martedì 30 giugno 2015

A Modena chiudono due nidi



BolognaNidi


















Modena. “Per la prima volta, dalla storica data del 1969, a Modena, un nido chiude, anzichè aprire...” così si legge sul sito dei genitori modenesi. Il fatto è notevole e per più motivi. Il primo è che la chiusura pratica ormai diffusa, prende forma anche nella regione che è la culla dei servizi, poi c'è da sottolineare che ciò avviene proprio a Modena. 

lunedì 29 giugno 2015

Assunzioni maestre? Il partito si muove da Bologna

BoNidi














Bologna: Oggi in città si avvia una contrattazione politica lunga e difficile. Per i risultati, se ce ne saranno, dobbiamo attendere, ma qualcosa possiamo raccontare fin da qui. Intanto tentiamo di capire: cosa succede? Il solito guazzabuglio tra scelte politiche che tirano da una parte e decreti che tirano dalla parte opposta. Il decreto in questione è quello Enti Locali, deliberato lo scorso 19 giugno, mentre le scelte politiche, sono quelle locali che si avviavano quasi un anno fa quando l'Amministrazione annunciava la possibilità di assumere dipendenti pubblici per nidi e scuole d'infanzia. Ad oggi però il decreto impedisce d'assumere le insegnanti, che intanto hanno già vinto un concorso e all'annuncio di questa impossibilità si sono avviate proteste, grandi scontenti e molta rabbia da parte del personale a cui è seguito un correre ai ripari dai politici.

Non è il primo pasticcio del genere e certo queste faccende non capitano solo a Bologna statene certi. Forse consola poco, ma la confusione c'è, è tanta e in tutto il paese. A volte è talmente estesa che non si capisce più cosa sia importante, e cosa no, quanta enfasi porre rispetto ad un decreto o come commentare una scelta politica. Perché ciò che è vero oggi, domani si smentisce e diventa completamente falso, da fondamentale diviene un mero annuncio senza conseguenze....Se per un momento abbandoniamo l'urgenza, possiamo osservare come da anni nel campo dello 0-6 si avverte un'esigenza, un'esigenza forte e imprescindibile: i servizi devono essere svincolati dai limiti imposti dal patto di stabilità (quelli che impediscono le nuove assunzioni); cosa del resto avviene da sempre per la scuola. Questa è un'esigenza universale tante volta annunciata da Anci (associazione nazionale comuni italiani), sindacati e sindaci e mai risolta. E ora torniamo a Bologna e cerchiamo di capire. Se non si trovasse una soluzione il sindaco dovrebbe dire addio, a buona parte dei voti del bacino elettorale delle scuole, mentre i deputati chiamati oggi a Bologna (Andrea De Maria, Francesca Puglisi, Sandra Zampa, Donata Lenzi, Claudio Broglia, Sergio Lo Giudice, Paolo Bolognesi) non farebbero certo bella figura, in testa la senatrice Puglisi che è anche responsabile scuola per il partito. Fuori da Bologna intanto il presidente dell'Anci Piero Fassino (sempre PD) preme sulle medesime questioni. La domanda è: riuscirà il partito ad appianare la questione? Qualcosa si deve muovere e si deve muovere al più presto. Ma forse il male, non è venuto solo per nuocere, se questa riflessione potesse estendersi fuori dai confini della città, per scavalcare una volta per tutte l'impossibilità ad assumere i lavoratori indispensabili a tenere aperti i servizi educativi pubblici, che poi teoricamente, è un interesse di tutti.




lunedì 22 giugno 2015

Nidi a Bologna. Aumentano ritiri e rinunce.

