mercoledì 30 settembre 2015

Vuoi il nido? 850 Euro grazie

Can131














Succede il 15 settembre in Val D'Aosta: Si aumenta la retta e si calano le educatrici. Si approva a maggioranza la delibera in cui si aumentano le rette fino a 850 Euro mensili e si aumenta il rapporto educatore-bimbo da 1:6 a 1:8. Anche ai coordinatori seguono la stessa strada, amentando il carico di lavoro, da 30 bambini, passano a 45. Qualcuno scrive che la VDO non è un paese per bambini, ma si dovrebbe aggiungere, che non è  nemmeno un paese per vecchi, infatti anche i servizi per anziani aumentano. Antonio Fossan Assessore alla salute e politiche sociali dichiara "che si devo fare scelte precise a fronte di una situazione economica davvero gravosa" I nidi sono un costo cospiquo e secondo i dati dell'Amministrazione Pubblica hanno un costo medio di circa 1200 euro mensili per bimbo. Un costo del resto in media con quello di tante altre regioni e anzi, piuttosto contenuto, se si considera che qui i nidi hanno un'apertura media davvero ampia: dalle 7,30 del mattino alle 18,30 di sera per cinque giorni la settimana. Gli aumenti comunque non passano inosservati e pochi giorni dopo, educatori e genitori, si radunano sotto palazzo regionale. Arrivano da molte parti della regione in segno di protesta, con stricioni passeggini carichi e una petizione lunga e dettagliata che racconta, come facile immaginare, quante difficoltà questo aumento crei e quanta preoccupazione possa destare questo impoverimento della qualità. La petizione accolta e promossa anche dal Movimento 5 Stelle raccoglie in pochi giorni oltre 1000 firme. Intanto Giovan Battista De Gattis rappresentante dell'associazione CittadinanzaAttiva evidenzia come: già prima degli aumenti la VDA avesse tra le rette tra le più care del paese, con tariffe medie di 440 Euro mensili. L'aumento, è da dire, è stato equo e si è distribuito su tutte le famiglie: chi ha un isse di 6mila euro l'anno prima pagava 150 Euro, oggi ne paga 250, mentre chi ha un isee di 42 mila prima pagava 600 euro, oggi aariva a pagarne 850. In regione attualmente ci sono 29 nidi, dei quali 24 sono pubblici, due sono aziendali e 3 privati. Si garantiscono così 752 posti pubblici e 43 in gestione privata. Oltre ai nidi si affiancano i 15 gardenier d'enfance (che hanno aumentato la retta a 400 euro mensili), sei spazi gioco e 36 tate famiglia. Quanti ne rimarranno dopo questi aumenti?                

martedì 29 settembre 2015

Nidi di notte e diritti. L'educatrice: "I bambini non possono essere turnisti"



“Da quando il bambino è entrato in modo positivo nella storia, cioè ha acquisito i diritti fondamentali di ogni essere umano, molte cose sono cambiate nel modo in cui la storia stessa vede il bambino. In particolare è ormai sancito il suo diritto all'istruzione, alla cura, alla protezione e al gioco." Questa la citazione, tratta da "Ti aiuto a giocare" dello psicologo Giuseppe Nicolodi, con cui Stefania Spisni, educatrice di nido ha aperto il suo intervento sui "Nidi di notte ?" al convegno organizzato da Bologna Nidi .

