mercoledì, dalla materna alle medie, si esce tutti alle 11.30 . Ogni giorno la scuola ha una pausa pranzo tra le 11.45 e le 13.30, in cui di solito si va a pranzo a casa.
Tasto dolente: il programma scolastico svizzero alle elementari è certamente più ridotto rispetto a quello italiano, per cui Martino si è trovato a ristudiare anche quest’anno in quinta argomenti soprattutto in matematica, che aveva affrontato in terza. Inoltre non si studia la storia né la geografia come la intendiamo noi, si fa più uno studio dell’ambiente partendo dal Ticino, ma perdendo così un po’ le radici della nostra cultura, che comunque anche qui è di base italiana.
Inoltre c’è un gran dibattito sul tema dei compiti, che vengono dati in forma ridottissima e soprattutto in quarta e quinta. L’idea è che si deve lavorare per lo più in classe, ma io venendo dall’esperienza italiana mi chiedo se mio figlio potrà imparare un metodo di studio valido, senza dover quasi mai lavorare a casa.
La tua seconda bimba, invece, frequentava la scuola dell'infanzia. Hai notato differenze significative?
Mia figlia a Bologna frequentava la scuola dell’infanzia Zamboni e rispetto a qui mi sembra che ci fosse una programmazione annuale e più di squadra fra le insegnanti. Qui invece ogni insegnante lavora un po’ più individualmente e c’è più spazio per l’improvvisazione, con quel che ne può derivare di buono e meno buono.
In compenso qui Anita aveva un giardino fantastico, con giochi in legno, prato e fiori curatissimi che in orari non scolastici funziona da parco pubblico, questo fa capire che c’è solitamente un grande rispetto per la cosa pubblica, per cui un parco non viene quasi mai sporcato o deturpato e la mattina dopo può tornare ad essere usato dai bambini senza problemi.
 A Bologna i tuoi figli hanno frequentato scuole e nidi pubblici a tempo pieno. Avete fatto la stessa scelta? Perché?
Qui non ci sono altre alternative al tempo pieno dalla scuole dell’infanzia alle medie; al nido invece pubblico o privato scegli tu l’orario mezza giornata o giornata intera e paghi a seconda del tempo scelto, come succede anche in Italia.
Alla scuola dell’infanzia tranne il primo anno che di solito si frequenta solo per mezza giornata, dai 4 anni si esce alle 15.30 mentre alle elementari tutti escono alle 16.15, con la pausa pranzo in mezzo. Il mercoledì scuola dell’infanzia ed elementari terminano alle 11.30. L’orario delle scuole è uguale per le scuole in tutta la Svizzera, mentre si diversificano da Cantone a Cantone la data di inizio e fine della scuola e le vacanze durante l’anno
I tuoi figli frequentano la mensa scolastica? Come è organizzata?
La scuola dell’infanzia ha solitamente sempre la mensa, mentre alle elementari alcune scuole non offrono questo servizio, a mio avviso invece ancor più indispensabile man mano che i bimbi diventano grandi e i genitori lavorano. L'anno scorso Anita aveva la mensa che si appoggiava ad un ristorante vicino affiancato da un centro diurno. Lo chef è molto bravo e i bambini mangiavano delle cose buonissime e creative. La scuola elementare invece non ha mai avuto la mensa fino a gennaio di quest’anno quando è stata istituita una piccola mensa dentro una Fondazione. I bambini, seguiti da un'insegnante, mangiano insieme alle persone disabili che frequentano il centro. Mi pare che la cosa stia funzionando, anche se ancora devono un po' tarare il menù sui gusti dei bambini.
Per te a Bologna mensa e doposcuola erano la norma, come vi siete organizzati?
