venerdì 30 ottobre 2015

I genitori bocciano il progetto didattico.

taliesin











Succede in una scuola. Non importa dove o in quale scuola, l'importante è il fatto in sé che è questo: le maestre propongono un progetto sulla fratellanza dei paesi e i genitori bocciano l'iniziativa, anzi non l'iniziativa, ma il paese: "No Israele, no!" Protestano un paio di famiglie. E le maestre per tutta risposta cambiano programma e migrano verso un'altra nazione. Ma scendiamo nei dettagli che in realtà sono pochi e fughiamo tutti i dubbi fin da qua, le proteste non erano per questioni razziali.

giovedì 29 ottobre 2015

I geologi : "In Italia metà delle scuole non ha il certificato di agibilità". Tredici anni fa la tragedia di San Giuliano di Puglia




Sono passati 13 anni dal 31 ottobre del 2002.  Alle 11 e 32 una scossa  di magnitudo 6.0 della scala Mercalli fece tremare il Molise. Durante il terremoto crollò parte del solaio della scuola Francesco Jovine di San Giuliano di Puglia: 27 bambini e una maestra persero la vita.  L’edificio, che ospitava scuola media, materna ed elementare era stato appena ristrutturato e fu l’unico di San Giuliano a crollare.  La scuola– come dimostrano anche gli esiti giudiziari della vicenda –  crollò a causa di errori e inadempienze nella costruzione e ristrutturazione dell’edificio.  
La tragedia portò al centro dell’attenzione il tema della sicurezza degli edifici scolastici. Un problema che resta irrisolto ed attuale. “Purtroppo a 13 anni da quel giorno, in Italia, c’è ancora il problema della messa in sicurezza delle scuole, il 50% delle quali non ha il certificato di agibilità. Si pensi a quanto c’è da fare nella direzione della sicurezza, in un Paese in cui ben 28.000 scuole su 42.000 si trova in zone ad elevato rischio sismico” ha denunciato il presidente del Consiglionazionale dei geologi Gian Vito Graziano.  “Oggi in Italia  non conosciamo il reale stato di salute degli edifici scolastici anche perché non abbiamo ancora il tanto auspicato Fascicolo del Fabbricato per gli edifici pubblici” ha aggiunto spiegando che oltre il 60% delle scuole italiane sono state costruite prima del 1974, anno delle prime norme antisismiche.

Vaccini: i pediatri tornano a scuola.



BolognaNidi










I pediatri tornano a scuola, lo fanno per parlare, spiegare e raccontare tutto ciò che c'è da sapere a proposito di vaccini. Succede a Pavia, anzi meglio dire che sta succedendo a Pavia, perché l'iniziativa si sta pianificando in questi giorni. Il ragionamento parte dall'ordine dei medici e viene

mercoledì 28 ottobre 2015

Mense quante differenze. Save the Children: 40% delle scuole non ha la mensa. In Emilia Romagna sono il 37%


foto tratta dal Rapporto #nontuttiamensa


In Puglia e Campania oltre la metà dei principali istituti scolastici non ha la mensa, ma se le regioni del Sud sono ancora una volta fanalino di coda non si può certo dire che in quelle del Nord la situazione sia rosea visto che il servizio manca in circa un terzo delle scuole. A fotografare la situazione delle mense scolastiche è il rapporto (Non) tutti a mensa di Save the Children.  
La percentuale delle scuole senza mensa nel bel paese ammonta al 40% spaziando dal 53% della Puglia al 27% del Piemonte. L’Emilia Romagna si attesta a quota 37% al pari del Lazio, dietro solo a Puglia (53%), Campania (51%) e Sicilia (49%).  Il report non analizza solo il numero delle scuole senza mensa ma si addentra in temi delicati quali l’accesso e la qualità del servizio di refezione scolastica. L’indagine, giunta alla sua terza edizione, ha preso in esame le mense delle scuole primarie in 45 comuni capoluogo con oltre centomila abitanti ed è stata realizzata tra febbraio e luglio.
In Italia si stima che siano più di due milioni e mezzo i bambini e i ragazzi che usufruiscono della refezione scolastica. In media ogni bambino mangia, durante la scuola dell’obbligo, circa 2000 volte a scuola e ogni giorno vengono serviti in mensa più di 2 milioni di pasti. La presenza o meno del servizio è stata inserita da Save the Children tra i parametri significativi per la costruzione di un indice di povertà educativa.
“La mensa scolastica è un fondamentale momento educativo, di convivialità e socialità per i bambini e concorre a garantire un adeguato tempo scuola, contribuendo a prevenire il rischio di dispersione scolastica.. Inoltre, una mensa di qualità,  assicurando un pranzo equilibrato e completo tutti i giorni, è oggi un importante strumento di contrasto alla povertà minorile che, ricordiamolo, è anche povertà alimentare. La grande varietà nei criteri di accesso che abbiamo rilevato rischia tuttavia di creare discriminazioni fra i bambini, a seconda del territorio di appartenenza e va quindi superata”,  spiega Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children, ricordando che da anni l’organizzazione denuncia il gravissimo aumento della povertà minorile nel nostro paese. “ Diamo atto al Governo di aver inserito finalmente, nella nuova legge di stabilità, l’avvio di una misura organica di contrasto alla povertà minorile e, in particolare, un fondo sperimentale triennale dedicato a contrastare proprio la “povertà educativa”, la dimensione a nostro avviso più grave e meno considerata della povertà dei bambini, che blocca sul nascere le loro aspirazioni e le prospettive di crescita per il futuro” prosegue. L’auspicio dell’organizzazione internazionale è che “questi interventi segnino un effettivo punto di svolta nelle politiche di welfare sull’infanzia in Italia e che, in questo quadro, si intervenga anche sulle mense scolastiche, sottraendo questo servizio dalla discrezionalità dei singoli”


Caro mensa?

Le rette, sia le massime che le minime, variano notevolmente da comune a comune. Le prime spaziano dai 35 centesimi a pasto di Salerno ai 5,5 di Bergamo, le seconde variano dai 2,3 euro di Catania ai 7,7 di Ferrara. Secondo l’indagine, inoltre, sono 15 i comuni che superano la soglia dei 5 euro a pasto. 
L’analisi delle sole tariffe però – sottolinea il rapporto – potrebbe essere fuorviante e, per questo motivo  l’indagine ha simulato le situazioni di due famiglie tipo: una con ISEE di 25.000 euro ed un figlio ed una con ISEE di 5000 euro e tre figli. La prima trova la tariffa più bassa a Catania ( 2, 3 euro) e la più alta a Livorno (6,75). La seconda trova le situazioni più critiche a Rimini e Padova dove sborsa mensilmente 40 e 53,2 euro.



Accesso alla mensa

Sette dei 45 comuni non ammettono al servizio i figli dei genitori che non pagano, e 6 non escludono dal pagamento della retta neppure le famiglie in situazioni di disagio anche se prese in carico dai servizi. Tra le prime figura Modena dove però la misura non è applicata alle scuole dell’obbligo, tra le seconde Rimini. Vale la pena di ricordare che sono stati proprio alcuni casi di esclusione dei bambini dal servizio a causa della morosità dei genitori a spingere Save the Children ad avviare nel 2013 il primo monitoraggio sulle mense delle scuole primarie.  

In 25 dei comuni esaminati le rette agevolate sono riservate ai residenti: ciò esclude dall’accesso alle tariffe agevolate le famiglie migranti non ancora residenti e le famiglie italiane che, magari per motivi di lavoro, portano i figli a scuola in un comune diverso da quello in cui risiedono.
Tutti i comuni prevedono riduzioni sulla base del ISEE ma i criteri per l’accesso a queste tariffe variano da comune a comune. Il 66% dei comuni prevede riduzioni per le famiglie numerose ma solo il 25% prevede la possibilità di accedere alle tariffe agevolate in caso di disoccupazione o cambiamenti della situazione economica in corso d’anno. Forlì, Cagliari e Genova applicano criteri agevolati per i minori in affido temporaneo, Bari e Novara offrono misure a sostegno delle famiglie colpite dalla crisi. Bologna viene citata tra i comuni che permettono di richiedere la variazione della tariffa in corso d’anno.