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Bologna. Aumentano le rinunce e i ritiri nei nidi del bolognese. In verità è una tendenza generalizzata e diffusa nel panorama nazionale, insieme ad un leggero calo dell'offerta. La città risponde con un puntuale studio condotto dalla città Metropolitana e Ires. Lo studio è strutturato con focus group a cui hanno partecipato: operatori e amministratori e interviste a genitori. Lo studio che è molto complesso e si basa su dati qualitativi. Lo potete trovare per intero qui. Nel nostro post diamo alcuni dati e una lettura generale. Lo diciamo fin da ora: i servizi sopratutto quelli pubblici, necessitano, secondo gli intervistati, alcuni mutamenti tra i quali una maggiore flessibilità d'orario, questione emersa con prepotenza sulla stampa locale alcuni settimana fa e di cui l'associzione si occuperà a breve in un dibattito pubblico. 

venerdì 19 giugno 2015

Nidi e infanzia: intervista a Lorenzo Campioni

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Mi accingo a fare un'intervista a Lorenzo Campioni con un po' di timore quasi reverenziale: chi lo conosce sa cosa voglio dire, sono poche le persone che parlano con tanta lucidità e trasparenza di politica, che raccontano d'infanzia con tale trasporto e con tanta competenza di tutto il sistema. Si tratta di vera passione.  Ogni concetto espresso è misurato e confinato in un preciso pensiero. Ho sempre avuto l'idea che Campioni, presidente del Gruppo nazionale Nidi, e pedagogista di lunga esperienza, sia come responsabile dei servizi, che come amministratore regionale ER, pensi molto ai bambini. E i risultati si vedono perché penetra nei problemi senza paura e restituisce visioni che chiarificano ciò che prima pareva ingarbugliato. 

giovedì 18 giugno 2015

Reggio Calabria, riaprono i nidi. I genitori : "aspettiamo risultati concreti"

 
 
 
 
Un cambio di marcia importante, un'apertura verso la partecipazione dei genitori, una goccia in un mare ma, quello che altrove può far sorridere, resta comunque un segnale di un cambiamento possibile. A Reggio Calabria, dopo l'annuncio della riapertura dei nidi comunali, rimasti chiusi per tre anni, i genitori aspettano i risultati. La città resta lontana dagli standard europei ma la restituzione alla collettività dei 125 posti nido pubblici, a fronte di un'utenza potenziale stimata di 4000 bambini, viene vissuta come una conquista da una città abituata a vivere nell'emergenza.  Anche per ciò che attiene i nidi, il superamento di questa emergenza attraverso una programmazione a lungo termine che punti a mantenere ed ampliare i servizi 0-3 resta uno degli obiettivi fondamentali.
 Questa la fotografia che emerge dall'intervista ad Eleonora Scrivo, referente territoriale di ActionAid, associazione internazionale impegnata nella lotta alla povertà e all'emarginazione, protagonista e promotrice negli anni scorsi delle battaglie per la riapertura delle strutture comunali portate avanti dai genitori nella città dello stretto. 

Recentemente l'amministrazione comunale ha annunciato la riapertura, resa possibile dall'utilizzo dei fondi europei del Piano azione e coesione, dei nidi comunali. Si tratta di un tema su cui negli anni scorsi ActionAid ha portato avanti una importante battaglia. Siete soddisfatti di questo primo passo?
Siamo moderatamente soddisfatti, ci pare un cambio di marcia importante ma aspettiamo di vedere i risultati concreti prima di dare una valutazione. Sicuramente la campagna asili è stata un notevole incentivo per la nuova giunta comunale e ancora prima, tutti i candidati a sindaco hanno per così dire “cavalcato” il tema, promettendo una pronta riapertura. A bocce ferme abbiamo potuto, seppur dopo diversi tentativi inizialmente infruttuosi, collaborare finalmente con gli uffici comunali preposti e seguire passo passo la stesura del Pac. La novità assoluta è stata l’audizione dei genitori del comitato, una vittoria importante per una città come Reggio, dove la partecipazione è ancora un esercizio poco usuale.
Il sindaco ha definito "sintomatico che un’associazione come ActionAid, dopo aver condotto importanti e meritevoli battaglie in città sull’argomento, oggi sia stata coinvolta direttamente dall’assessore ai servizi sociali già nella fase di programmazione degli interventi.". Ci può spiegare in che modo siete stati coinvolti?
Il comitato dei genitori promosso da ActionAid ha partecipato alle riunioni di programmazione dei Pac, pronunciandosi sia su aspetti qualitativi dei servizi, sia su argomenti più strettamente tecnici, laddove esistevano competenze professionali specifiche, come architetti. Inoltre, siamo stati consultati anche sui modelli di avvisi destinati alle famiglie e su esperienze di buone prassi esperite altrove. Sicuramente sono stati riconosciuti ad ActionAid l’impegno e la tenacia con cui per mesi, nel silenzio assordante delle istituzioni, ha raccolto il disagio e l’appello dei genitori sulla mancanza di un servizio fondamentale.