Devo dire che le insegnanti raccomandano di non mandare i bambini a mensa o anche a servizi come il doposcuola se non è assolutamente indispensabile, perché secondo loro i bambini si stancano troppo. Io chiamo i bambini di qui, “i bambini di cristallo” perché sembrano troppo delicati per affrontare giornate con scuola, mensa e doposcuola, cosa che in Italia è invece assolutamente normale. A Bologna tutte le mamme lavorano e pochi hanno la fortuna di avere l’aiuto dei nonni. Qui al contrario poche mamme lavorano a tempo pieno e molti hanno i nonni, pochi quindi si appoggiano a baby sitter o tate fisse. Per certi versi sembra una società di qualche anno fa, a cui anch’io mi sono dovuta adeguare, mando infatti i miei figli a mensa solo nei giorni in cui lavoro.
I tuoi figli più grandi hanno frequentato due diversi nidi pubblici bolognesi. Che ricordo hai di quella esperienza?
Martino ha frequentato l’asilo nido Zamboni, mentre Anita lo Zaccherini Alvisi. Devo dire che la qualità delle insegnanti era altissima in entrambi i casi. Anita però è stata più fortunata per la struttura, infatti l’asilo Zamboni era in un condominio  e il giardino era veramente poco accogliente, mentre lo Zaccherini aveva più che un giardino, un vero e proprio parco, dove i bambini potevano correre nel verde. In giardino hanno fatto bellissime esperienze con giochi d’acqua e orto. Entrambi i miei bimbi hanno fatto comunque un percorso anche molto stimolante, oltre che educativo. Io ho un’altissima opinione dei nidi pubblici bolognesi, mi sembra che lo standard sia molto alto. Dalla loro esperienza mi sono convinta ancor di più dell’importanza dell’asilo nido per l’autonomia e lo sviluppo del bimbo nei primi anni di vita.
Il tuo bimbo più piccolo frequenta il nido?
Michele ha 20 mesi e da febbraio frequenta un nido privato. Con due settimane di frequenza quotidiana e graduale di giorno in giorno ha potuto fare l’inserimento, che non ha comportato particolari problemi. Adesso frequenta solo il lunedì e venerdì.  Michele va volentieri all’asilo, ma non ha la continuità che sarebbe necessaria.
La struttura è molto bella: il nido è situato in una villetta indipendente un po’ in collina con un magnifico giardino, in cui ho visto anche degli scoiattoli. Di solito i bimbi giocano dentro o in giardino e hanno anche una stanza dedicata al disegno e alla pittura.
Come giudichi questa esperienza?
Fin da subito abbiamo notato il vantaggio di mandarlo all’asilo, adesso vuole mangiare da solo e beve quasi esclusivamente dal bicchiere e non più dal biberon, ha fatto un bello scatto di autonomia. Anche qui le insegnanti mi sembrano brave e preparate, ma con un gruppo bimbi tutti i giorni differenti è più difficile fare delle attività comunitarie.
Ripeto, credo che per i bimbi sia molto importante e stimolante frequentare l’asilo nido, per il rapporto con adulti diversi dai genitori e anche per la socializzazione. Opinione che però qui non è condivisa da tutti: in Ticino c’è ancora l’idea diffusa che sia meglio che il bimbo rimanga con la mamma o al massimo con i nonni, fino almeno alla scuola dell’infanzia.
È stato semplice trovare un posto al nido?
A Locarno c’è un solo asilo nido pubblico e il bimbo viene inserito in lista d’attesa solo se entrambi i genitori lavorano. L’inserimento di prassi viene fatto nelle ultime due settimane di agosto, per cui se tu trovi lavoro, come è successo a me, in febbraio dovresti aspettare agosto per inserirlo. Siccome già dall’autunno ho cominciato a cercare lavoro, naturalmente mi sono dovuta organizzare per poter fare i colloqui. Ho cominciato così a chiamare i 2 asili nido privati per vedere se potevo inserirlo in quelle strutture. Ho fatto i colloqui con le direttrici, ma anche qui per trovare posto ho faticato non poco e telefonando periodicamente, finalmente sono riuscita a trovate posto per almeno due giorni a settimana dalle 8.30 alle 15.30, per un costo di 460 franchi al mese più 200 di iscrizione, il chè con il cambio attuale equivale a 460 euro al mese a cui vanno aggiunti i pannolini che devono essere forniti dalla famiglia. 
Come giudichi questi costi?