Qualità e gestione del servizio

Nel 90% dei casi il servizio è affidato a ditte esterne e nel 65% dei comun i pasti vengono trasportati da cucine esterne. Il 35% dei comuni mantiene cucine interne anche se non in tutte le scuole.  Tutti i comuni offrono la possibilità di richiedere menu differenziati per motivi religiosi ed etici oltre, ovviamente, a quelli per intolleranze certificate.  Tutti i comuni predispongono i menù sulla base dei Livelli di Assunzione Raccomandati di nutrienti e hanno predisposto nel capitolato controlli esterni sulla qualità del servizio affidati a tecnici specializzati.  Il discorso cambia, invece, per le commissioni mensa previste dalle linee guida del 2010 : queste sono state attivate in 40 comuni su 45. A non averle ancora attivate sono i comuni di Brescia, Pescara, Reggio Calabria, Sassari e Vicenza. L’Organizzazione non solo invita ad insistere di più sulla loro importanza ma auspica che le Comissioni mensa siano allargate anche ad una rappresentanza degli alunni. Questo secondo Save The Children permetterebbe alle Commissioni di svolgere meglio il ruolo di collegamento tra i gestori e i fruitori del servizio.

Scuola dell'Infanzia e Buona Scuola : in una petizione i dubbi e le richieste dell'Associazione Nazionale Docenti

foto petizione Associazione nazionale docenti


Uno sguardo critico nei confronti della Buona Scuola e una forte preoccupazione per il futuro della Scuola dell’infanzia statale. Sembrano essere questi i motivi principali che hanno spinto l’Associazione nazionale docenti a promuovere una petizione, rivolta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro dell’istruzione Stefania Giannini per chiedere che venga “salvaguardata la specificità della scuola dell’Infanzia quale istituzione scolastica statale”.

Le richieste dell’associazione muovono da una serie di considerazioni intorno alla delega prevista dalla legge 107 per il segmento 0-6.  La legge approvata lo scorso luglio inserisce la scuola dell’infanzia all'interno del sistema integrato 0-6 e in questo – secondo l’associazione – si celerebbe il rischio di snaturare la scuola dell’infanzia che cesserebbe di essere il primo segmento del percorso scolastico per fare spazio ad una visione assistenziale volta essenzialmente alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei genitori.

Il “cambio di prospettiva” che si vuole imporre alla Scuola dell’Infanzia è evidente: da scuola con al centro il bambino e i suoi poliedrici bisogni cognitivi, affettivi, relazionali, estetici, etici, a mero servizio di assistenza ai bisogni delle famiglie” si legge nel testo.  A preoccupare i promotori della petizione c’è anche il futuro professionale dei docenti della scuola dell’infanzia statale e il dubbio che la nuova normativa porti la scuola dell’infanzia statale a perdere “la propria identità faticosamente costruita dal 1968 ad oggi”.  Nel testo della nuova legge, inoltre, i docenti dell’Associazione nazionale docenti vedono “uno strappo” della scuola dell’infanzia dagli altri ordini di scuola e non nascondono il timore che questo “possa avere ripercussioni su tutto il percorso scolastico seguente”.


Tra le richieste figura anche l’introduzione dell’ obbligo di frequenza dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia e il potenziamento degli organici. 

martedì 27 ottobre 2015

Un mese per risolvere i problemi: l'Osservatorio mense lancia l'ultimatum al Comune. Al via controlli straordinari

foto wilkipedia


Un mese di controlli straordinari sui pasti serviti nelle mense scolastiche poi, se nulla cambierà, daranno vita ad un altro sciopero del panino. Questo l’ultimatum lanciato al Comune dai genitori dell’Osservatorio cittadino mense scolastiche. La linea da seguire è stata decisa ieri nel corso di un’assemblea straordinaria convocata dallo stesso Osservatorio dopo le proteste suscitate dal ritrovamento di puntine e fil di ferro all’interno di alcuni alimenti serviti ai bambini. I fatti di cronaca erano stati anche un’occasione per segnalare porzioni scarse e ritardi nelle consegne. Ad un mese dall’inizio dell’anno scolastico erano tante le perplessità dei genitori nei confronti del nuovo servizio di ristorazione scolastica gestito da Ribò. 
Il mese alle porte vedrà i genitori impegnati a controllare i pasti di tutte le scuole e a segnalare in modo ancora più attento le criticità e se queste non verranno risolte sono pronti ad intraprendere la strada di un nuovo sciopero della mensa.  L’idea è quella di fare controlli a tappetto e a tal fine l’Osservatorio invita tutti i genitori a entrare a far parte delle Commissioni Mensa.

LaBimbi tutti i mercoledì spazio ai bambini













E' strano. A volte si inseguono cose che poi, a guardar bene, sono già lì alla nostra portata. Bologna sta inseguendo i Beni Comuni, l'amministrazione ha aperto ai suoi cittadini e alle sue associazioni una sorta di sportello dove raccoglie progetti per realizzare attività e costuire luoghi che possano restituire alla collettività momenti di socialità, di cultura e di scambio intergenerazionale...

lunedì 26 ottobre 2015

I nidi a Rimini? Sempre più privati. Parola a Fabio Pazzaglia

earl53










A Rimini le cose cambiano. Fanalino di coda l'offerta dei servizi educativi in Emilia Romagna, oggi la città vanta un buon numero di servizi avendo aperto nuove strutture. Nell'elenco del comune ne contiamo 11, comprese due che offrono classi dette "cerniera". A prima vista le cose vanno bene e meglio che in tante città. Ma solo in apparenza. Anche qui le iscrizioni si accorciano e c'è chi si oppone al sistema. Per capire meglio la situazione abbiamo incontrato il consigliere d'opposizione Fabio Pazzaglia che da anni denuncia l'operato della giunta.

sabato 24 ottobre 2015

Crescere in una casa occupata


clarita














“Ci hanno spezzato la routine” mi dice la giovane madre, che per comodità chiameremo Martina. Mi racconta la sua storia mentre prende in braccio suo figlio di circa due anni (che sempre per comodità chiameremo) Giovanni. “La routine è importante per i bambini e stare in via Solferino era bello.... Avevo trovato più di una casa, anche un nido aziendale...” La guardo con aria interrogativa pensando strana l'idea di un nido aziendale in una casa occupata?

venerdì 23 ottobre 2015

Caltagirone non è più la città dei bambini




















Caltagirone è la città dei bambini. Anzi no. Caltagirone era la città dei bambini. Oggi forse è la città del fallimento, dell'insuccesso e dell'arretramento culturale. Dopo aver conosciuto un periodo di grande entusiasmo la città si ripiega su se stessa fino a chiudere un nido dei tre presenti. A raccontare di questa storia abbiamo incontrato Gianfilippo Vispo pedagogista, esperto in politiche per l’infanzia, che nonostante l'indifferenza generale continua ad attirare l'attenzione sul tema.

giovedì 22 ottobre 2015

Bullismo e Cyberbullismo: due campagne per contrastarli

foto tratta da http://soccorsorosa.net/bullomihairotto/


Prevaricazioni e soprusi che si ripetono sistematicamente nei confronti di un bambino o di un adolescente per mano di altri bambini od adolescenti. Sono queste le caratteristiche di base che accomunano gli episodi di bullismo che periodicamente balzano sulle prime pagine dei quotidiani. Al fenomeno, studiato fin dagli anni settanta nei paesi scandinavi, si affianca oggi il cyberbullismo, ovvero un uso improprio delle nuove tecnologie, telefonini, chat, social, per intimorire, mettere a disagio o escludere. ,Foto immagini imbarazzanti, pettegolezzi, insulti o minacce possono viaggiare solamente sulla rete o intrecciarsi a episodi di bullismo.  Per contrastare questi due fenomeni sono state recentemente lanciate diverse campagne. Il Moige, movimento italiano genitori, ha appena attivato il primo centro di sostegno per le vittime di bullismo e l'associazione milanese Soccorso Rosa ha pubblicato un ebook per aiutare a prevenire e contrastare un fenomeno in crescita. 

