martedì 6 giugno 2017

Come difendersi dalle cattive maestre? Parola a Ilaria Maggi


 

















Intervista a...Vedere tuo figlio mentre è al nido dando una sbirciatina allo smartphone è oggi possibile. Succede al micronido Piccoli Tesori di La Spezia. Ma è una buona soluzione per arginare possibili violenze? Può garantire maggiore sicurezza ai bambini? Per quanto ognuno di noi con ogni probabilità ha una risposta immediata, la faccenda, non è affatto semplice e va valutata con attenzione. Per capire possibili effetti, positivi e negativi, abbiamo incontrato Ilaria Maggi, presidente della Onlus La Via dei Colori. Associazione che da quasi sette anni sta operando in questo difficile settore, trovando soluzioni concrete dentro e fuori dalle scuole.

Telecamera "aperta" ai genitori: può essere una soluzione?
La telecamera è una “non-soluzione” apparentemente facile: un palliativo. Sicuramente è un modo per tenere a bada la legittima apprensione dei genitori, illudendoli di avere la situazione sotto controllo, ma da sola non è una soluzione preventiva.
Perché? Ipotizziamo che l'educatrice cominci a picchiare tuo figlio mentre tu sei in ufficio davanti al telefonino. Mettiamo che tu veda qualcosa che non va, magari qualcosa di grave. Quanto ci metti a raggiungere tuo figlio ed a fermare la violenza? Cosa faresti? Arriveresti sempre e comunque DOPO il fatto. Troppo tardi. Da anni ci occupiamo di violenze dentro e fuori alle strutture educative e di cura (scuole, case di cura o altro). I dati che abbiamo raccolto all’interno del nostro Osservatorio sulle Relazioni educative e di cura, ci danno indicazioni circa i comportamenti dei soggetti che maltrattano ma anche circa i comportamenti delle persone a loro vicine oltre che i danni effettivamente riscontrabili e riscontrati sulle (purtroppo numerose) vittime da noi valutate.
E... Molto spesso chi maltratta non si preoccupa di essere visto e chi assiste difficilmente interviene. Questo, secondo quanto emerge, accade per una serie innumerevole di fattori. Ma al di là delle tante esperienze ascoltate e raccolte da me ed in associazione, questo è un dato che si ritrova in quasi tutte le cronache sull’argomento. 
Perché? Spesso anche davanti all'evidenza di maltrattamenti videoregistrati, chi fa violenza, nega l’evidenza. Il colpevole spesso dichiara di non essersi comportato MAI male, sostiene di non aver fatto nulla di grave, o semplicemente di aver tentato “solo” di correggere comportamenti sbagliati del bambino nell’unico modo possibile. A volte anche fra i parenti delle vittime è riscontrabile il fenomeno di “negazione” come anche la sotto valutazione della gravità del fatto: vabbeh qualche schiaffo non ha mai ucciso nessuno!”, “no, mio figlio sta bene e non si è fatto impressionare perché ha un carattere forte”.
La telecamera quindi non è un deterrente? No, o almeno non lo è nella maggior parte di casi e oltre tutto può essere facilmente evasa. Si possono dare pizzicotti sotto al banco e comunque ci sarà sempre un “angolo scoperto o buio” dove la telecamera non c'è. Più semplicemente, se il "cattivo" sa dov'è la telecamera può benissimo evitarla. La funzionalità e lefficacia delle telecamere utilizzate in fase di indagine infatti, è dovuta essenzialmente al fattore sorpresain quanto sono telecamere nascoste di cui si ignora lesistenza.
Quali rischi può comportare un'app "spiona"? Il primo rischio è che genitori particolarmente ansiosi si precipitino a scuola o al nido, in ogni momento, per chiedere conto di qualunque cosa. La maestra, in questo caso, invece di insegnare sarebbe costantemente impegnata a giustificarsi per le scelte educative. 
Sono troppe le interferenze? Diciamo che crediamo che ognuno dovrebbe avere il suo ruolo educativo nel rispetto dell’altro e nella collaborazione e fiducia reciproca. I genitori dovrebbero educare a casa, gli insegnanti e gli educatori al nido e nelle scuole. Se vengono a mancare fiducia e rispetto, le cose non possono funzionare. Crediamo che il sistema debba prevedere controlli e monitoraggi che permettano a tutti di essere o lavorare sereni ed è in questa direzione che sta andando la ricerca de La Via dei Colori. 
Altri possibili rischi?
Le immagini in chiaro, trasmesse in rete, potrebbero essere facilmente intercettate da qualche malintenzionato nonostante password o altro. Realtà sconcertanti infatti si sono scoperte in quella parte della rete chiamata Deep Web. Le immagini rubate” quindi, potrebbero essere usate per scopi impropri. 
Ad esempio? Poniamo che le immagini del nido, anche se protette da password, arrivino a persone malintenzionate. Vedendo i filmati del nido, queste persone potrebbero conoscere le abitudini dei bambini, i loro gusti, magari il pupazzetto preferito o sapere gli orari e i luoghi che frequentano. Questo potrebbe rendere più facile accostare i piccoli e fargli del male. E' una possibilità remota, ma non impossibile.