Nidi e diritti dei bambini
Stefania Spisni ha riflettuto sull'opportunità di prolungare gli orari di apertura dei nidi partendo dai diritti dei bambini sanciti dalla  Convenzione dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza approvata dall'Onu nel 1989 e ratificata dal nostro paese nel 1991.  Per Stefania, infatti, si può ragionare di "nidi di notte" solo ragionando di diritti dei bambini a partire dal diritto all'istruzione fin dalla primissima infanzia. "Dico istruzione proprio perché una recente legge ha tolto gli asili nido dal limbo dei servizi a domanda individuale nel quale erano collocati, inserendoli a pieno titolo nel sistema di istruzione. Lo dico, pur con tutte le riserve e le incognite di una legge ancora tutta da capire" ha spiegato riferendosi alla Buona Scuola. Per anni infatti i nidi sono stati considerati servizi a domanda individuale e inseriti in un lungo elenco che comprende alberghi diurni, bagni pubblici, giardini zoologici, mattatoi, mense, parcheggi e pompe funebri. "Io penso che questa norma, nata da un'esigenza di finanza pubblica, abbia molto contribuito in realtà ad influenzare la mentalità non solo dei richiedenti o non richiedenti il servizio ma anche di tanti amministratori che tale servizio dovevano erogare" ha spiegato. La storia dei nidi comunque era iniziata molto tempo prima ed aveva avuto fin dai suoi albori una natura "prevalentemente assistenziale", "in epoche in cui la salute fisica dei bambini era spesso minacciata dalle condizioni di vita delle famiglie e in cui la medicina non aveva compiuto i progressi odierni. Una natura differente da quella degli odierni asili nido pubblici che si connota come "fortemente educativa".  Ed è intorno a questa natura educativa che Stefania ha fatto ruotare il suo ragionamento sull'apertura serale e notturna dei nidi. In altre parole: si deve affrontare la questione considerando i nidi come strumenti educativi e di sostegno alla genitorialità e non ridurli ad una, seppur importante, funzione di supporto all'occupazione femminile.
"Ci tengo a nominare e sottolineare il sostegno alla genitorialità perché sostenere non vuol dire espropriare. Per la sua crescita psicofisica equilibrata il bambino ha si bisogno dell'asilo nido ma deve anche poter contare su un tempo ragionevole da trascorrere con le figure parentali mentre i genitori hanno bisogno si di strutture all'interno delle quali possa maturare la loro genitorialità ma, appunto, per poter assumere il loro ruolo al meglio. Mi piace anche dire che l'asilo nido è il primo luogo dove la società matura una genitorialità condivisa con la coppia genitoriale, dove cioè si afferma che i bambini sono importanti, sono il futuro di tutta la nostra società, ed attraverso questa prima tappa educativa la società tutta comincia ad averne cura insieme ai genitori" ha spiegato ancora Stefania nel suo intervento.
Oggi i bambini possono stare al nido fino a 10 ore al giorno, 50 a settimana, un limite che serve a tutelare il diritto del bambino a crescere in famiglia e che pone non pochi dubbi intorno all'estensione degli orari dei nidi.  Estensione che andrebbe incontro alle esigenze lavorative dei genitori ma che molti genitori sanno essere un loro bisogno e non un bisogno dei propri figli. " Da parte dei genitori - ha spiegato riferendosi all'esperienza del percorso partecipato sull'infanzia del 2013  -  vi è pienamente coscienza dell'importanza del tempo da dedicare al bambino per tessere la delicata trama della relazione parentale".


Nidi di notte e sonno infantile
"Il sonno infantile è assolutamente variabile da bambino a bambino e facilmente influenzato da ansie o angosce da separazione per cui può veramente essere utopico aspettarsi di portare il bambino al nido alle dieci di sera e che si addormenti senza interruzione sino alla mattina dopo." ha proseguito Stefania  spiegando che  "i bambini non possono essere turnisti e hanno necessità di una frequenza stabile e regolare perché nell'ambito della loro percezione del tempo essi si orientano in base a ciò che avviene di giorno in giorno".
L'educatrice, inoltre, ha ricordato che "il childcare non è la panacea di ogni problema di benessere e sviluppo dei figli di genitori che lavorano" e che "studi internazionali confermano l'importanza del tempo e della sua qualità che ambedue i genitori trascorrono con i loro figli nei primi anni di vita".



venerdì 25 settembre 2015

Nidi di notte: "Pensiamo a forme più intime di accudimento"



Ricevo e volentieri pubblico la lettera di Chiara Caranti, mamma e delegata CGIL funzione pubblica. Il suo intervento è un prezioso contributo al dibattito sull'apertura serale e notturna dei nidi di cui in questi mesi si sta discutendo in più parti del paese. La maggiore flessibilità degli orari dei servizi educativi e le necessità delle mamme e dei bambini saranno al centro del dibattito Nidi di notte? organizzato da Bologna Nidi. L'appuntamento è per domani, sabato 26 settembre, dalle 9.30 alle 16 nella sala Marco Biagi del Quartiere Santo Stefano in via Santo Stefano 119 a Bologna.