Quando verranno riaperti i nidi comunali Reggio potrà contare su 125 posti nido pubblici, cifra che raggiungerà quota 250 con quelli messi a disposizione dal sistema integrato. Come giudica questi numeri in rapporto ai bisogni della città?
Rispetto al bacino di utenza valutato sulle 4.000 unità e le indicazioni europee, di certo questo risultato è una goccia nel mare, ma credo che ci siano gocce e gocce e mari e mari. Reggio vive una situazione, ritengo, unica in Italia, di costante emergenza a cui, forse, con fatalismo meridionale ci siamo abituati e riuscire a fatica a rispondere, anche parzialmente, a bisogni minimi è comunque una vittoria: piccola, se misurata con l’unità di grandezza degli standard europei e la media italiana, notevole per i cittadini reggini. Tutt’altro discorso invece riguarda l’attitudine alla programmazione, assente finora nella nostra politica, anche in virtù di una precisa strategia tendente a mantenere lo status quo. Su quella, bisognerà insistere, anche nel caso asili nido, per garantire una certezza del servizio a lungo termine, allargando quindi l’offerta di servizi.

Come ribadito anche da una raccomandazione europea l'educazione per la prima infanzia può "spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale".  Quale importanza rivestono i servizi educativi in un contesto come quello della sua città dove, come in molte altre realtà italiane da Nord a Sud, persistono sacche di povertà e emergono nuove problematiche?
Al di là della validità educativa e dell’importanza di un tale servizio formativo per la crescita e il sano sviluppo dei bambini, l’asilo nido è fondamentale per le famiglie e in particolare per le donne, per alleggerire ed equilibrare il lavoro di cura che, come ci dicono le statistiche, in Italia, grava quasi completamente sulle loro spalle. E’ chiaro che poter contare su servizi all’infanzia, ma non solo, consente alle donne di avere strumenti per entrare e restare nel mondo del lavoro e alle famiglie, in generale, di affrontare disagio sociale e povertà.


Uno dei nidi comunali che l'amministrazione si è impegnata a riaprire si trova ad Archi, un quartiere considerato a lungo ad alta densità mafiosa. La presenza di servizi educativi per la prima infanzia può contribuire all' importante battaglia contro la 'ndrangheta che da anni vede impegnata anche la società civile?
L’asilo di Archi era una delle poche strutture di aggregazione sociale del quartiere e non solo per i bambini, ma anche per le famiglie che attraverso quel luogo avevano possibilità di incontrarsi e socializzare. L’importanza del servizio era sicuramente educativa perché la cultura della legalità inizia davvero dai primi anni di vita. L'asilo di Archi era anche un simbolo, un servizio pubblico in un luogo privo di consultori, centri di aggregazioni, strutture sportive.  Mi piace ricordare che la nostra campagna è nata proprio durante un progetto realizzato ad Archi,” Le donne la città”, durante il quale abbiamo lavorato con un gruppo di donne per promuovere un’analisi collettiva e partecipata del contesto in una chiave di genere. Da lì, abbiamo seguito il filo dell’assenza di servizi nel quartiere e conosciuto da vicino la situazione dell’asilo
 