Un numero verde per le vittime di cyberbullismo

Più della metà dei tredicenni, il 56%, dichiara di conoscere qualcuno che è stato vittima di cyberbullismo e, dato altrettanto o forse più allarmante, il 31% ammette di averlo subito. Percentuale che raggiunge il 45% tra chi usa almeno tre social network. I dati sono quelli elaborati lo scorso anno da un’indagine della Società Italiana di Pediatria e hanno portato il Moige, in collaborazione con Samsung, a lanciare un un servizio di supporto dedicato al cyberbullismo. Presentato insieme alla campagna #OFF4aday, spento per un giorno, il progetto, patrocinato dalla Polizia di Stato, offre un servizio di supporto alle vittime di cyberbullismo. Dal lunedì al sabato, dalle 14 alle 20, un team di tre psicologi risponderà al numero verde 393.300.90.90. Si potrà entrare in contatto con il servizio di sostegno anche attraverso la mail help@off4aday.

Il fenomeno del cyberbullismo è connesso all’uso delle nuove tecnologie che sono ormai parte integrante della vita degli adolescenti. La protezione dello schermo – si legge nel comunicato del Moige –“può portarli a diventare impulsivi, superficiali e talvolta dannosi per gli altri.” Talvolta all'origine di un episodio di cyberbullismo ci può essere una presa in giro che postata su un social network “raccoglie consensi, si esalta, si trasforma, diviene caricatura.”. La vittima finisce con il sentirsi coperta di ridicolo e può arrivare a sentirsi perseguitato.” Se non si interviene in tempo, si può arrivare a distruggere la vita di una persona, specie se in età formativa.” avverte il Moige spiegando che “chi lo subisce, sovente, parla e denuncia solo quando è troppo tardi”

Oltre al numero verde e alla campagna sui social, il Moige e Samsung proporranno nel corso del prossimo anno un percorso di approfondimento in 2000 scuole. 

Inoltre sul sito dell'associazione viene messo a disposizione un test per individuare i segnali d'allarme: otto semplici domande su altrettanti comportamenti del bambino pensate per aiutare i genitori a capire se i propri figli siano bulli o vittime di bullismo.

mercoledì 21 ottobre 2015

Pasto da casa: via libera a Brescia. Continua la battaglia di caromensa Torino

Foto CaroMensaTorino


Da novembre a Brescia e provincia i bambini delle scuole primarie e medie potranno mangiare in mensa il pasto preparato da mamma e papà.  L’Asl della città lombarda ha infatti dato il via libera al pranzo portato da casa.  In Lombardia era stato il Movimento 5 stelle a portare avanti in regione la battaglia per la schiscetta a scuola.  In prima linea si era schierata la consigliera regionale Paola Macchi con un appello e una raccolta firme lanciata a settembre.  Alla base della proposta c’era l'idea di lasciare alle famiglie la libertà di scegliere tra il pasto della mensa e quello portato da casa.  

“Non è un modo di boicottare il servizio di refezione scolastica ma un’opportunità in più che vogliamo dare alle famiglie “ha spiegato al Fatto Quotidiano, Fabrizio Speziani, responsabile della Prevenzione medica dell’Asl di Brescia.  In quest’ottica il pasto da casa permetterebbe alle famiglie di risparmiare e eviterebbe un copione noto a molti genitori: quello secondo cui i figli rifiutano le pietanze servite dalla mensa per poi ingozzarsi di merendine una volta usciti da scuola.

I sostenitori del pasto da casa, inoltre, sottolineano come questo permetterebbe anche di ridurre gli sprechi.  Gli scettici, invece, nutrono dubbi sul fatto che il pasto portato da casa risponda ai criteri di un’alimentazione equilibrata.  A questo l’Asl bresciana – riferisce ancora il Fatto Quotidiano – cercherà rispondere consegnando ai genitori delle linee guida per confezionare piatti sani ed equilibrati. Il pranzo portato da casa – insomma – non dovrà consistere solamente in panini o simili.

I fautori del lunch box citano il caso di Vergiate. Nel comune in Provincia di Varese l’amministrazione ha concesso ai ragazzi che frequentano il tempo pieno alle medie di non usufruire della mensa e di consumare a scuola il pasto portato da casa.  Tra le regole imposte a chi si avvale di questa possibilità figura il divieto di consumare bibite gasate.


Mense-scuola: un giro di proteste...

BoNidi










Aumento delle tariffe, scarsa qualità dei cibi e porzioni risicate...Ecco i principali motivi di protesta da parte dei genitori nei confronti delle mense scolastiche, ma si registrano anche ritrovamenti di corpi estranei nella pappa. Facciamo un rapido giro lungo lo stivale e rintracciamo tante proteste a soli due mesi dall'inizio della scuola.
A Bologna l'osservatorio delle mense si dichiara insoddisfatto del nuovo gestore RiBò (Camst e Elior) sia per la qualità del servizio, sia per il ritrovamento di fil di ferro, puntine da disegno e muffa nei panini...
Ma notizie di questo tipo non si fermano sotto le due torri, a Genova nel piatto

martedì 20 ottobre 2015

Obesità infantile: un problema














I bambini in sovrappeso in italia sono tanti. Tra quelli che frequentano le scuole primarie, sono quasi il 21%. I dati che riportiamo sono stati raccolti da Okkio la salute, il sistema di sorveglianza promosso dal ministero della salute in

lunedì 19 ottobre 2015

Educatrice al nido da 25 anni


BoNidi















E' educatrice da venticinque anni, si chiama Silvia e ha grande passione per il suo lavoro che svolge a Rimini. Lavora in un nido di periferia molto frequentato da genitori giovani e stranieri. Da questo punto Silvia ha una visione del mondo che cambia e ci racconta la sua esperienza professionale.

domenica 18 ottobre 2015

Bologna: non solo puntine e fil di ferro, i genitori denunciano ritardi e porzioni scarse