Sto leggendo in questi giorni numerosi articoli e note sull'apertura dei nidi anche in orari non convenzionali rispetto a quanto siamo abituati, per venire incontro alle mutate esigenze di numerose famiglie, in cui i genitori si trovano a lavorare su turno o comunque in orari non conciliabili con quelli delle strutture educative.
La questione è complessa, si presta a numerose riflessioni, anche contrastanti fra loro.
Non ci giro attorno: io sono contraria a queste soluzioni, quantomeno nel modo generico in cui vengono prospettate.
Sembra che al momento il problema sia solo sui nidi ma in realtà i figli, non vanno seguiti assiduamente solo da 0 a 3 anni: si dovrà porre quindi dunque la questione anche per le scuole materne e per le primarie?
Già a porsi questa domanda forse la risposta viene da sé: se ci sono delle difficoltà a gestire i figli in orari non coperti dai servizi educativi forse bisogna cominciare a pensare a servizi alternativi. La Regione legittima infatti l'esistenza di servizi domiciliari, servizi integrativi e servizi sperimentali, così come le iniziative autonome di famiglie (L.R. 6/2012, Art. 3): tutte soluzione che possono anche trovare realizzazione in una struttura che non sia quella della scuola.
Come tutte le mamme che non hanno la fortuna di avere a disposizione l'aiuto di parenti prossimi, mi trovo spesso a pormi queste domande, anche se fino ad ora ho sempre avuto la fortuna di riuscire a gestire la famiglia grazie ai servizi educativi di cui posso disporre. Con fatica e difficoltà, visto che anche io ho un marito turnista e per di più pendolare.
L'altra grande fortuna è quella di avere la sede lavorativa prossima alla sede del nido, che mi consente di gestire il lavoro e la famiglia con maggiore facilità.
Tuttavia, pur essendo estremamente soddisfatta della relazione instaurata con le educatrici, ed essendo convinta che l'esperienza del nido sia positiva per mia figlia (ed anche per me), rimango fermamente convinta che la permanenza in una struttura non debba superare un certo numero di ore: adesso, con il prolungamento del servizio fino alle 18,00, siamo circa a 10 ore, che a me sembrano tantissime per un bambino piccolo. Pensare di prolungare la permanenza anche alle ore serali, per me vorrebbe dire cambiare nome al servizio: da “nido d'infanzia” a “orfanotrofio”. È un termine forte, ma vorrei solo segnalare come dev'essere pesante per un bambino rimanere tante ore fuori dal proprio ambiente, dalla propria casa. Ne soffrirebbe come soffriamo noi quando stiamo fuori da casa per tante ore.
Peraltro, riorganizzare delle strutture con personale, servizio pasti, utenze ed assicurazioni per un periodo così prolungato, non è cosa da poco, soprattutto dal punto di vista economico.
Tenuto conto che – con buona probabilità – buona parte di essi verrebbero sostenuti dalla famiglie, e che le Pubbliche Amministrazioni dovrebbero appoggiarsi a società esterne per l'organizzazione del servizio integrativo, non sarebbe più utile pensare a servizi che non privino il bambino della sua dimensione familiare e casalinga? Rimettendo mano (senza quindi troppa fantasia), in primis, alla giungla (anche contrattuale) delle baby sitter? Oppure, se proprio le aperture serali sono la strada che si vuole percorrere, ponendo un tetto al numero di ore che il bambino può trascorrere in una struttura (ad esempio istituendo una fascia di frequenza mattino-pomeriggio-sera)?
È vero, ci son bambini che crescono in situazioni di privazione ben peggiori della nostra, e lavoratori che hanno meno diritti di noi, incluso quello di trascorrere del tempo con i figli.
Forse la vera lotta da fare sarebbe quella per noi genitori, ovvero il potere avere diritto a più ore di permessi lavorativi per accudirli. In attesa di questa lotta, ribadisco la necessità di pensare il servizio educativo come un servizio che porta grandi benefici ai bambini ed alle famiglie, ma che rimane comunque un qualcosa di esterno alla dimensione familiare e, soprattutto, casalinga. Proporlo come un sostituto, seppure adeguato nella struttura, alla propria casa, è a mio avviso un grande errore, soprattutto laddove si possono trovare altre forme più intime di accudimento.







Bologna ha davvero bisogno di nidi più aperti?