Quindi no alla telecamera? L'uso delle telecamere non è necessariamente dannoso. C'è modo e modo di usarle. La nostra associazione non è contraria ma riteniamo che NON siano preventive e che oltre ad essere un preziosissimo ausilio alle indagini, potrebbero essere utili solo contestualmente ad un piano di prevenzione molto più ampio che deve necessariamente cominciare con una selezione accurata e puntuale a monte delle assunzioni. Inoltre, anche in questo caso, le telecamere dovrebbero comunque essere a circuito chiuso, con immagini criptate e visionabili solo dalle Forze dellOrdine a valle di una denuncia o di una segnalazione, così come era stato richiesto nelle ultime proposte di legge. Le registrazioni inoltre dovrebbero essere mantenute, per ovvie ragioni, per almeno 30 giorni (cosa attualmente non prevista neanche nella proposta di legge). Ci sono moltissime variabili da tenere in considerazione per evitare che un ausilio potenzialmente efficace (indispensabile nelle indagini), diventi per assurdo addirittura controproducente.
Quindi no all'APP ? Come mamma e come persona ormai abbastanza esperta in questo settore, rispondo con un no secco e lancio una provocazione: se tu genitore dovessi scegliere la scuola di tuo figlio fra due sole possibilità, ossia un nido dove il personale è selezionato accuratamente, formato, monitorato nel tempo e supportato con una supervisione costante ma senza telecamere, oppure un nido dove lunico plus rispetto agli obblighi attualmente vigenti siano le telecamere, cosa sceglieresti?
Nel primo sarei certo più tranquilla... Nel primo nido sarebbe effettivamente meno probabile che tuo figlio venga maltrattato! non è forse questo che vogliamo? Le risorse da investire per selezionare, monitorare e formare il personale non sarebbero certo banali, lo so bene perché noi lo facciamo, ma crediamo siano più facilmente percorribili rispetto a quelle necessarie per l'installazione di telecamere. Finalmente potremmo cominciare a parlare di “prevenzione” e non più solo di “indagini, arresti e cura”. Questo però si potrà ottenere solo abbattendo il potenziale pericolo di mettere i nostri bimbi nelle mani di personale non idoneo. Ovvio che la perfezione potremmo averla mettendo in atto un protocollo di prevenzione che contempli tutto ciò di cui abbiamo parlato, ma razionalmente occorre anche fare uno studio sulle priorità e sulla fattibilità delle ipotesi, oltre che sul triste ma necessario rapporto costi/benefici. Dobbiamo mettere in atto soluzioni che possano garantirci di EVITARE e PREVENIRE i maltrattamenti e non di video registrarli perché quando le telecamere dovessero registrare uno schiaffo, sarebbe già “DOPO”. 
La vostra associazione fa formazione nelle scuole? Facciamo formazione nei nidi e nelle scuole che ne fanno richiesta così come forma il personale operante nelle strutture educative e di cura. Abbiamo noi stessi messo in piedi un Progetto di Ricerca, chiamato Officine a Colori, nel quale selezioniamo, formiamo e monitoriamo i nostri collaboratori. Attualmente lo Staff delle Officine a Colori è composto da circa 25 operatori impegnati in attività educative appositamente studiate per bambini e genitori. Tutti i dati vengono monitorati e diventano un mezzo per migliorarci. Il Progetto parte dal presupposto che sia necessario il coinvolgimento di tutte le parti interessate: genitori, adulti di riferimento, insegnati e bambini, ai quali si aggiungono un'attenzione specifica agli strumenti educativi utilizzati, all'architettura e predisposizione degli spazi oltre al rispetto per l'ambiente. 
E' nata con queste finalità La via dei colori?
LAssociazione è nata nel 2010 per offrire assistenza legale e psicologica ed ormai lo fa in oltre 95 processi e con oltre 500 famiglie vittime di maltrattamenti. 
E ora?
Adesso la ricerca sui metodi educativi e di prevenzione hanno acceso davvero la luce della speranza, anche se è un percorso difficile e tortuoso. Se vogliamo cercare una soluzione efficace, dobbiamo imparare, senza paura, a guardare in faccia questo mostro! 
E quindi ammettere che?
Che gli insegnanti cattivi" purtroppo esistono e dobbiamo prenderne atto anche se sono pochi per fortuna. Occorre però comprendere chi siano queste persone e quale falla abbia permesso loro di arrivare allinterno del sistema. Una volta intercettate, queste persone devono essere “demansionate” e rese inoffensive per le categorie deboli. Se colpevoli, infine, dovranno essere allontanate per sempre dal sistema scolastico e assistenziale ed affidate alla giustizia.  
E per prevenire?
Per realizzare un sistema valido di prevenzione, pensiamo sia necessario investire il più possibile sui bravi insegnanti perché loro saranno le migliori “telecamere” che potremmo mai desiderare. Occorre dar spazio e tutelare le tantissime persone che si meritano il ruolo di insegnante o di educatore e che hanno bisogno e diritto di avere tutta la nostra fiducia ed il nostro sostegno affinché possano far crescere bene e sereni i nostri figli.     



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