 I nidi sono degli importanti servizi educativi e fin dalla loro nascita hanno favorito l'occupazione femminile. Un'affermazione che vale anche in un territorio dove , è opinione diffusa, che il vero pilastro del welfare sia la famiglia?
Rovescerei la domanda, laddove funzionano i servizi ed è diffusa l’occupazione femminile, il pilastro del welfare è la famiglia? In poche parole, credo che ovunque si lavori per offrire delle alternative sociali, la risposta, in termini di civiltà, non tarda ad emergere: E’ chiaro che la continua emergenza in cui versa la regione ha portato a forme di ammortizzazione economica e sociale diverse, come la famiglia, ma non ne farei un modus culturale, anche se si tende a far passare questo messaggio, estremamente dannoso e datato.
Recentemente è stata presentata a Palazzo San Giorgio una petizione, sostenuta da 1400 firme, per l'istituzione di un "Consiglio città amica dell'infanzia". Cosa pensa di questa iniziativa?
Premetto che ne so poco. Dico solo che l’iniziativa è stata promossa da agenzie educative private che negli anni scorsi sono anche state titolari di appalti pubblici: mi sembra strano che dopo la chiusura dei nidi pubblici per i ben noti problemi di bilancio di quell’amministrazione, non abbiano provveduto tempestivamente ad iniziative di tal genere per tutelare i diritti dei più deboli, né abbiano sostenuto la nostra campagna. Poi in generale, ritengo che certe tematiche come quella di una città friendly per minoranze o soggetti più a rischio sia assolutamente trasversale e vada sistematizzata in una programmazione di massima che nasca dalla partecipazione e non viceversa.
Non bastano i nidi a fare di una città una città amica dei bambini.  Tra i parametri che rendono una città a misura di bambini e famiglie ci sono anche le aree verdi, le biblioteche, gli spazi gioco e la possibilità di muoversi a piedi. Qual è a suo avviso la situazione in città?
Esattamente, come dicevo prima non si può agire a compartimenti stagni ma bisogna integrare al massimo i servizi con una programmazione propria delle smart city. Ciò permette di economizzare, includere e produrre circuiti virtuosi che, a mio avviso, non possono prescindere da una filosofia del “pubblico”. Per il momento, a Reggio mancano parchi per i bambini e spazi gioco degni di tale nome e le zone riservate ai piccoli in biblioteca sono veramente esigue, nonostante gli sforzi dei singoli operatori.
 Per finire un argomento più leggero. L'estate è arrivata e Reggio con la sua meravigliosa Via Marina si appresta ad accogliere i turisti. Cosa offre la città alle famiglie con bambini in termini di accoglienza e servizi?
Da qualche settimana e per tutta l’estate è partita la “Domenica green sul lungomare, con il blocco del traffico per gran parte del giorno e gli effetti benefici non tardano a vedersi: bambini che giocano, volontari delle associazioni sportive che animano varie attività, etc.… Piccoli passi che fanno sorridere realtà molto più evolute, ma che sono importanti per chi vive qui: certo, poi pensare che a pochi passi ci siano chilometri di spiaggia bellissima e non balneabile per gli scarichi a mare, fa ripiombare nello sconforto.
 

 


 
 
 
 

 
 







 
 
 

 






 

 




 
     
 
 
 
 
 
 
 
 




 


 
 
 







 
 
 

 
 
 