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Non ho controllato tutto, ho fatto solo una rapida ricerca sul territorio del bolognese cercando di capire oltre ai servizi pubblici, quelli che aprono alle 7,30 del mattino fino alle 18, cosa offrisse il mercato. E ho scoperte cose davvero interessanti. I nidi gestiti dalle cooperativi Dolce e Cadia, le principali cooperative della nostra zona, offrono tanti e diversi pacchetti orari. In qualche struttura ho chiamato interessandomi al servizio e ho trovato normalmente molta professionalità. Ma procediamo con ordine. I nidi che ho selezionato, offronto quasi tutti aperture extra per le vacanze di Natale e Pasqua, alcuni sono aperti anche in agosto. Molti offrono la possibiltà di fare sei giorni su sette. C'è anche il nido, che volendo, può riaprire la domenica, a Casalecchio. Tanti danno la possibiltà di fare feste a pagamento la domenica, una bella comodità per i genitori che hanno la certezza di fare feste in luoghi sicuri. Ma parliamo di numeri tanto per essere più precisi. In città ci sono 82 nidi, 33 sono in convenzione e possono garantire orari più flessibili. Ci sono nidi che danno la possibilità di frequentare a seconda delle essigenze lavorative dei genitori la mattina o il pomeriggio... e se l'educatrice del nido Piccolo (gestito da Dolce) mi avvisa che comununque il bambino ha la necessità di pianificare un calendario settimanale per dare continuità d'orario al piccolo, la voce che mi risponde per il KinderHause mi dice che di giorno in giorno si può scegliere.
Insomma come spesso capita il privato non è tutto uguale e non sempre la qualità è la medesima. In generale mi pare che Bolgona possa offrire una buona rete di orari e calendari flessibili, anche se sono pochi i nidi che offrono la cena, sono incappata forse in tre nidi che lo fanno... ma quello che mi risulta strano è che moltissimi di questi servizi a metà settembre, sebbene in convenzione, abbiano ancora posti disponibili e non sempre per due o tre, ma anche per 15, o 20... E la domanda che mi pongo è ma il sindaco Merola e la vicepresidente regionale Gaulmini sono certi  che Bologna abbia tanta necessità di nidi più aperti e più flessibili?        

mercoledì 23 settembre 2015

Paolo Siani: l'importanza dei nidi

BoNidi












Paolo Siani è presidente dell'associazione culturale dei pediatri, è anche direttore dell'ospedale pediatrico più grande del Sud Italia, il Santobono di Napoli. E' certo che ha una grande esperienza in fatto di bambini ed ha particolare capacità di rispondere alle mie scomposte domande, che toccano tanti argomenti, in ordine sparso. Risponde con estrema semplicità e in modo pratico. Il modo di fare che meglio si addice ad un buon pediatra: poca filosofia e molto senso pratico.

lunedì 21 settembre 2015

Il paese delle meraviglie...ovvero il nido aperto 24 ore

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Si chiama così: il paese delle meraviglie, ed è un servizio educativo privato e accreditato dal comune di Udine. E' nato di recente esattamente lo scorso anno. ed è l'unico in Friuli Venezia Giulia a tenere aperto sempre: 24 ore su 24, no stop. La responsabile del servizio è Orlanda Primus ha capito che le esigenze dei genitori sono molteplici  e ha pensato di offrire questo insolito, ma ormai non unico, servizio. Il nido che accoglie bimbi da 10 mesi a 10 anni, sia di giorno che di notte. Per la notte si deve prendere appuntamento e pianificare l'accudimento del piccolo. I motivi per cui i genitori si rivolgono ad un servizio del genere spiega la Primus, possono essere diversi. Ci sono genitori che fanno turni di notte, medici, infermieri, bariste, o commesse che comunque finiscono l'orario  tardi. Per tutti questi genitori si apre il servizio di 24 ore al giorno, fermo restando che la permanenza del bambino deve limitarsi alla 10 ore, consentite dal regolamento. Il costo è alla portata di tutti garantiscono i gestori e si paga a ora, ma si possono comprare anche "pacchetti" tariffari. Per chi frequenta già il nido diurno il servizio è compreso nella retta.       

lunedì 14 settembre 2015

Nidi di notte: una novità dalla puglia



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Apre a Villa Castelli un piccolo centro nel brindisino "dove di lavoro ce n'è poco" racconta il sindaco Vitantonio Caliandro. Per i lavoratori attivi si è pensato ad un nido a gestione indiretta, modulato in tre fasce d'accesso, la prima è alle tre del mattino o alle tre di notte, se preferite. La chiusura invece è alle otto di sera. "Non  si tratta semplicemente di un nido ma il centro per l'infanzia che offre diverse attività a seconda delle esigenze degli orari." E' un nido è però anche come centro diurno socioeducativo e nell'ultima fascia d'orario, dalle 15 alle 20, è anche un centro ludico. Il sindaco accoglie con entusiasmo la richiesta d'intervista e in modo breve ma accorato ci spiega l'iniziativa. "Siamo lieti di aver riscosso tanto successo, non è la prima giornalista che ci chiede maggiori informazioni. Pensiamo di aver avviato qualcosa di molto innovativo".