Sette ottobre: una bambina delle Lippaini inghiotte una grossa lisca di pesce. 14 ottobre: un pezzo di fil di ferro viene trovato in una mozzarella, succede nella scuola primaria Casaralta. 17 ottobre: alla Jean Piaget una puntina da disegno salta fuori da un panino.  Non sono però solo i fatti di cronaca, ampiamente raccontati dai media locali, a preoccupare i genitori dell'Osservatorio Mense scolastiche. Su questi episodi ovviamente i genitori chiedono chiarezza a Ribò, la società privata formata da Camst ed Elior che da quest'anno gestisce la refezione scolastica. 
Come accaduto lo scorso anno, quando un un bimbo della scuola dell'infanzia trovò una rondella di ferro in una crocchetta, i genitori attendono con impazienza gli esiti delle indagini.
" Risposte veloci e precise indicazione di responsabilità sono atti dovuti, perché questi fatti non accadano più in futuro. Non vogliamo strumentalizzare gli episodi, ma non possiamo ignorare che si tratta di situazioni di reale pericolo, che avrebbero potuto avere conseguenze anche molto gravi" scrivono i genitori dell'osservatorio in una nota.
L'auspicio è che l'Amministrazione e il gestore della ristorazione scolastica siano in grado di fornire risposte già domani, data in cui è stata convocata, per la prima volta nel nuovo anno scolastico, la Commissione Mensa cittadina. "Ricordiamo che la scelta di avvalersi di un fornitore esterno è stata assunta unilateralmente dall’Amministrazione Comunale che si è impegnata a dotarsi di un efficiente ed efficace Ufficio di controllo qualità ci aspettiamo quindi che sia all’altezza del compito e intervenga al più presto per stabilire le responsabilità degli episodi accaduti"si legge ancora nel comunicato. Le risposte da sole, però non basteranno, perché i genitori sembrano esigere anche proposte di soluzioni efficaci e, se dovute, "formali comunicazioni ai gestori per la eventuale comminazione di penali",
Ad un mese dall'inizio delle lezioni  i genitori chiedono alla società, che ha sostituito Seribo nella preparazione e distribuzione di pasti, anche puntualità nelle consegne e porzioni più abbondanti.  Sin dai primi giorni di scuola, infatti, l'Osservatorio ha riscontrato  a macchia di leopardo in più plessi ritardi nella consegna del pranzo e porzioni scarse. " Un  mese di scuola ci sembra un tempo sufficiente per far entrare a regime il servizio" dicono spiegando che " moltissimi genitori, in queste settimane, hanno dimostrato ragionevole pazienza e provveduto a segnalare puntualmente gravi disagi e disservizi". 
I genitori dell'osservatorio hanno indetto un'assemblea straordinaria per il prossimo 26 ottobre e non è escluso che possano venire proposte nuove mobilitazioni. 


sabato 17 ottobre 2015

Crescere diritti

click











Crescere diritti è il titolo accattivante di un convegno svolto ieri a Bologna. Presenti esperti in diverse discipline legate all'infanzia, per un dialogo all'insegna della pluralità. Il centro del discorso però era preciso: i diritti dei bambini.

venerdì 16 ottobre 2015

Roma: più bambini e meno nidi

Onda Gialla











Torna alla ribalta Onda Gialla (l'associzione di nidi in convenzione romani) e lo fa con un comunicato graffiante che assomiglia ad un urlo disperato. Pur non volendo drammatizzare i toni, la situazione è palesemente difficile. Cosa succede a Roma? In fin dei conti sta succede quello che sta accadendo in tutt'Italia: le

giovedì 15 ottobre 2015

Scuola e vaccinazioni obbligatorie: ci pensa anche il Ministro Lorenzin. Non si fermano le mamme di #iovaccino

Foto G.T. per gentile concessione

Poco più di un mese fa la ministra alla Sanità Beatrice Lorenzin, dopo aver vaccinato i suoidue gemellini, aveva invitato le mamme a non aver paura dei vaccini. Adesso torna a parlare di vaccinazioni e interviene sul tema dell'obbligatorietà per chi frequenta le comunità scolastiche. 
"Bisogna invertire la tendenza - ha spiegato  - E anche l'ipotesi di non far iscrivere a scuola i bambini non vaccinati proposta da quella petizione va valutata". La petizione in questione è quella lanciata da Alice Pignatti su change.org per chiedere il ripristino delle vaccinazioni obbligatorie nelle comunità scolastiche.  "I danni provocati dalla diffusione di informazioni tendenziose da parte delle associazioni antivax stanno trasformando la nostra comunità: sono riapparse malattie che si credevano debellate, sono morti neonati e imunodepressi che non potevano usufruire della copertura vaccinale" scrive la mamma di Cesena. A spingerla a lanciare la petizione è stata la pertosse presa dalla figlia quando aveva poco più di un mese. 
Rimbalzata sui social e sulle pagine dei giornali la petizione ha già superato i 20.500 sostenitori. In prima fila a sostenerla ci sono le mamme del gruppo facebook Consigli da mamma a mamma - Emilia Romagna capeggiate dalla fondatrice Miriam Maurantonio.  Mamma di due bambini nei giorni scorsi ha lanciato attraverso il suo blog  una campagna a favore delle vaccinazioni pediatriche con gli hashtag #iovaccino e #noalladisinformazione. Centinaia i genitori che l'hanno seguita e in questi giorni stanno postando foto e selfie con gli stessi hastag. 

La mobilitazione è cresciuta anche sull'onda emotiva di quanto accaduto a Bologna dove una bambina di neppure un mese è morta di pertosse, malattia per la quale la vaccinazione, non obbligatoria ma consigliata, può essere effettuata dopo i due mesi di età.  Dure le parole del primario di neonatologia del policlinico Sant'Orsola Giacomo Faldella. "Scegliere di non vaccinare i propri figli è un abuso di libertà. Ma anche in termini egoistici e individuali è una scommessa, perché se la maggior parte della popolazione è vaccinata un obiettore non corre troppi rischi, mentre se cresce la quota di bimbi non vaccinati cala l'immunità di gregge" ha spiegato il medico  a Repubblica rivelando che in 38 anni di professione non gli era mai capitato un caso analogo.  Sulla stessa linea anche la direttrice di Microbiologia Maria Paola Landini. "Vaccinarsi non serve solo a proteggersi, è un atto di responsabilità sociale" ha affermato l'ex preside della facoltà di medicina spiegando che la pertosse " era stata praticamente debellata grazie alle vaccinazioni" e che la morte della neonata ha lasciato tutti sconvolti. 

Il caso ha voluto che la tragedia di Bologna si consumasse pochi giorni dopo che, in tema di vaccinazioni, l'Organizzazione Mondiale della sanità aveva definito il nostro paese peggiore di quelli dell'Est. Alla base delle critiche c'era il calo delle vaccinazioni con quelle obbligatorie scese sotto il livello del 95%, definito valore minimo dal Piano nazionale di Prevenzione. Numeri che hanno portato l'Istituto Superiore di Sanità  a parlare di una copertura vaccinale al di sotto della soglia di sicurezza e chiedere una rapida approvazione del nuovo Piano nazionale di prevenzione. 

In tanti concordano sull'esistenza di un problema di comunicazione. A riguardo la direttrice del Cneps-Iss  (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute ), Stefania Salmaso, in un articolo pubblicato sul sito del progetto Europeo Asset, parla della necessità di una comunicazione "basata su numeri e dati confermativi, che eviti proclami eccessivi".  Il calo delle vaccinazioni - si legge nell'articolo - potrebbe anche indicare l'esistenza di una discrepanza tra le autorità sanitarie e gli operatori non addestrati a comunicare in tema di prevenzione con le persone in buona salute." Un tema quello della comunicazione sanitaria in tema di vaccinazioni affrontato anche dal presidente dell'ISS Walter Ricciardi secondo cui spetta agli operatori del Servizio Sanitario nazionale ristabilire la memoria storica delle epidemie e della mortalità infantile che, prima della scoperta di vaccini e antibiotici, falcidiavano intere generazioni. E sempre agli operatori sanitari spetta - secondo Ricciardi - il dovere di "difenderla dalle campagne denigratorie che mettono a rischio la salute di tutti".





mercoledì 14 ottobre 2015

Scuola d'infanzia: scivola, cade...ma l'assicuarazione non c'è

BoNidi







Il bambino scivola a scuola, niente di grave, ma per sicurezza va al pronto soccorso  con lo zio, così, tanto per star certi che tutto sia ok...E invece... scopre che la scuola per quest'anno non ha coperto i suoi alunni con l'assicurazione. Il fatto succede nella nordica ed efficiente Torino e tocca non uno, ma 12mila bambini che frequentano nidi e scuole d'infanzia del  comune. I bambini sono senza assicurazione e i genitori vengono a saperlo così, per caso e ovviamente quando c'è bisogno. Viene a galla una storia triste e inquietante. Attenzione l'assicurazione è facoltativa, non indispensabile ma è anche vero che i bambini scivolano, corrono, sbattono, si picchiano, graffiano e rotalano e lo fanno di continuo. E in tante attività, giuste e sane, capita spesso di farsi male, anzi è all'ordine del giorno. Eppure non c'è copertura. Fino a settembre le assicurazioni erano stipulate per tutti i bambini dall'associazione  Coogen (coordinamento dei genitori) che raccoglieva circa 5 euro a bambino e copriva da infortuni per sè e altri. Quest'anno però Coogen si è tirata indietro "troppo impegno da parte di un'associazione dei genitori" e il comune non ha provveduto. Insomma i genitori fanno un passo indietro, stanchi di mettere pezze alle mancanze dell'Ente, il comune non provvede, forse sperando che nessuno si faccia male o protesti.... e voilà il gioco è fatto....il dentista lo paga il genitore. Ovvio che di fronte ad un fatto tanto clamore il comune ha dichiarato che provvederà...."hanno contatto un broker assicurativo" Alla buon ora!
    

martedì 13 ottobre 2015

Chi va al nido è più bravo a scuola.