Se avessi un lavoro a tempo pieno e dovessi tenere il bimbo all’asilo tutti i giorni tutta la giornata, come facevo a Bologna, pagherei circa 1200 franchi al mese. Pensavo che l’asilo pubblico avesse dei costi più accessibili, ma più o meno le tariffe si equivalgono per chi ha redditi medio alti, dunque è conveniente solo se si ha un reddito molto basso.
Quella in cui vivi è una città turistica. Ci sono spazi a misura di bambino?
Questo è il punto forte del Ticino e di tutta la Svizzera, i giardini sono belli e molto ben curati, si vede proprio che viene impiegato molto personale perché tutto sia perfetto. Naturalmente questo dà la percezione della liquidità economica che c’è qui. Il problema è che i parchi si possono frequentare per lo più con il bel tempo, d’inverno quando spesso piove occupare le giornate libere diventa più complicato.
Siete sempre stati degli assidui frequentatori della Sala Borsa e dei teatri per bambini e ragazzi. Hai trovato la stessa attenzione alla cultura per l'infanzia?
Per certi aspetti la qualità delle proposte culturali per bambini e ragazzi è buona, per altri invece si avverte un po’ di provincialismo. A volte bisogna un po’ cercarsi le “perle” leggendo ed informandosi, ed essendo anche magari disposti a fare qualche chilometro in macchina. Spesso infatti andiamo a vedere spettacoli teatrali e mostre anche a Bellinzona, che dista da qui circa venti minuti di macchina. Del resto però lo facevo, soprattutto per il teatro ,anche a Bologna, dove spesso trovavo proposte stimolanti per i miei figli anche in provincia. Purtroppo qui invece non c’è quel pullulare di proposte di laboratori e letture che c’è a Bologna, che trovavo alla Sala Borsa o ai laboratori di Start. Ci sono alcune manifestazioni interessanti dedicate ai bambini, ma limitate nel tempo, in forma di piccoli festival.
Devo dire invece che forte dell’esperienza pluriennale del Festival del Film di Locarno, le proposte cinematografiche anche rivolte ai bambini hanno sempre una qualità altissima, per cui io cerco sempre di far partecipare i miei figli, perché ho constatato che non ne siamo mai rimasti delusi né io né i bimbi.
Cosa porteresti di Locarno a Bologna?
A Bologna mi piacerebbe tanto portare i bei parchi di Locarno nel centro della città, dove tolto il preziosissimo Giardino del Guasto non si sa mai dove portare i bambini. Porterei anche il rispetto per la cosa pubblica, la fiducia nelle istituzioni e la quasi totale pulizia delle strade, e ancora l’attraversamento pedonale senza pericolo per cui i bimbi più grandicelli possono andare a scuola da soli tranquillamente. Porterei anche la semplicità con cui si possono fare accordi commerciali: quando ho trovato lavoro, il contratto è stato scritto insieme da me e dalla mia datrice di lavoro, lei l’ha registrato ed ecco fatto, mi paga anche cash, mi versa i contributi dovuti, e sembra tutto fin troppo semplice
Domanda inversa, cosa porteresti di Bologna a Locarno?
Da Bologna trasferirei qui un po’ più di “movida”, io abitavo in Piazza Verdi e mi manca la vita anche movimentata bolognese. Porterei la Sala Borsa con tutti i suoi volumi e le sue iniziative e in generale l’attività culturale bolognese sempre effervescente e i corsi e i laboratori di ogni tipo. Porterei qui senz’altro anche la Libreria Giannino Stoppani. Da pochi mesi una ragazza ha aperto una piccola libreria dedicata ai bambini, cosa che mancava completamente, è solo un piccolo negozio rispetto ai vasti confini della Giannino Stoppani. Io però ero così felice quando hanno inaugurato il negozio, che sono stata la prima cliente. In generale trasferirei anche alcune eccellenze sanitarie di Bologna come la pediatria del Sant’Orsola, il Rizzoli e il reparto di Senologia del Bellaria. Infine trasferirei anche pizza e gelato che a volte qui lasciano un po’ a desiderare!! 
 