mercoledì 17 giugno 2015

Outdoor education: un moderno ritorno al passato



Alberi su cui arrampicarsi, cespugli dietro i quali nascondersi, terra e fango con cui sporcarsi le mani, sassi e rami con cui costruire rifugi e capanne, semi da piantare e piccoli animali da osservare: intere generazioni di bambini hanno goduto del diritto di giocare liberamente all'aperto. I vantaggi dello "stare fuori" non sono sfuggiti alla pedagogia che nel corso della sua storia ne ha più volte esplorato ed enunciato le finalità educative. Una tradizione che ha visto Bologna protagonista sin dai tempi delle  "aule all'aperto" di Mario Longhena.
Recuperare e dare nuovo respiro a questa lunga tradizione da sempre tratto distintivo dei servizi educativi sotto le due torri, è uno degli obiettivi che hanno spinto la giunta  ad approvare le "Linee guida per la realizzazione di piccoli interventi naturali nei giardini dei nidi e delle scuole dell'infanzia di Bologna".
Per restituire la natura ai bambini, questo il titolo del documento che vuole essere al contempo il punto d'arrivo e di partenza di un lungo percorso: le linee guida sono infatti il frutto e l'evoluzione del progetto outdoor avviato nel 2013 con la collaborazione dei dipartimenti di Scienze per la qualità della vita e Scienze dell'Educazione dell'Almamater.  Le linee guida - ha spiegato l'assessore alla Scuola, Marilena Pillati - nascono dalla "necessità di rileggere la tradizione in rapporto all'attuale iper-protezione a cui oggi sono sottoposti i bambini a casa e a scuola".  La possibilità di restituire la natura ai bambini - prosegue l'assessore - si fonda su un "assunto di base secondo cui l'aula deve avere un dentro ed un fuori".
" Le linee guida servono per fornire orientamenti per rendere possibili diverse esperienze e sono lo strumento espressivo di un tempo, il nostro, che non ha bisogno di regole rigide" ha spiegato l'assessore all'ambiente Patrizia Gabellini.  Tra le finalità c'è anche quella di permettere ai bambini di prendere confidenza con la natura: un obiettivo a cui contribuiscono anche gli orti scolastici. Orti scolastici che - come emerge da un censimento realizzato in collaborazione con la Fondazione Villa Ghigi - rappresentano 78 delle 100 aree ortive urbane.
L'outdoor education è stato efficacemente definito un "moderno ritorno al passato" dal direttore del settore ambiente Roberto Diolaiti. L'educazione all'aperto- ha spiegato - impone però un'inversione di tendenza rispetto a un'opinione oggi diffusa che vuole i giardini delle aree scolastiche come delle "bomboniere imbottite in cui non ci si può e non ci si deve fare male". Ecco allora che le linee guida offrono spunti, " banali ma tecnicamente complessi", per restituire ai bambini la possibilità di giocare e imparare stando a contatto con la natura.
"La concezione del giardino scolastico come luogo di scoperta non è una novità  e le linee guida serviranno a far sì che i giardini delle scuole siano luoghi dove passare più tempo in modo programmato e quotidiano" ha affermato Mino Petazzini, presidente della Fondazione Villa Ghigi. La fondazione ha fornito il supporto tecnico e curato la stesura del documento.
Le linee guida, discusse e condivise con l'Ausl, possono essere viste anche come dei "suggerimenti" a costo zero o ridotto per trasformare gli spazi attraverso ad esempio: tavolini e panche di legno, tronchi per arrampicarsi e mantenersi in equilibrio, rami e cortecce per  costruire capanne e percorsi tattili, nidi e rifugi per osservare uccelli e piccoli animali, aiuole di erbe aromatiche per giocare con i profumi. Le trasformazioni  vedranno protagonisti educatori e bambini che quotidianamente vivono gli spazi e serviranno per arricchire il documento approvato dalla giunta.
Il progetto ha coinvolto finora centinaia di educatori, insegnanti ed operatori scolastici che hanno risposto con entusiasmo alla proposta di introdurre nelle pratiche quotidiana una crescente attenzione alla natura attraverso un uso ampio e articolato delle aree verdi. La trasformazione degli spazi e del modo di viverli sperimentata fino ad oggi  ha coinvolto anche le famiglie chiamate a vivere lo stare all'aperto dei bambini non come un "attentato, per il rischio di ammalarsi, all'organizzazione familiare" ma come un'opportunità per conoscere la realtà circostante e scoprire nuove autonomie. 

Foto tratta dal documento "Per restituire la natura ai bambini"

mercoledì 10 giugno 2015

Reggio Calabria: verso la riapertura dei nidi. Falcomatà: "Un segnale di rinascita civile della città"

 
 