Sgarton










Chi frequenta il nido ha migliori risultati scolastici. Lo aveva già messo in luce uno studio della fondazione Agnelli a firma dell'economista Daniela Del Boca. Oggi lo ribadisce lo studio dell'associazione per lo sviluppo dell'industria del mezzogiorno (Svimez) che elabora i dati estrapolati da più fonti. Esaminando i risultati degli invalsi che fotografano (almeno in teoria) la preparazione dei nostri studenti alle scuole primarie. Lo studio però ci racconta più cose e mette anche il dito in una grande piaga, perché mette in relazione anche la diffusione  dei nido e il pil. Chi è più ricco ha più possibilità di frequentare un servizio.

lunedì 12 ottobre 2015

Cosa succede nei nidi di Varese?

BolognaNidi












Varese. A fine settembre sono scese in piazza per protestare. C'erano tutte le educatrici del pubblico, o quasi, ne mancavano solo due all'appello. La loro protesta si è concentrata sulle questioni contrattuali ma si è svolta anche per dare un segnale preciso: "Siamo preoccupare per la vita dei servizi educativi". Ad oggi la situazione è migliorata e pare si siano avviate le trattative. Per capire meglio la situazione abbiamo incontrato Andreina Manzi della funzione pubblica della cgil di Varese.

venerdì 9 ottobre 2015

Roma: il latte di mamma arriva al nido



Portare il latte materno al nido: è quanto potrebbe accadere negli asili nido di Roma. Questo permetterebbe alla mamme di non smettere di allattare e di evitare il ricorso al latte artificiale anche con il rientro al lavoro e l'ingresso dei piccoli al nido. Portato al nido all'interno di contenitori sigillati il latte materno sarà somministrato ai piccoli dalle educatrici senza nessun costo aggiuntivo per le amministrazioni. In realtà in alcuni asili della capitale questo accade già ma presto la possibilità di somministrare il latte materno verrà estesa a tutte le strutture, comunali e convenzionate, della città.  La delibera a firma della consigliera Pd e neomamma Michela Di Biase è stata approvata dalla commissione scuola e sarà sottoposta al vaglio del consiglio comunale. In seguito un protocollo tra il Comune e l'Asl detterà le norme igienico-sanitarie. 
Il procedimento può essere così riassunto: la mamma tirerà il latte con il tiralatte, lo riporrà in un contenitore sigillato su cui apporrà data e firma, lo porterà al nido e lo consegnerà alle operatrici  a cui spetterà il compito di metterlo in frigo e scaldarlo con lo scaldabiberon prima di darlo al bambino.  Per le operatrici ha spiegato la consigliera “non c’è nessun aggravio del lavoro, anzi: ci sono molti meno passaggi rispetto alla preparazione e somministrazione del latte in polvere”.

La notizia, riportata nei giorni scorsi dall'agenzia Dire , sarà sicuramente gradita alle mamme che  non vogliono ricorrere al latte artificiale.  La delibera romana arriva a poca distanza dal Position Statement sull'Allattamento al seno e uso del latte materno/umano  sottoscritto da cinque società scientifiche: Società Italiana di Pediatria (SIP), Società Italiana di Neonatologia (SIN), Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche (SICuPP), Società Italiana di Gastroenterologia Epatologia e Nutrizione Pediatrica (SIGENP) e Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP). Dal documento emerge cheoltre il 90% delle mamme italiane allatta al seno, anche se non in maniera esclusiva, nei primi giorni di vita. La percentuale dei bambini allattati al seno scende al 77% dopo le dimissioni dall'ospedale e si abbassa al 31% al quarto mese di vita. Solo il 10% delle mamme prosegue l'allattamento oltre il sesto mese.
Il documento nasce per fornire linee guida condivise ed incoraggiare l'allattamento. Allattamento che come è noto presenta importanti vantaggi per la salute della mamma e del bambino. Vantaggi che si riflettono anche sulle casse dello stato: gli esperti stimano che ogni bambino non allatto costi al servizio sanitario nazionale circa 140 euro in cure ambulatoriali ed ospedaliere

giovedì 8 ottobre 2015

Ferrara: dada con sindrome di down, mamma ritira bimba dal nido

Bimbo in giardino


A Bologna le chiamiamo affettuosamente dade: sono le collaboratrici.  A Ferrara una di loro è finita, suo malgrado sulle pagine di molti giornali: non conosciamo il suo nome ma sappiamo che ha 37 anni, 14 di esperienza e la sindrome di down.  In realtà i giornali non parlano di lei ma della mamma che, a causa della sua presenza, ha deciso di ritirare la sua bambina da un nido della città estense. 

A raccontare la storia è il quotidiano La nuova Ferrara che avverte "si tratta di una ricostruzione dei fatti al momento incompleta". La vicenda in breve: una mamma ha ritirato dal nido la sua bimba di dieci mesi con la quale stava affrontando il periodo d'inserimento.  Secondo la dirigente della struttura, che ha definito inaccettabili le motivazioni addotte dalla donna,  ciò sarebbe avvenuto per la presenza di un'ausiliaria con la sindrome di down. L'assistente è arrivata al nido sei anni fa con l'approvazione del Cepim di Genova, un centro specializzato nell'inserimento lavorativo delle persone con sindrome di down. In precedenza aveva lavorato per otto anni in una scuola della città. " La signora mi ha detto che non voleva che sua figlia stesse nell'asilo con quella ragazza" ha riferito la responsabile ai cronisti. "Ritengo - ha spiegato - che quelle parole esprimano un atteggiamento inaccettabile verso una persona autonoma, preparata per svolgere i compiti che le sono stati assegnati e della quale nessuno, da quando è qui, si è lamentata". L'assistente, compreso il motivo dell'incontro tra la madre e la dirigente, sarebbe tornata a casa molto agitata. "Tornerà qui a lavorare, ha tutta la nostra fiducia" ha assicurato la dirigente che non esclude di interpellare un legale.  Sarà la famiglia dell'assistente, invece, a valutare eventuali danni morali. 

La ricostruzione della vicenda, l'ho scritto all'inizio risulta ancora incompleta. Mi colpisce però una coincidenza: siamo ad ottobre e domenica prossima si celebra la Giornata nazionale delle persone con sindrome di down, promossa da CoorDown, il coordinamento nazionale delle associazioni delle persone con sindrome di down. " Un percorso scolastico e di qualità e un lavoro non sono solo diritti ma anche gli strumenti più importanti per garantire ai ragazzi con sindrome di down una vita il più possibile autonoma, una piena integrazione nella società e un futuro sereno e dignitoso" si legge nella presentazione dell'evento. "La giornata nazionale delle persone con sindrome di Down, da oltre dodici anni - si legge ancora nella nota - ha l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica e di affermare l'importanza di una cultura della diversità, contro i tanti pregiudizi che ancora colpiscono le persone con disabilità".  Se confermati, i fatti di Ferrara sembrano suggerirci che sensibilizzazione e lotta ai pregiudizi siano più che mai attuali.




