 


 


 
 
 

 
 

 
 

 

 
 
 
 
 
 
 


 


 
 
 
 
 



 
 



martedì 21 aprile 2015

Lo sciopero e la Buona Scuola













Bologna. Mentre Renzi si dichiara contrario allo sciopero della scuola proclamato per il 5 maggio (forse non ha notato che è un alternativo martedì invece del solito venerdì!) nella sede della cisl di Bologna ieri si è consumato  un dibattito sulla Buona Scuola. A volte non si capisce come mai il presidente del consiglio possa procedere con tanta forza e velocità rispetto alle riforme. Ma se si ascolta l'opposizione i motivi si fanno evidenti.

lunedì 20 aprile 2015

Educare i bambini: quante domande....

Educare i bambini








"Ho verificato le spese nei bilanci e da lì, dai numeri, i bambini non si vedono" ha esordito Elisabetta Gualmini vicepresidente della regione ER e assessore al Welfare al convegno Educare i bambini: quante domande...che ha organizzato la nostra associazione. "Questo non significa- ha continuato l'assessore- che durante il mio mandato intenda contrarre la spesa agli anziani per darla all'infanzia. Ben inteso, non si

martedì 14 aprile 2015

Educare i bambini: quante domande...


Per la prima volta, dal 1971, i posti al nido superano le richieste. Il dato però cela situazioni molto diverse: famiglie che rinunciano a iscrivere i propri figli e famiglie che non trovano posto oppure non possono usufruire di una struttura facilmente raggiungibile. Chi e perché rinuncia al nido? Chi è perché non trova posto nei nidi comunali?  Chi si occupa della famiglia e dei servizi educativi? Cosa sta succedendo in Emilia Romagna? A queste domande, che quotidianamente i genitori si pongono, cercherà di dare una risposta il convegno "Educare i bambini, quante domande..." in programma il prossimo 17 aprile a Bologna.
Organizzato dall'associazione BolognaNidi, il dibattito avrà al centro lo stato di salute dei servizi educativi dedicati ai bambini da 0 a 3 anni. I nidi costituiscono un'importante risorsa educativa e sociale, eppure sono sempre di più, in tutta Italia, i servizi che stanno chiudendo o rischiano di chiudere. A Reggio Calabria non c'è più un nido pubblico, molte regioni sono lontane dall'obiettivo di Lisbona e anche nella nostra regione, in cui i nidi hanno rappresentato a lungo un modello, non mancano criticità e difficoltà.  Al dibattito parteciperanno la vicepresidente della regione Emilia Romagna, Elisabetta Gualmini, Cristiano Gori, dell'Università Cattolica di Milano, esperto di welfare e politiche locali, SilviaNicodemo, avvocato e docente di diritto pubblico dell'Università di Bologna, Sandra Benedetti, responsabile  u.o. dell'area infanzia e genitorialità del servizio politiche familiari, infanzia e adolescenza della regione,
L'incontro sarà moderato da Laura Branca, giornalista freelance e fondatrice dell'associazione BolognaNidi. Nata dall'esperienza dell'omonimo blog, dal 2011 BolognaNidi si occupa di educazione e servizi educativi, raccogliendo intorno a se genitori, educatori, pedagogisti, insegnanti e giuristi. L'associazione promuove dibattiti ed incontri. Notizie ed approfondimenti sul mondo dell'infanzia e dell'educazione sono i temi portanti intorno a cui ruota.
Il convegno si terrà nella Sala Marco Biagi, in via Santo Stefano 119 alle ore 17. 


lunedì 13 aprile 2015

L'infanzia non si appalta: parola ai gentiori


Francesca Di Marco



















Firenze. I servizi educativi stanno cambiando rapidamente, in una città dove nidi e scuole erano considerati un pregio e facevano la differenza del benessere collettivo. Una città che ha dato fin dalle origini tanti servizi, sopratutto tanti nidi e con un grande slancio ha diffuso e creato qualità. Oggi le cose sono diverse e molte cose stanno accadendo. Per ricostruire un quadro credibile di situazione complessa, abbiamo incontrato tante persone. Chi i servizi li gestisce, chi li ha fatti, chi li ha vissuti e chi li ha abitati. Faremo seguire diversi post d'approfondimento per dare a ogni parte in causa voce. Lo scenario a cui siamo di fronte è lo stesso che si presenta in molte città la situazione è difficile e incerta per questioni economiche e legislative. Nel caso fiorentino la tendenza è appaltare, convenzionare, mettere in concessione, strutture nuove e vecchie... Firenze ha creato una forte gestione indiretta siamo oltre al 50% dell'offerta complessiva sullo 0-6. L'ultima notizia della cronaca locale coinvolge le scuole d'infanzia. Qui i pomeriggi saranno gestiti da settembre da privati, mentre la mattina rimarrà personale pubblico. Il conflitto si è accesso subito tra sindacati, lavoratori e genitori contro politici e amministratori. E come sempre succede politica e amministrazione dichiarano che la gestione privata ha la medesima qualità del pubblico, citando le leggi che tengono insieme i due sistemi e basano il tutto sui controlli, ma tutte queste rassicurazioni e norme non convincono e i cittadini e la protesta sale. Oggi abbiamo incontrato Francesca Di Marco che è mamma e fa parte della rete L'infanzia non si appalta ma è anche insegnante. La sua visione è certo molto interessante anche perché interna al sistema da più punti di vista.

sabato 11 aprile 2015

Vuoi un posto al nido? 1000 euro, grazie!