A tre anni dalla chiusura, Reggio Calabria riavrà i suoi nidi comunali. La riapertura dei servizi per la prima infanzia è stata annunciata nelle scorse settimana dall'amministrazione comunale guidata da Giuseppe Falcomatà. Nella città dei bronzi riapriranno i nidi comunali di Archi e Gebbione e il nido aziendale del Cedir, il Centro direzionale del comune. La riapertura dei servizi, la cui assenza aveva guadagnato le pagine dei quotidiani nazionali, prevede un investimento complessivo di poco meno di due milioni e mezzo di euro di cui oltre 2 milioni provenienti dall'utilizzo dei fondi comunitari del Piano di Azione e Coesione. Per il prossimo anno educativo è prevista una spesa complessiva di quasi 900.000 euro destinati all'avvio del nido aziendale comunale e alla ristrutturazione dei due nidi chiusi nel 2012 perché dichiarati inagibili. Una volta ristrutturati i due nidi potranno ospitare 50 bambini ciascuno. Per il 2016-2017 è invece previsto un investimento di quasi un milione e mezzo di euro destinati al mantenimento del nido Cedir e all'avvio delle altre due strutture. In totale la città potrà contare su 125 posti nido pubblici di cui i primi 25, quelli del Cedir, dovrebbero essere disponibili già a partire dal prossimo anno educativo.  
Della riapertura dei nidi e di quello che questo significa per la città sullo stretto abbiamo parlato con il sindaco.  Classe 1983, avvocato, figlio del sindaco della "Primavera di Reggio" Italo Falcomatà, Giuseppe Falcomatà ha conquistato lo scranno più alto di Palazzo San Giorgio lo scorso ottobre, quando a capo di una coalizione di centrosinistra è stato eletto con il 60,99% dei voti.
 
Negli anni scorsi la chiusura dei nidi comunali è rimbalzata sulle pagine dei quotidiani nazionali. Adesso, grazie ai fondi comunitari del Piano Azione e Coesione, l'amministrazione da Lei guidata ha annunciato la riapertura dei due nidi comunali. Cosa significa questo per la città?
 L’azione di riapertura degli asili realizzata in appena sei mesi di mandato, grazie all’impegno fattivo dell’assessore al Welfare, l'avvocato  Giuseppe Marino, è un primo importante segnale di rinascita civile della città. E’ un punto di partenza attorno al quale costruire innovative politiche per la famiglia: come il nuovo Centro famiglie-reti solidali di prossima apertura, che costituirà un polo di ascolto e di sostegno per tutte le famiglie cittadine.
 
Quali saranno i tempi per la riapertura dei nidi comunali?   
L’apertura del Nido aziendale comunale presso il  palazzo Ce.Dir che ospiterà 25 bambini è prevista per il mese di settembre 2015.  L’apertura dei Nidi d’infanzia comunali di Archi e Gebbione è prevista invece per il mese di settembre 2016, per un totale di  100 posti.
Ai due nidi comunali è stato aggiunto il nido aziendale del Ce.Dir, il centro direzionale del Comune, e si è parlato della possibile realizzazione di un quarto nido. Ci può dire qualcosa in più su questo progetto?
Il servizio di nido aziendale del Ce.Dir. è  stato avviato dall'amministrazione a partire dall’anno 2010 come potenziamento dell’offerta di servizi educativi già esistente nel territorio  rappresentata dai due nidi comunali di Archi e Gebbione. Lo stesso è stato attivo fino a luglio 2013 e poi sospeso per carenze finanziarie.  E’ in fase di valutazione, inoltre, la programmazione dell’apertura di un ulteriore nido comunale finanziato con i fondi del decreto Reggio, finalizzato all’ampliamento dell’offerta dei servizi educativi per l’infanzia.
Molte amministrazioni, da Nord a Sud, hanno puntato su un sistema di servizi 0-6 che integra soggetti pubblici e privati convenzionati.  Il modello integrato trova o troverà spazio anche a Reggio?
Il Comune di Reggio Calabria nella programmazione dei Piani di Azione e Coesione I e II Riparto - Servizi di cura per l’infanzia - ha previsto un sistema di integrazione tra Servizi educativi pubblici e privati che si concretizza attraverso interventi finalizzati all’acquisto di posti-utente in strutture convenzionate, nidi e  micronidi, iscritte nel Registro comunale dei soggetti accreditati per i servizi di prima infanzia. Il numero complessivo dei posti-utente previsti dai Piani sarà, a decorrere dall’anno scolastico 2015/2016, pari a 116.
Inoltre, questa Amministrazione eroga alle scuole dell’infanzia paritarie, che hanno con essa un rapporto di convenzione, un contributo per servizi di trasporto e di mensa destinato ai bambini 3-6 che appartengono a famiglie disagiate.
 I nidi comunali saranno a gestione diretta oppure saranno affidati a terzi? Perché questa scelta?
La gestione dei nidi comunali sarà affidata a terzi mediante procedura di evidenza pubblica ai sensi del D. Lgs. n. 163/06 in quanto l’Amministrazione comunale non dispone in organico di figure professionali, previste dalla normativa vigente, da poter utilizzare per l’espletamento del servizio. 
I nidi hanno una doppia natura: quella di servizi educativi e quella di strumenti di welfare. Qual è la sua idea di questi servizi dedicati alla prima infanzia?
 Garantire servizi di qualità ai bambini fin dalla nascita, significa costruire una comunità capace di prendersi cura dei suoi figli, garantendo gli spazi ed i tempi delle famiglie di oggi, tutelando i diritti delle madri e dei padri nel rispetto dei tempi casa/famiglia-lavoro.
La riapertura dei nidi è stata chiesta a gran voce dalle famiglie e non sono mancati toni critici. Che tipo di dialogo è stato instaurato con le associazioni e i rappresentanti dei genitori?
La nostra amministrazione si sta caratterizzando per la ricostruzione di un rapporto costruttivo e virtuoso con le associazioni e con il volontariato. Rispetto agli asili nido, è sintomatico che un’associazione come ActionAid, dopo aver condotto importanti e meritevoli battaglie in città sull’argomento, oggi sia stata coinvolta direttamente dall’assessore ai servizi sociali già nella fase di programmazione degli interventi.
 