martedì 8 settembre 2015

Bologna:inizia un nuovo anno educativo, Merola: " orgogliosi dei risultati raggiunti"



I bambini delle scuole dell'infanzia e dei nidi comunali sono tornati in classe. Virginio Merola ha iniziato la giornata inaugurando l'anno educativo della materna Zamboni, poi ha incontrato i giornalisti per fare il punto su quanto fatto dall'amministrazione per la scuola bolognese. I risultati di quattro anni di mandato sono stati riassunti in 12 slide: dai 120 milioni di euro dedicati alla nascita dell'Istituzione educazione e scuola, dalle nuove tariffe per la mensa alle liste d'attesa azzerate per la scuola dell'infanzia, dal bus gratuito per i bambini alle assunzioni del personale di nidi e materne, dai 120 mila euro per finanziare progetti partecipati alla nuova modulistica. "Non tutto è scontato, i risultati sono il frutto di una scelta politica fatta dall'amministrazione per salvaguardare la scuola", lo ripete più e più volte il sindaco nell'illustrare le novità che caratterizzano l'anno educativo e quello scolastico 2015-2016. "Orgoglio", "controtendenza rispetto a quanto avviene in altre città italiane", "obiettivo di mandato raggiunto", "scuola come priorità di questa amministrazione", sono espressioni che il primo cittadino ha ripetuto più volte mentre snocciolava numeri e dati di Scuola è Bologna. Cifre con le quali il sindaco e la sua giunta, in questa fine di mandato, vogliono comunicare ai genitori e alla città tutta quanto accade nelle scuole bolognesi. "Vogliamo irrobustire il rapporto con i genitori- ha spiegato Merola - che avranno a disposizione anche una mail dedicata che - assicura- controllerà direttamente.
"Quest'anno scolastico si apre con importanti novità che sono frutto del lavoro, dell'impegno e della determinazione che hanno accompagnato questi quattro anni" ha esordito l'assessore alla scuola Marilena Pillati. Un breve intervento il suo, teso elogiare l'operato dell'amministrazione tanto in città quanto all'ANCI e a rispedire ai mittenti le accuse, che si sono succedute negli anni, di voler privatizzare i servizi educativi.

I NUMERI
Il Comune di Bologna ha dedicato alla scuola 120 milioni di euro, il 25% del bilancio sottolinea Merola, ricordando inoltre che le tariffe dei n idi comunali non sono state aumentate.
Nei nidi e nelle scuole dell'infanzia lavorano 1700 operatori, i nidi ospitano 2545 bambini mentre sono 5002 quelli che frequentano le scuole dell'infanzia comunali. "Ogni giorno più di 8.500 cittadini e famiglie incontrano i nostri servizi educativi" si legge nelle slide.
Tra gli obiettivi raggiunti l'amministrazione rivendica l'azzeramento delle liste d'attesa delle scuole dell'infanzia e le nuove tariffe per la refezione scolastica che " consentono di risparmiare 175 euro a bambino, eliminano la quota fissa mensile e introducono il modello a consumo effettivo". " È un risultato di cui andiamo orgogliosi" ha spiegato il sindaco, ricordando che ad esso si è arrivati attraverso un processo partecipato con i genitori.  Sul tema mensa, in passato al centro di battaglie e contestazioni da parte delle famiglie, Merola ha sottolineato che la nuova tariffa massima, 5,50 euro non ha eguali in regione e può essere considerata competitiva a livello nazionale. La conferenza stampa è anche un'occasione per ricordare che il biologico arriverà al 90% e che nelle prossime settimane verrà presentato in consiglio il bando per la realizzazione del nuovo centro pasti.
L'amministrazione inoltre ha voluto ricordare ricorda di aver rinnovato l'abbonamento gratuito del bus per oltre ventimila bambini delle elementari, una scelta, ha spiegato il sindaco, che coniuga "sostenibilità" ed "educazione alla mobilità".