BolognaNidi



















Roma. Che la situazione economica del comune di Roma sia difficilissima lo sappiamo tutti. Che un nido debba costare fino a 1000 euro al mese però non può che far soffrire... Almeno fa soffrire me che i nidi li ha sempre difesi, con i mezzi che aveva, anzi no, con i mezzi che sono riuscita a inventarmi: un blog e

martedì 7 aprile 2015

Al pomeriggio arriva la maestra di cooperativa

BolognaNidi











Firenze. Da settembre le scuole d'infanzia avranno due tempi. La mattina la maestra del comune farà il solito programma e il pomeriggio la maestra del privato condurrà attività alternative quali motoria, inglese o altro.

mercoledì 1 aprile 2015

Nidi aziendali: welfare, responsabilità, educazione



Il nido aziendale non è una nursery in cui le dipendenti di un'azienda possono lasciare i propri bambini. I nidi aziendali, accolgono sì i figli dei dipendenti e delle dipendenti delle aziende che li creano, ponendosi però come parte di un sistema di servizi integrato per l'infanzia radicato nel territorio. In altre parole i nidi aziendali dovrebbero essere dei servizi attraverso i quali le imprese collaborano con i soggetti pubblici e quelli privati alla realizzazione di un sistema di servizi per l'infanzia che abbia al centro i bambini. I nidi aziendali sono stati protagonisti del convegno Nidi aziendali, il ruolo sociale dell'impresa, uno dei sei appuntamenti dedicati da Didea, evento nell'evento all'interno della Fiera del libro per ragazzi di Bologna.

Quando si parla di servizi educativi per la fascia 0-3 e 0-6 anni non si può non fare riferimento all'agenda di Lisbona che nel 2000 ha fissato al 33% la copertura degli asili nido per i paesi dell'Unione Europea, quota che nel nostro paese è stata raggiunta da poche regioni tra cui L'Emilia Romagna. In Italia frequenta il nido il 12% dei bambini, una media però che risente di forti disomogeneità territoriali in particolare tra le regioni del Sud e quelle del Nord-Est. Disparità che si riflettono anche sull'occupazione femminile giacché da anni studi e ricerche mostrano che laddove è maggiore la presenza di servizi per la prima infanzia lo è anche il tasso di occupazione delle donne.

L'incontro che si è tenuto in fiera aveva tra i suoi obiettivi quello di mettere intorno ad un tavolo le diverse competenze, da quelle pedagogiche a quelle degli architetti che progettano le strutture, per ragionare intorno al concetto fondamentale di qualità.
Quando le aziende danno vita ad un nido aziendale attivano un ruolo sociale. Un concetto, quello della responsabilità sociale dell'impresa, che animava già l'esperienza dei nidi voluti da Adriano Olivetti, un'esperienza che ha fatto storia e che negli anni'60 e 70 costituiva un oggetto di studio per coloro che si occupavano di pedagogia. In Italia, infatti, i nidi aziendali vantano una tradizione antica, seppur non diffusa. L'esperienza di Ivrea, messa in campo da Olivetti, conteneva in se due concetti oggi molto importanti: il welfare interno e l'apertura alla comunità.

Milano: l'esempio del Nido Bicocca
Sono diverse nel nostro paese le esperienze di nidi aziendali ed interaziendali, realtà che differisconoe tra loro per organizzazione, gestione, numero di bambini accolti. Susanna Mantovani, ordinario di pedagogia dell'università milanese, ha illustrato l'esperienza del nido "Bambini Bicocca".
Il nido sperimentale, la cui supervisione scientifica è affidata a Susanna Mantovani, è attivo dal 2005. La struttura sorge nell'ala ristrutturata di una vecchia scuola elementare, ceduta dal comune all'università a patto che vi venisse realizzato un nido e che un terzo dei posti dello stesso fosse destinato ai bambini del quartiere. Il nido, coordinato dal Consorzio Bambini Bicocca, ospita 64 bambini dai 3 mesi ai 3 anni. Il nido accoglie i figli dei dipendenti della Bicocca, dei residenti del quartiere e dei dipendenti di un gruppo di aziende convenzionate. Le rette sono stabilite secondo criteri di reddito e i dipendenti dell'università possono iscrivere i propri bambini allo stesso costo dei nidi comunali. Nel tempo la possibilità di usufruire del servizio è stata estesa anche a specializzandi, dottorandi, assegnisti, borsisti e docenti a contratto.
Le rette, per il tempo pieno, vanno dai 300 ai 465 euro.  Il servizio ha in media un costo di 800 euro a bambino di cui l'80% relativo alle spese per il personale. L'Università, attraverso il dipartimento di Scienze della Formazione, oltre ad offrire gli spazi si occupa del supporto scientifico, del coordinamento pedagogico e della formazione del personale. 
Organizzato in tre sezioni, il nido dispone di un giardino in cui, grazie anche all'ausilio di una docente di botanica, vengono realizzati diversi progetti ed atelier. Tra le particolarità del nido c'è quello di essere anche un laboratorio di formazione, che accoglie ogni anno circa 12 studenti della facoltà di Scienze della Formazione. Il nido dispone anche di un osservatorio che permette, ad esempio ai ricercatori, di osservare senza essere osservati, a patto però, che le educatrici ne siano informate.
Il nido ha promosso la costituzione di una rete nazionale di nidi universitari e partecipa a progetti di ricerca italiani ed internazionali. Nel 2013 ha vinto il Sodalitas Social Award per le "iniziative di responsabilità sociale realizzate da istituzioni ed enti pubblici".
L'esperienza ha mostrato nel tempo che la presenza di un nido aziendale "crea comunità" all'interno dell'Ateneo e nel territorio.  Inoltre, la presenza di un nido aziendale - ha spiegato Susanna Mantovani - non spinge le donne a tornare prima al lavoro" ma costituisce una forma di sostegno alla genitorialità.