Vaccinazioni in calo: allarmi e mobilitazioni



Vaccinazioni in calo, disinformazione e vecchie malattie che tornano a mietere morti tra i più piccoli: questi i motivi che hanno spinto l'Associazione Culturale pediatri a lanciare una petizione per chiedere di "restituire al Paese un servizio vaccinale unico".  "Grazie ai vaccini molte gravi malattie sono state sconfitte o molto ridimensionate. Anche per questo chi nasce in Italia ha un’altissima probabilità di vivere sano come mai successo prima. Difterite, pertosse, poliomielite, epatite B, morbillo, rosolia congenita, tetano, meningite sono brutti ricordi che appartengono alle generazioni più lontane quando queste patologie condannavano migliaia di persone alla morte o a esiti invalidanti permanenti." si legge nel testo diretto al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Per l'organizzazione dei pediatri i risultati finora raggiunti "rischiano di essere messi a rischio da un progressivo calo delle coperture vaccinali dovuto a una serie di fattori tra cui è sicuramente rilevante il peso di una politica vaccinale frammentaria figlia delle riforme federaliste dell’ultimo decennio." "La Costituzione garantisce a tutti i cittadini il diritto alla salute, eppure oggi ai bambini nati in Italia non è assicurato lo stesso accesso ai vaccini. Ogni Regione ha la sua politica vaccinale e decide quali vaccini offrire gratuitamente e quali a pagamento." si legge ancora nel testo.  Inoltre per i medici aderenti ad Acp queste differenze, ritenute ingiustificabili e incomprensibili, alimentano "dubbi e perplessità sulla reale utilità dei vaccini, generando ipotesi fantasiose e complottiste circa “innominabili interessi economici” che si celerebbero dietro alla diffusione dei vaccini, con il rischio concreto di allontanare i genitori dalla pratica vaccinale."  Per arginare le " inaccettabili speculazioni antivaccinali", inoltre nella petizione viene sottolineata l'importanza di "un  sistema di sorveglianza in grado di comunicare rapidamente il peso reale delle reazioni avverse e le valutazioni di efficacia dei vari vaccini."

La petizione lanciata a luglio  è tornata alla ribalta questi giorni dopo l'allarme lanciato dall'Istituto Superiore di Sanità. Secondo i dati le vaccinazioni per poliomelite, tetano, difterite ed epatite B sono scese al di sotto del 95%, mentre quelle contro morbillo, parotite e rosolia sono diminuite di 4 punti percentuali portando la copertura vaccinale a quota 86%. Numeri che hanno portato il presidente dell'ISS, Walter Ricciardi a parlare di una copertura vaccinale "al limite della soglia di sicurezza". "Questa situazione, che tende progressivamente a peggiorare, rischia di avere gravi conseguenze sia sul piano individuale che collettivo poiché scendere sotto le soglie minime significa perdere via via la protezione della popolazione nel suo complesso e aumentare contemporaneamente il rischio che bambini non vaccinati si ammalino, che si verifichino epidemie importanti, che malattie per anni cancellate dalla protezione dei vaccini non siano riconosciute e trattate in tempo" ha spiegato Ricciardi.  Per il presidente dell'Iss inoltre "è   necessario che, a fronte dei dubbi dei cittadini, gli operatori siano in grado di far comprendere che la mancata vaccinazione crea un rischio enormemente più alto rispetto a quello temuto di eventuali effetti collaterali." "E’ inammissibile che un operatore sanitario pubblico, in scienza e coscienza possa avanzare dubbi sull’efficacia e sull’opportunità dei vaccini, di un atto che ha anche un valore etico per la tutela della salute pubblica"prosegue Ricciardi auspicando "una nuova alleanza tra medici, operatori sanitari, ricercatori e industria per evitare che il patrimonio di salute pubblica conquistato in anni di campagne vaccinali vada disperso.". Il calo delle vaccinazioni, inoltre ha spinto l'Iss a definire "improcrastinabile l’approvazione del nuovo Piano Nazionale per la Prevenzione Vaccinale proposto da Ministero della Salute, Consiglio Superiore di Sanità, Istituto Superiore di Sanità ed Agenzia Italiana del Farmaco al Tavolo di coordinamento per la prevenzione delle Regioni italiane." 


Un'analisi quella dell'Istituto superiore di sanità condivisa anche dalla Società Italiana di Pediatria. "Torniamo nuovamente a esprimere la preoccupazione di tutti i pediatri italiani per questo pericoloso fenomeno e per i danni che sta provocando sulla salute dei bambini” spiega il Presidente Giovanni Corsello.  “Stiamo assistendo al ritorno di malattie che credevamo debellate. Un esempio tra tutti è la morte di bambini per pertosse, malattia che sta avendo una recrudescenza nei bambini nei primi mesi di vita, proprio per il calo della copertura vaccinale” prosegue.  Il calo delle vaccinazioni ha spinto la SIP a dedicare gli Stati Generali della Pediatria, che si terranno il 19 novembre in occasione della giornata mondiale del bambino e dell’adolescente, a questo tema anche attraverso iniziative di comunicazione finalizzate a "promuovere un messaggio positivo sui vaccini tra le giovani generazioni. "

In difesa delle vaccinazioni si è schierata anche l’Aifa, l’Agenzia Italiana per il farmaco. "C'è purtroppo poca consapevolezza del rischio anche grave connesso alla mancata vaccinazione” sottolinea   il presidente Sergio Pecorelli ricordando che “i vaccini hanno salvato circa 2 milioni e mezzo di vite l'anno, 5 al minuto e che, ancora oggi, una malattia come il morbillo può risultare mortale".

La percezione che i genitori hanno delle vaccinazioni è stata al centro di un’indagine, condotta su un campione di 1000 genitori, recentemente presentata al congresso dell’OsservatorioNazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza. I dati riferiscono che il 33% dei genitori ritiene che i vaccini siano più pericolosi delle malattie che prevengono.  Ed ancora: il 25% ritiene che non tutti i vaccini siano necessari, il 19,6% li considera troppi, il 17% ritiene che tanti vaccini tutti insieme possano causare danni, il 6% pensa che l’efficacia dei vaccini debba ancora essere provata e l’8% teme i possibili danni a lungo termine e l’insorgenza di effetti collaterali. Non stupisce dunque un altro dato emerso dalla ricerca : il 26,8% dei genitori si sente frastornato e alla ricerca di informazioni affidabili.

A leggere notizie e commenti appare chiaro di trovarsi di fronte ad una sfida sanitaria e al contempo culturale. Sfida che il mondo medico scientifico italiano intende combattere anche attraverso il call center nazionale Vaccini e Vaccinazioni, promosso dal il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del ministero della Salute e dall'Università degli Studi di Foggia. Il numero, dicui ha già parlato Laura, sarà attivo il lunedì dalle 10 alle 18: ai genitori per avere informazioni basterà digitare il numero verde 800 56 18 56.

mercoledì 7 ottobre 2015

Sfiducia nel sistema: in crisi i vaccini

BoNidi













I dati lanciati dal ministero delle salute e dall'Iss sono preoccupanti. Calano i vaccini per i piccolissimi su tante malattie come: la polio, il tetano, l'epatite B, ma anche per il morbillo e la pertosse. Malattie che si credevano dimenticate e che forse non sono molto conosciute per i rischi che possono comportare.

martedì 6 ottobre 2015

Calabria, Uil: "mai erogati i fondi del bando nidi d'infanzia". In arrivo la campagna " Io sono qui! Non mandarmi a casa"

Foto di Uil scuola paritaria e privata -RC 


Era il 12 dicembre del 2011 e l’allora assessore alle Politiche sociali della Regione Calabria annunciava in conferenza stampa le novità del bando “Nidi d’infanzia e servizi educativi”. Senza nascondere il proprio entusiasmo l’assessore parlava di “uno strumento di intervento estremamente innovativo” che avrebbe rivoluzionato il concetto di assistenza all’infanzia in Calabria. L’obiettivo del bando – spiegò – allora l’assessore era quello di “aumentare l’offerta educativa su tutto il territorio regionale” e a questo erano collegati il raggiungimento “una serie di traguardi come la creazione di nuovi posti di lavoro e l’aiuto alla conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro delle donne”.