NUOVE ASSUNZIONI E DOPPIO CONTRATTO
"Abbiamo assunto 246 persone tra insegnanti di scuola d'infanzia, educatori e  collaboratori di nido" , ha spiegato il sindaco ribadendo che si è trattato di una scelta dettata dalla volontà di "irrobustire i servizi educativi". Quella delle nuove assunzioni resta però una questione spinosa e ail doppio contratto continua a tenere banco. Alle neo assunte verrà applicato il contratto enti locali e si troveranno a lavorare fianco a fianco con colleghe che lavorano con il contratto scuola
 Ieri le maestre aderenti all'ADI, in segno di protesta hanno invitato il sindaco a stare in classe con 25 bambini e partecipare ad una riunione collegiale per poco più di mille euro al mese". Incontrerà le maestre? Il sindaco taglia corto: " Se vogliono continuare a dire menzogne lo facciano assumendosene le responsabilità, non incontro chi dice menzogne e fomenta i genitori con notizie false. Il contratto enti locali era l'unico applicabile ed è quello applicato da tutti i comuni".

PRIMO GIORNO DI SCUOLA PER L'ISTITUZIONE
Tra i risultati ottenuti l'amministrazione annovera anche la nascita di IES, l'istituzione educazione e scuola, voluta dall'amministrazione per coordinare le scuole comunali e promuovere progetti educativi per la fascia 0-18. " Ies è nata l'anno scorso - ha spiegato il presidente Massimiliano Tarozzi - e ora dopo il rodaggio e la messa a punto dei suoi assetti celebra il primo giorno di scuola".
Il Comune presenterà a breve un avviso pubblico con cui verranno messi a disposizione 120 mila euro per progetti di collaborazione tra genitori, scuole e cittadini. L'iniziativa - ha spiegato Tarozzi - si fonda su un approccio partecipativo, importante non solo come esercizio di cittadinanza attiva ed esecuzione di un mandato politico, ma anche come strategia pedagogica che da sempre caratterizza le scuole bolognesi". Il finanziamento sarà rivolto ai comitati di gestione che potranno avere a disposizione  budget riservati a progetti specifici della scuola da mettere in atto con la collaborazione di associazioni, organizzazioni ed enti attivi sul territorio.
Tra le novità figura anche la proposta di una  nuova carta dei servizi educativi 0-6.



sabato 5 settembre 2015

Il costo del nido. Non aumenta ma rimane caro


BoNidi














Da Cittadinanzattiva arriva un nuovo rapporto sui costi dei nidi. Nel 2015 le rette sono aumentate in 14 capoluoghi del paese. Paragonando i dati di questa indagine con quella condotta nel 2011, notiamo che i costi sono sostanzialmente fermi. La media oggi di 311 euro mensili nel 2011 era di 302 Euro. I rincari delle rette  cresciuti molto e molto velocemente, tra il 2005 e 2011, si sono fermati.
Lecco si riconferma la città più cara con una rette (in media) di oltre 500 euro mensili.
Un dato interessante ci viene fornito dalla titolarità dei servizi. Il privato accreditato ha superato l'offerta del pubblico. Le percentuali sono:  42% pubblico e 58% privato. 
Il nord è quello con più privato (Lombardia in testa) e il più caro. Questa la classifica delle dieci città più care: Lecco, Sondrio, Belluno, Cuneo, Imperia, Cremona, Alessandria, Aosta, Trento, Mantova. Le dieci più economiche: Catanzaro, Vibo Valenza, Roma, trapani, Chieti, Campobasso, Venezia, Napoli, Salerno, Macerata. La distribuzione è ancora molto disomogena. Al sud l'offerta è ridotta, se non quasi inesistente, (Calabria) e forte in regioni come Emilia Romagna e Toscana. Gli orari di accoglienza sono molto diversi. Ci sono città che garantiscono apertura di 9 ore (sopratutto al nord) e città dove l'orario è solo parziale, sei ore giornaliere. Tina Napoli responsabile delle politiche per i consumatori di Cittadinanza attiva dichiara: "Chiediamo di rilanciare nel dibattito pubblico italiano l'adeguamento alle esigenze, anche economiche, delle famiglie italiane del servizio educativo per la prima infanzia”. La Napoli poi afferma quanto sia importante rivedere anche il sistema degli orari e aperture, quanto sia utile una maggiore flessibilità di servizio e indispensabile accrescere un'offerta integrata con esperienze di welfare aziendale e di soluzioni alternative. chiude dichiarando che :"Ripensare il modello di servizio è urgente per permettere di frequentare l'asilo ad un maggior numero di bambini e a costi sostenibili".