Bologna: il nido Mast
A Bologna esistono oggi diversi nidi aziendali. Tra i più conosciuti ci sono il Filonido voluto dalla regione e  L'Isola dei tesori realizzato dall'Agenzia delle Entrate in collaborazione con il Comune. Tra le esperienze nate dall'iniziativa di imprenditori privati appare innovativa quella del Nido Mast, realizzato dall'omonima fondazione che fa capo all'imprenditrice Isabella Seragnoli. Il nido, inaugurato nel 2012, ospita 65 bambini. La struttura ospita i figli dei collaboratori del gruppo Coesia ed una quota di posti è riservata, in convenzione con il Comune, ai nuclei familiari del quartiere. Ai collaboratori del gruppo  viene praticato  uno sconto sulle rette, calcolate come per i servizi comunali sulla base del reddito. Il nido è gestito direttamente dalla fondazione che si avvale della collaborazione di Reggio Children e delle coopertaive Cadiai e Giannino Stoppani.
Tra le varie attività proposte figurano anche l'apprendimento dell'inglese attraverso la musica atelier dedicati a natura e colore.

Perché il nido aziendale? Perché il nido?
Il progetto pedagogico è parte essenziale nella progettazione e realizzazione di un nido aziendale, in quanto servizio però questo per poter durare nel tempo deve rispondere anche ai criteri di sostenibilità e flessibilità. "Affinché i dipendenti di un'azienda scelgano il nido aziendale questo non solo deve essere facilmente raggiungibile - ha spiegato Caterina Segata, responsabile dei servizi all'infanzia della Cooperativa Dolce - ma deve richiedere un contributo economico molto simile a quello del pubblico o del privato convenzionato". Un'altra caratteristica che il nido deve avere è quella della flessibilità. I nidi aziendali, in genere, offrono un servizio che negli orari ricalca quello degli altri servizi presenti nel territorio. Una leva che può spingere i genitori a scegliere il nido aziendale è rappresentata però dalla flessibilità in entrata e in uscita, che permetta al bambino, fermi restando i momenti fondamentali come la nanna o la pappa, di trascorre più tempo con i genitori.
Se i motivi che possono spingere un genitore a scegliere il nido aziendale sono relativamente semplici da comprendere più complessi sono quelli che dovrebbero spingere le imprese ad investire nei nidi. Motivi che sono in parte sovrapponibili a quelli che dovrebbero spingere anche il pubblico a investire nei servizi 0-6.  Perché investire nei nidi? A questa domanda ha cercato di rispondere Andrea Bairati, direttore Innovazione ed education di Confindustria. In estrema sintesi si può dire che, nella visione confindustriale, un investimento nei servizi dedicati alla prima infanzia può avere , nel lungo periodo, effetti economici positivi. Effetti economici che non riguardano solo i tassi di occupazione femminile. Il dirigente di via dell'Astronomia ha mostrato l'esistenza di una relazione positiva tra la frequenza del nido e i risultati scolastici e tra la frequenza dei servizi 0-6 e un minor abbandono scolastico, un fenomeno quest'ultimo che ha forti ripercussioni economiche. In altri termini, in una visione di lungo periodo, un investimento sui nidi non solo sostiene il welfare ma può essere considerato un investimento anticipato sulle risorse umane.

Nella foto il nido Mast