Il bando metteva a disposizione una dotazione finanziaria di 11 milioni di euro, risorse derivanti dal Fondo del Dipartimento della politica della famiglia per la prima infanzia e dal Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Di questi 11 milioni, 7 erano destinati alla realizzazione di nidi d’infanzia e servizi educativi e 4 alla creazione di servizi educativi domiciliari e familiari. 

Cosa ne è stato di questi finanziamenti? Un nulla di fatto – almeno a sentire la UIL –Scuole paritarie e private di Reggio Calabria che nei giorni scorsi ha denunciato “Gravi inefficenze e pressapochismo” da parte della regione nell’erogazione dei finanziamenti.  Il bando – spiega Demetrio Cento, dell’organizzazione sindacale – rappresentava un ottimo propulsore del sistema integrato”.  Buone intenzioni che, però, - spiega ancora il sindacalista – risultano vanificate o addiritura si sono trasformate in risultati opposti a quelli sperati.  Ed è insieme a Demetrio Cento che abbiamo provato a ricostruire la complessa vicenda dei finanziamenti previsti dal bando emanato nel 2011. 

Il sindacato non  intende fermarsi e per sensibilizzare politica e opinione pubblica lancerà a breve la campagna Io sono qui! Non mandarmi a casa”.

Recentemente il suo sindacato ha denunciato "gravi inefficienze e pressapochismo" da parte della Regione Calabria nell'erogazione dei finanziamenti regionali previsti, con un bando del 2011, per il finanziamento di nidi d'infanzia e servizi educativi domiciliari e familiari. Perché questa denuncia?
 L’emanazione del Bando di gara 2011 rivolto ai privati, assieme al precedente del 2009 riservato solo ai Comuni, rappresentava un ottimo propulsore del sistema integrato dei servizi per l’infanzia, rivolto ad ottenere principalmente un aumento dell’offerta regionale che all’epoca, per posti disponibili, costituiva il fanalino di coda delle Regioni d’Italia. Il bando agevolando l’iniziativa privata avrebbe consentito la nascita di nuove opportunità di lavoro e aumentato il livello occupazionale, soprattutto femminile, nonché favorito la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, sposando una strategia comune tra politiche educative e politiche del lavoro. Sembrava dunque che la politica calabrese fosse indirizzata verso investimenti sull’infanzia, mettendo a fuoco nuove priorità di riequilibrio territoriale per capitalizzare effetti positivi sull’intero sistema, a livello educativo, occupazionale e di propulsione alla crescita economica regionale. Ma tali buone intenzioni risultavano vanificate dall’inefficienza politica ed amministrativa della Regione Calabria, soprattutto in relazione ai tempi necessari per la definizione delle graduatorie, per l’erogazione delle risorse e per l’attuazione delle attività amministrative preliminari, necessarie per fornire concretezza operativa alle attività programmate nei progetti presentati dagli organismi sociali. Tutto ciò ha compromesso il raggiungimento degli obiettivi prefissati dal bando, sia in termini quantitativi che qualificativi, con perdita di cospicue risorse indispensabili per sostenere l’ampliamento e garantire la stabilità del sistema integrato dei servizi educativi. Prendendo atto che sono trascorsi ormai ben quattro anni dall’emanazione del Bando e per uscire dall’empasse in cui ricade la Regione Calabria, la Uil scuola di Reggio Calabria ha deciso di formalizzare la denuncia di tale inoperosità della burocrazia regionale, per costituire una valida prospettiva per i lavoratori e per i gestori dei servizi che, in tali iniziative, hanno riversato risorse umane e finanziarie col solo fine di garantire il diritto all’educazione dei bambini calabresi.


2. Il bando " Nidi d'infanzia e servizi integrativi" metteva a disposizione 11 milioni di euro, 7 per l'avvio di nidi d'infanzia e 4 per i servizi educativi e domiciliari. Avete una stima di quanti soggetti hanno aderito al bando e di cosa questo abbia comportato in termini economici e organizzativi?
 Al bando la realizzazione di nidi d’infanzia o servizi integrativi, hanno partecipato ben 145 organismi del privato sociale, con un notevole impegno sia sul piano progettuale che finanziario, finalizzato ad avviare servizi di alta valenza educativa e che sviluppino processi di apprendimento per favorire il benessere e la crescita dei bambini. Gli organismi del privato sociale per la partecipazione al bando hanno dovuto, preliminarmente, acquisire aree edificabili, nel caso di costruzioni in strutture prefabbricate, o un immobile esistente, nel caso di ristrutturazione, in cui progettare e realizzare il servizio educativo. I più fortunati hanno utilizzato immobili di proprietà, per i quali hanno rinunciato alla redditività immobiliare, mentre altri hanno sostenuto gravosi impegni finanziari, stipulando sin da subito contratti di locazione che prevedessero la piena disponibilità dell'immobile o del terreno, per un periodo non inferiore a 5 anni dalla prevista data di ultimazione del programma. Ciò ha posto l’impegno dei gestori a corrispondere, sin da subito, i canoni di locazione degli immobili locati, affrontare le anticipazioni per i costi di ristrutturazione degli immobili o le rate del mutuo, per chi ha optato per l’acquisto dell’area e per la costruzione ex-novo, il tutto nell’attesa di ottenere certezze sull’ammissibilità al finanziamento. Ulteriori oneri per gli organismi sono stati quelli relativi alle spese di progettazione preliminare, alla stesura del formulario di progetto e alla necessità di impegnarsi sul fronte delle garanzie bancarie per documentare la quota parte di cofinanziamento da garantire nell’investimento.

Per quanto riguarda, invece, i servizi domiciliari e familiari, quanti sono, chi sono e di cosa si sono fatti carico i soggetti che hanno richiesto i finanziamenti?
Sono state presentate 70 istanze per l’avviamento di servizi integrativi, domiciliari e familiari, promossi e gestiti da soggetti privati. I costi di investimento affrontati dagli organismi sociali sono stati mediamente pari a 15.000 euro per utente e quindi la realizzazione di un nido di 25 bambini ha richiesto un investimento di 375.000 euro; somma che, per una cooperativa sociale, rappresenta una cospicua anticipazione, spesso frutto di affidamenti bancari garantiti esclusivamente dai beni personali degli stessi soci lavoratori.