 
La foto è tratta dal sito www.comune.reggio-calabria.it
 
 
 
 

martedì 9 giugno 2015

L'infanzia della Signora Prodi

Flavia Franzoni















Quando arrivo in casa Prodi-Franzoni ci sono persone che lavorano. La casa è inondata di luce a quest'ora del mattino, la  cultura fa da padrona, con tanti libri in ogni dove e l'eleganza regna sovrana pur non ostentando lusso. E' tutto molto "quotidiano" senza troppe formalità e vissuto. Molti oggetti raccontano paesi lontani, quadri, foto, tappeti e soprammobili. Ora la professoressa mi fa strada per poche scale e andiamo negli studi situati nel sottotetto. Sono qui con la "ex-first lady" per un'intervista speciale: parleremo d'infanzia, della sua infanzia e quella dei suoi figli, come ho già fatto in un'intervista precedente, e come farò in seguito, con la volontà di ricostruire un quadro complessivo delle infanzie di ieri e di oggi da nord a sud Italia. La mia interlocutrice mi richiama al presente. Ha uno sguardo indagatore, ma non freddo, mi studia un po', senza nascondersi, poi ripesca il filo dei ricordi e ,senza mai scivolare in sentimentalismi, comincia a raccontare prima ancora le rivolga una domanda. Mi fa piacere. Penso sia un segno di fiducia.

sabato 6 giugno 2015

Nido di notte: un giro per le città

GaborfromHungary














A Bologna scorrono fiumi di inchiostro e il dibattito è accesso: aprire i servizi di notte e con orari più flessibili? Qui ce lo chiediamo mentre in altre città ci sono servizi infanzia aperti 24H. Milano inaugura il nido notturno la scorsa primavera, Roma segue circa anno dopo. "Buonanotte Fiorellino" è un nido convenzionato con il comune di Roma e aperto con finanziamenti della regione Lazio.

giovedì 4 giugno 2015

Meno bambini? Più Bonus...

BoNidi











"Bonus bebè fino ai 5 anni" è il proposito lanciato dal ministro alla salute Beatrice Lorenzin per attenuare un fenomeno in essere da anni e anzi in aumento. In Italia calano le nascite e aumenta la sterilità. Le Italine sono tra le meno impiegate, in lavori retribuiti, e tra le meno fertili, per entrambi i livelli, il bel paese si posiziona tra gli ultimi.