 Se i fondi non sono stati erogati, che effetto ha avuto questo sulle imprese, sugli enti, sulle cooperative e sui privati?
La mancata erogazione dei fondi, agli organismi sociali assegnatari, ha innescato dei risultati contrapposti a quelli per i quali era stato emanato l’avviso pubblico del 2011: cioè indurre alla chiusura i nidi d’infanzia che in tutti questi anni sono stati realizzati ed avviati nel territorio regionale. A causa della mancata erogazione dei fondi gli organismi partecipanti che avevano nel frattempo acquisito, in proprietà o locazione, le aree o gli immobili necessari per realizzare i servizi educativi si sono ritrovati a sostenere unilateralmente tutte le anticipazioni necessarie per gli interventi di costruzione o ristrutturazione e gran parte di quelle relative all’acquisto delle attrezzature. Ciò in contrapposizione con le principali finalità del bando che miravano proprio al sostegno finanziario degli investimenti necessari per l’avvio dei servizi educativi in un breve arco temporale di sei mesi. Invece di tempo ne è trascorso parecchio, ben 46 mesi dall’emanazione del bando e ad oggi la Regione Calabria non ha ancora erogato la prima anticipazione, mentre gli organismi sociali sono stati obbligati a rivolgersi al sistema bancario per surrogare le risorse mancanti, si sono indebitati ulteriormente, pur di non rimanere statici nell’investimento, con gli immobili e i servizi educativi che in quella situazione di immobilismo, di fatto, avrebbero condotto solo a pesanti passività. E cosi, a fronte di costi di gestione certi e rilevanti, i gestori per sopravvivere hanno deciso di sostenere gran parte delle anticipazioni, avviare comunque le attività tra mille difficoltà e mantenere in esistenza i servizi educativi. Ma oggi non hanno più le risorse per continuare a sorreggere tali attività, dovendo rientrare dai cospicui indebitamenti bancari,mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro di educatori ed assistenti, compromettendo irreversibilmente anche gli investimenti strutturali sostenuti in tutti questi anni.

Sta dicendo che chi ha avviato dei servizi potrebbe decidere di chiuderli?
Il risultato di tutto ciò e che molti dei nidi d’infanzia venuti alla luce in questi anni, avviati con gli investimenti dei privati, sono prossimi alla chiusura per insufficienti coperture finanziarie a causa della mancata erogazione dei finanziamenti relativi al bando 2011. La Regione Calabria, oltre ad attribuirsi la responsabilità di non avere ottenuto gli obiettivi prefissati dal Bando, non potrà esimersi dall’assumersi il demerito di avere condotto al fallimento decine di cooperative sociali e trascinato alla chiusura servizi per l’infanzia appena nati. Insomma il paradosso e che la Regione invece di favorire la nascita di servizi educativi pone le condizioni per la loro chiusura.

4. L'allora assessore Stillitani aveva parlato di una "vera innovazione per i servizi per l'infanzia" e della creazione di nuovi posti di lavoro. Promesse mantenute?
I risultati raggiunti in termini occupazionali non sono certo merito dell’azione politica dell’assessore Stillitani, nè dei suoi successori, ma esclusivamente del privato sociale che con l’immissione delle proprie risorse ha innescato le condizioni per assumere il personale necessario al funzionamento dei servizi educativi. Concretamente la vera innovazione che la Regione Calabria avrebbe dovuto sostenere, non attuata, è la capacità di gestire la fase amministrativa e di assegnazione delle risorse nel rispetto di una tempistica ordinaria congrua ai tempi di esecuzione previsti dall’avviso pubblico. Difatti il bando obbligava i soggetti privati, assegnatari di finanziamento, al rispetto di un cronoprogramma di soli sei mesi, necessari per realizzare l’intervento previsto comprensivo delle fasi di progettazione, costruzione e avvio dei servizi educativi. Di contro, paradossalmente, la Regione Calabria ha impiegato ben due anni per definire la sola graduatoria e a seguito alla firma delle relative convenzioni, pur avendo i soggetti privati rispettato i vincoli temporali imposti, la Regione non ha adempiuto ai propri impegni contrattuali, non erogando i finanziamenti. Siamo oltremodo stanchi di essere presi in giro dalla politica delle “promesse non mantenute”, che nel linguaggio politichese, significa avere svolto il ruolo degli annunciatori secondo un canovaccio comunemente diffuso che vede spesso le “buone intenzioni” non convertirsi “in obiettivi raggiunti”.

Che riflessi ha avuto quanto  denunciato dal suo sindacato sul sistema integrato dei servizi per l'infanzia?
Le conseguenze di tali inefficienze sono gravi e hanno compromesso gli investimenti e la stabilità del sistema integrato dei servizi educativi per l’infanzia. Basti pensare alla sola perdita delle ingenti risorse legate al mancato raggiungimento degli obiettivi di servizio previsti dal Quadro strategico nazionale, soprattutto nell’indicatore S05. A causa dei ritardi negli adempimenti i traguardi conseguiti sono stati insufficienti al raggiungimento dei target richiesti e hanno condotto la Calabria a perdere una premialità di quasi 25 Milioni di euro. Se raffrontiamo tale dato, in termini di creazione di posti utente, significa che con tali risorse si sarebbero potuti realizzare ulteriori 2.000 nuovi posti utente nei servizi educativi, che per una Regione che non superava la copertura del 3% dell’utenza potenziale, rappresentata da circa 50.000 bambini, significava raddoppiare la percentuale di presa in carico. Ciò a seguito di una acclamata incapacità dell’apparato politico-burocratico di gestire la governance Regionale del sistema integrato dei servizi educativi e di fornire concrete risposte all’esigenza di completare e qualificare la dotazione infrastrutturale di strutture per l’infanzia. Come per la legge n. 15 del 2013, che dopo 40 anni ha regolamentato i servizi educativi della Regione Calabria, fornendo gli strumenti operativi per la costruzione di un sistema integrato dei servizi educativi, la disapplicazione delle regole e delle buone intenzioni, come regola generale, di politici e funzionari incapaci di rendere improbabile una crescita del sistema educativo, non consente alla Calabria di formare una classe politica e dirigente capace di utilizzare al meglio le risorse disponibili, con dispendio delle risorse disponibili che altrove, in altre realtà regionali virtuose, sarebbero una vera “manna dal cielo”.

Sulla questione della mancata erogazione dei fondi avete interrogato anche l'attuale assessore al welfare Federica Roccisano. Quali risposte avete avuto?
Nessuna risposta ufficiale da parte dell’assessore Roccisano se non attraverso i filtri della struttura tecnico-amministrativa che sembrerebbe giustificare la mancata erogazione dei finanziamenti con le problematicheconnesse ai vincoli imposti dal patto di stabilità.

Avete in programma delle iniziative o delle mobilitazioni?
In un territorio regionale in cui l’assenza di una valida rete tra gli organismi che operano per lo sviluppo dei servizi educativi per l’infanzia, pone forti limiti all’efficacia delle azioni di contrasto all’immobilismo regionale, laddove i funzionari regionali non sono in grado di dare concrete prospettive in termini temporali sui tempi amministrativi e le associazioni di categorie esistenti assumono e gestiscono un enorme potere di interposizione al solo fine di usufruire e garantirsi ampi privilegi, mobilitare iniziative di sistema non è certo semplice.

Qual è il clima che si respira tra i genitori e i lavoratori?

Certo è che i lavoratori che operano nell’infanzia, i genitori e i gestori sono delusi, preoccupati e intendono rimanere vigili affinché venga rimesso in moto e garantito il sistema integrato dei servizi educativi della Calabria. Avvieremo a breve un’iniziativa di responsabilizzazione per mobilitare tutti i soggetti principali del sistema infanzia: i gestori per la salvaguardia degli investimenti sostenuti, gli educatori per la conservazione del posto di lavoro, i genitori per il mantenimento di servizi necessari per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e soprattutto per garantire ai bambini il diritto di fruire di servizi educativi sin dai loro primi mesi di vita. Chiederemo a tutti gli organismi sociali, assegnatari del finanziamento, di invitare gli educatori e i bambini ad elaborare, per ogni nido già operativo, un disegno o lavoretto che rappresenti il proprio asilo per lanciare l’iniziativa “Io sono qui! Non mandarmi a casa”. Tutti i lavori che verranno raccolti saranno consegnati all’assessore Roccisano richiedendo lo sblocco immediato delle risorse assegnate ai soggetti aggiudicatari del bando del 2011 e la piena attuazione della legge 15 del 29 marzo 2013, a partire dall’approvazione del Piano triennale regionale dei servizi educativi per i bambini da zero a tre anni.